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martedì 8 dicembre 2015

Sinistra europea e i suoi inutili lamenti


di dal Fatto Quotidiano del 8 dicembre 2015

Fuori dalle geremiadi della sinistra sconfitta (meritatamente) in Francia, sarà utile cominciare a riflettere su quanto sta accadendo già da qualche anno.
La spiegazione la si trova subito, confrontando la catastrofe di Hollande con il successo contemporaneo di Jeremy Corbyn nel Regno Unito, in una elezione locale ma molto significativa, nella quale il suo candidato ha messo in fila, a grande distanza, i conservatori di Cameron e l’Ukip di Farage.
Due leader “di sinistra” — parrebbe — uno dei quali viene seppellito dal disgusto popolare e l’altro trionfa. La risposta è che il primo è “sotto” e il secondo è “sopra”.
“Sotto” vuol dire, in questo caso, “non credibile”, ma anche neo-liberista, bugiardo, guerrafondaio, antipopolare, europeo di una Europa che è sempre più lontana dal popolo, dai popoli europei, dalla solidarietà, dalla giustizia.
“Sopra” vuol dire sincero, contro la guerra, per una politica di giusta redistribuzione della ricchezza sociale, coraggioso, non succube del mainstream media, fautore dell’ indipendenza dagli Stati Uniti d’America.
La sconfitta di Hollande non è un merito preminente della destra, ma di Marine Le Pen. La destra europea, quella vera, si identifica con la grandi banche d’investimento, sovranazionali per definizione. La sinistra europea si è sdraiata sulla politica delle banche e, dunque, è coricata sul letto di morte a fianco di quella della destra.
Dove sta la differenza? Nel rapporto con la gente, con il popolo, con i suoi sentimenti e con le sue paure. Marine Le Pen festeggia la vittoria centrando il bersaglio: noi rappresentiamo il nostro paese, la sua sovranità. Anche Corbyn rappresenta la sovranità popolare contro i maneggi dei padroni universali. L’una e l’altro, non a caso, vogliono uscire dalla Nato. Uscire dalla guerra. Forse (anzi è così) sono arrivati a questo approdo per motivi diversi. Ed è certamente vero che muovono verso questo approdo con intenzioni diver
Ma il fatto nuovo è che si muovono verso un approdo antagonista rispetto a quello della struttura autoritaria e di controllo, antidemocratica e repressiva che è divenuta l’Unione europea.
Per questo vincono: perché interpretano l’inquietudine crescente dei popoli europei. I quali percepiscono il pericolo, anche se non ne comprendono l’origine e le cause. Non possono, del resto, proprio perché i maggiordomi del Potere (che sono padroni dei media) gliele hanno accuratamente nascoste.
Queste considerazioni non valgono solo per Francia e Regno Unito. Valgono per tutta l’Europa. I partiti tradizionali, di destra e di sinistra (affratellati, anzi avvinghiati gli uni agli altri, dal potere e dal “centrismo”) strinsero un patto con i rispettivi sudditi: noi vi diamo il benessere e voi ci date i voti. L’Europa è divenuta quello spettacolo desolante che vediamo adesso, sulla base di quel patto. Che ha funzionato nell’epoca ingannevole dell’abbondanza.
Ora l’abbondanza è finita con la crescita, che si supponeva (ma non era) infinita. Le classi subalterne, a cominciare da quelle “medie”, hanno cominciato solo ora ad accorgersene. Il patto è stato rotto. Dall’alto. Tutti capiscono che i poteri non sono più capaci nemmeno di rattopparlo. Non hanno alcuna ricetta che non sia l’egoismo (questo sì senza fine) dei loro padroni. Tutti vedono che la prossima generazione vivrà peggio delle precedenti. Non si sentono più rappresentati dai vecchi partiti e ne cercano di nuovi.
Cioè si allontanano dal “centro”. In qualche caso li hanno trovati. Il Front National è uno di questi, sulla destra. Syriza, in Grecia, è uno di questi, sulla sinistra. Ma anche Alba Dorata, sulla destra. Anche l’UKIP, sulla destra, in Gran Bretagna. Dove non trovano niente di niente, se li cercano, li costruiscono: è il caso del Movimento 5 Stelle, in Italia. Mentre, sempre in Italia, tutti i partiti tradizionali, di destra e di sinistra, si frantumano, si frastagliano, si sciolgono. E i casi di analoghe diaspore verso le periferie si vedono dovunque: in Finlandia e in Danimarca, in Olanda, in Spagna, in Belgio, in Portogallo.
Collocare questi sommovimenti nel vecchio schema di sinistra e di destra è un errore. Non serve a capire la portata della rivoluzione in corso. Essa richiede, per essere compresa, il ritrovamento dei valori fondanti del vivere civile, delle regole, della tradizione. Richiede il rifiuto della globalizzazione. Richiede il ritorno alla natura. Ciascuno, poi, arriverà a suo modo all’approdo, se si riuscirà a evitare la guerra, cioè a sopravvivere. Dunque questo è l’imperativo del momento. Poi, forse, si ricomincerà a discutere. Adesso l’essenziale è fermare i portatori di egoismo e di morte.

