domenica 18 dicembre 2016

Salva banche..

Salva banche, così Renzi ha fatto salire il conto: 117 miliardi (Marco Palombi) Il decreto – Testo pronto da tempo: 17 per Siena, le venete e Carige Altri 100 per garantire la liquidità, in crisi per gli stop del premier.L’accordo sull’ennesimo decreto “salva-banche” è vecchio di settimane, ma Matteo Renzi se l’è tenuto nel cassetto per l’ultima parte della campagna referendaria: d’altronde ammettere che la golden share sul futuro di Monte dei Paschi concessa alla Jp Morgan dell’amico Jamie Dimon (con annesso licenziamento degli ex vertici della banca senese) s’era rivelata una fregatura non era una bella pubblicità. Questo dicono fonti europee: tutti i dettagli con l’uomo che si occupa di aiuti di Stato per conto della commissaria alla Concorrenza Vestager – Gert Jan Koopman – erano già stati discussi. Il decreto, con tanto di numeri, gira nelle istituzioni comunitarie da tempo.
Al Tesoro correggono leggermente la versione: in realtà le limature sul testo sono terminate da poco e ora si attende solo, per approvarlo, che giunga a conclusione la nuova proposta di conversione in azioni Mps delle obbligazioni subordinate vendute alla clientela retail. E qui potrebbe esserci una vera e propria beffa per i piccoli risparmiatori: le azioni, con l’intervento dello Stato, non varranno più nulla, ma tra i contenuti del decreto c’è il risarcimento all’80% del valore dei bond subordinati sul modello Etruria & C. Chi sta convertendo oggi, domani avrà azioni senza valore, nessun diritto al risarcimento e l’unica soddisfazione di potersi considerare a buon diritto vittima della campagna referendaria dell’ex presidente del Consiglio.
Detto dei rimborsi, veniamo al resto dei contenuti. Attualmente il decreto dovrebbe contenere garanzie sulla liquidità del settore per circa 100 miliardi: giusto ieri la Banca centrale europea ha rivelato che Monte dei Paschi, dopo il referendum, ha liquidità per “un limite di 29 giorni entro il quale la Banca può far fronte ai propri fabbisogni senza ricorrere a nuovi interventi”; questa cifra “risulta inferiore di un giorno rispetto al limite di risk capacity (tolleranza del rischio, ndr) fissato dalla Banca stessa”. Il governo Renzi aveva ottenuto a luglio una deroga Ue per la garanzia statale della liquidità delle banche: paradossalmente un problema che non esisteva e oggi sì, proprio per via del mancato intervento dei mesi (e anni) scorsi.
Oltre alle garanzie nel decreto ci sono poi i soldi veri: 16-17 miliardi di euro – tecnicamente: nuovo debito – che serviranno alle necessità di capitale di Mps, delle due venete (Pop Vicenza e Veneto Banca), delle quattro banche “risolte” un anno fa (Marche, Etruria, Carife e Carichieti) e di eventuali altri istituti che dovessero trovarsi a dover chiedere al mercato soldi che il mercato non vuole investire. Infine ci sono i micro-interventi per tamponare le falle causate dallo stesso governo Renzi: la proroga almeno fino ad aprile del limite del 27 dicembre per le Banche Popolari che devono trasformarsi in Società per azioni (il Consiglio di Stato ha bocciato il decreto e chiesto l’intervento della Consulta); un intervento che consenta l’operatività del Fondo interbancario, prosciugato dagli interventi negli istituti in crisi; misure fiscali per rafforzare il patrimonio delle banche.
Il decreto, proprio perché modificherà i saldi di finanza pubblica (si farà più debito), dovrà essere approvato attraverso il percorso previsto dal nuovo articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio: prima di approvarlo, in sostanza, il governo dovrà ottenere dal Parlamento – a maggioranza assoluta – il permesso a peggiorare i saldi. Quanto è grave la situazione? Abbastanza da spingere il presidente del centro studi economico Ifo di Monaco, Clemens Fuest, uno dei membri del gruppo – guidato da Mario Monti – che dovrà ridisegnare parte del bilancio dell’Unione, a pronunciare parole insolitamente chiare: “Se l’Italia avesse bisogno di finanziamenti dall’esterno, altri Paesi dovrebbero sopportare il costo del debito italiano”; se la bassa crescita continua, meglio “valutare l’uscita dall’euro”, ha detto al Corsera.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 17/12/2016.
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