giovedì 17 settembre 2015

Jeremy Corbyn, un ‘compagno’ leader di un partito di sinistra? Il suo strano caso

dal Fatto Quotidiano del 16 09 2015 a firma di
Un “compagno” a capo di un partito di sinistra? Dovrebbe essere una cosa ovvia ma a giudicare dal clamore che ha suscitato (dapprima tra i suoi stessi compagni di partito) prima la sua candidatura da outsider alle primarie e poi la sua schiacciante vittoria (59% dei consensi, più di quanto aveva ottenuto il giovane Blair nel 1994, e con il principale rivale fermo al 19%) questa può essere una notizia.
Se poi guardiamo a quelli che sono i capisaldi del “Corbyn pensiero” possiamo effettivamente constatare che sono ad anni luce dai suoi omologhi in Europa (per non fare nomi, Matteo Renzi in Italia e Manuel Valls in Francia).
Ecco il Corbyn pensiero in 24 punti:
1. Ripianare il deficit ma non attraverso tagli alla spesa quanto piuttosto con una tassazione più alta nei confronti dei ricchi e una stretta sull’evasione fiscale senza dimenticare la lotta alle agevolazione fiscali per le grosse multinazionali.
2. Ri-nazionalizzazione delle ferrovie britanniche.
3. Più spazi verdi e giardini. Corbyn ha un pezzo di terra non lontano dalla sua circoscrizione a nord di Londra e nel 2008 dichiarò alla Camera dei Comuni che gli enti locali e i costruttori “dovrebbero fare del loro meglio per assicurare che ogni nuova costruzione includa degli spazi coltivabili”.
4. Dialogare con le diverse fazioni è necessario per vincere il processo di pace in Medio Oriente. Corbyn è stato oggetto di forti critiche per aver definito “amici” Hamas ed Hezbollah. A queste critiche ha risposto di aver usato il termine in modo generico aggiungendo che seppur non condivide il modo di agire di tali organizzazioni per avviare un processo di pace “bisogna parlare anche con le persone con le quali si hanno profonde divergenze”.
5. “Quantitative easing (alleggerimento quantitativo) per le persone” al fine di investire nell’edilizia, energia, trasporti e progetti digitali. Diversamente dal Quantitative Easing emesso dalla Banca d’Inghilterra per comprare obbligazioni e altri debiti questo sarebbe “per la gente e non per le banche”.
6. No al rinnovo del programma nucleare. Per Corbyn, membro da lungo tempo della Campagna per il Disarmo Nucleare (Cnd) il piano di sostituzione dei missili nucleari andrebbe accantonato perché rappresenterebbe “un costoso errore“. I 100 miliardi di sterline (136 miliardi di Euro) previsti per questo programma Corbyn li spenderebbe per programmi di “benessere nazionale”.

7. Creazione di un Sistema di Istruzione Nazionale prendendo spunto dal Sistema Sanitario Nazionale (Nhs) . Con Corbyn le università finanziate dallo Stato e le “free schools” tornerebbero sotto il controllo delle autorità locali mentre le tasse universitarie (circa 12.000 Euro l’anno) verrebbero sostituite da borse di studio.
8. No al sostegno di raid aerei contro l’Isis in Siria. Corbyn, presidente della Colazione “Stop the War” ritiene che a patire di più sarebbe la popolazione siriana mentre si dovrebbe intervenire interrompendo il rifornimento di armi e i finanziamenti al Gruppo Stato Islamico. Nel passato si è sempre opposto ad un intervento militare contro il regime di Assad ed è stato tra i principali avversari dell’invasione dell’Irak. Sul suo sito si può leggere “sostituire le guerre illegali con una politica estera che metta in prima linea giustizia ed assistenza”.
9. Re-introdurre un controllo sul prezzo degli affitti collegando affitti privati e incassi locali e prevedendo la costruzione di più case popolari.
10. Far tornare gli abitanti dell’Arcipelago Chagos sulle loro isole. Tra il 1967 e il 1971 circa 2.000 persone furono espulse dalla loro terra da parte del Governo Britannico per la realizzazione di una base aerea Usa. Corbyn da tempo sostiene la campagna per il ritorno degli isolani espulsi.
11. Il dibattito sull’immigrazione è stato molto sgradevole. In un’intervista Corbyn ha affermato che si dimentica troppo spesso “l’enorme contributo che i migranti hanno fornito a questo paese” e ha aggiunto “dovremmo lasciar entrare nel nostro paese coloro i quali stanno disperatamente cercando un posto sicuro dove vivere”.
12. La disputa tra Regno Unito ed Argentina sulle Falkland/Malvinas potrebbe essere risolta attraverso “un’amministrazione congiunta”. Secondo Corbyn durante il conflitto del 1982 l’interesse di Margaret Thatcher era quello di “deviare l’attenzione dalle catastrofiche questioni economiche”.
13. L’aumento dei prezzi immobiliari sta portando alla chiusura dei Pub di Londra. In un intervento del 2013 alla Camera dei Comuni Corbyn disse che ai proprietari di Pub conveniva vendere a favore di speculatori che li trasformano in appartamenti residenziali.
14. Embargo sulle armi nei confronti di Israele. Corbyn, sostenitore della “Palestine Solidarity Campaign” ha dichiarato ad Agosto che ai rifugiati palestinesi dovrebbe essere garantito un “diritto di ritorno”. Ha inoltre sostenuto il boicottaggio dei beni prodotti nei territori occupati da Israele così come delle Università israeliane impegnate nella ricerca sulle armi.
15. Corbyn è un repubblicano convinto, ma non ha intenzione di far cessare la monarchia. In un’intervista al New Statesman ha dichiarato “Non è la mia battaglia – non mi interessa”.
16. Restare nell’Ue ma con dei cambiamenti. A Corbyn non piace l’attuale Unione Europea ma intende restarci per combattere per “un’Europa migliore”. E’ inoltre un fermo oppositore del Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
17. Corbyn ciclista. Non ha un’auto e ha rifiutato l’invito per un’intervista in auto proposta dalla BBC. “Vado sempre in bici e se ho qualcosa da rivelare ho sempre una seconda bicicletta”.
18. Le compagnie energetiche dovrebbero appartenere allo Stato. Corbyn ha dichiarato che si sentirebbe molto più felice con un servizio di fornitura di energia regolamentato e pubblico. E’ un fervente avversario del fracking (fratturazione idraulica).
19. L’Irlanda dovrebbe essere unita. Corbyn ha da sempre sostenuto il ritiro Britannico dall’Irlanda del nord e invitato il Presidente dello Sinn Fein Gerry Adams alla Camera dei Comuni già nel lontano 1984. Fu criticato per aver osservato un minuto di silenzio per gli 8 membri dell’Ira uccisi dalle Sas (forze speciali britanniche) nel 1987 e in passato ha avuto nel suo staff un Repubblicano irlandese.
20. Introduzione di un tetto per gli stipendi dei più ricchi. Corbyn è anche favorevole all’introduzione di un’imposta sui proventi straordinari (windfall tax) su beni già appartenuti allo Stato come la Royal Bank of Scotland a suo avviso oggetto di una svendita.
21. Ogni bambino deve poter avere l’opportunità di imparare a suonare uno strumento musicale o recitare. Le politiche culturali di Corbyn includono anche l’aumento dei finanziamenti per i progetti locali e una maggiore protezione per la Bbc.
22. Stop alle iniziative di finanza privata per l’Nhs (Sistema Sanitario Nazionale) grazie all’uso di fondi statali.
23. Avviare un “dibattito serio sui poteri della Nato“. Corbyn ha già sostenuto il ritiro dall’Organizzazione e crede che questa avrebbe dovuto essere liquidata già nel 1990 allo stesso tempo del Patto di Varsavia. Per Corbyn un’espansione ad est della Nato porterà l’esercito russo a doversi espandere “in risposta alla Nato”.
24. Il commercio delle armi andrebbe limitato. Corbyn vorrebbe vedere “le brillanti doti di coloro che sono al servizio dell’industria bellica convertiti in compiti a scopo pacifico”.
Traduzione in Italiano dei 24 punti dall’articolo della Bbc 24 things that Jeremy Corbyn believes

p.s.
e in Italia? Chi possiamo schierare? Al massimo un Vendola....

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