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martedì 18 giugno 2019

Berlino, abbiamo un problema – con la crescita

Fonte: W.S.I. 17 Giugno 2019, di Alberto Battaglia

“La Germania è il grande problema economico dell’Europa, ma nessuno, a parte Washington, osa dirlo”: secondo l’economista Michael Ivanovitch, ex senior economist all’Ocse, il rallentamento della locomotiva d’Europa sarebbe una minaccia superiore rispetto alle tensioni commerciali. “Mario Draghi”, ha scritto Ivanovitch in un commento comparso su Cnbc, dovrebbe preoccuparsi piuttosto “del mercantilismo destabilizzante della Germania”.
Un segnale di cambiamento è stato richiesto il mese scorso in occasione di un incontro della Confindustria tedesca, la Bundesverband der Deutschen Industrie. Alla presenza della cancelliera Merkel, le imprese “hanno chiesto politiche economiche e finanziarie efficaci per sostenere le pmi” che anche in Germania producono oltre metà del Pil. A frenare questa parte dell’economia tedesca sono elevate tasse sui redditi societari (31%) “costi energetici elevati, infrastrutture digitali inadeguate, mancanza di connessioni in fibra ottica ad alta velocità”.
Ma il vero punto su cui insiste l’economista, è che finora la Germania non ha mai del tutto abbandonato un politica economica fondata sulla forza delle sue esportazioni.
“La Francia e il resto d’Europa – e, per inciso, anche gli Stati Uniti – avrebbero dovuto aspettarsi che la Germania spingesse la propria economia e comprasse più beni e servizi dai suoi principali partner commerciali”, ha scritto Ivanovich, “con un’eccedenza di bilancio dell’1,7% del Pil, un debito pubblico del 60,9% e un’eccedenza commerciale su beni e servizi dell’8% del Pil, la Germania avrebbe dovuto guidare la ripresa economica europea (e globale) stimolando la spesa interna e aprendo i suoi mercati”.
Sarebbe stata la Germania, pertanto, la forza economica in grado di fare quel deficit di cui spesso si parla in Italia, come sostegno alla domanda interna.
“Ma non succederà. Come sempre, la Francia, il resto dell’Europa e gli Stati Uniti pagheranno il conto del risveglio economico tedesco quando le aziende tedesche aumenteranno le loro vendite sui mercati esterni per sopravvivere”.

martedì 19 febbraio 2019

Germania, surplus commerciale record dà ragione a Trump

Fonte: W.S.I. 19 Febbraio 2019, di Daniele Chicca
Per il terzo anno consecutivo, il surplus commerciale della Germania è risultato il più ampio al mondo. Le cifre pubblicate in giornata e relative all’anno 2018 non fanno che dare ragione a Donald Trump quando accusa le autorità tedesche di pratiche commerciali ai limiti della legalità.
Il presidente Usa e il gruppo dei politici e cittadini euroscettici accusa la Germania, prima potenza economica d’Europa, di approfittare di un euro debole per potenziare l’export. Il surplus commerciale tedesco costringerà ora i funzionari europei a giocare sulla difensiva nei colloqui con gli Stati Uniti sui dazi.
Con ogni probabilità i dati pubblicati dall’IFO finiranno per alimentare le critiche che da tempo vengono mosse alle politiche fiscali della Cancelliera Angela Merkel. Il surplus delle partite correnti, che comprende i flussi di beni, servizi e investimenti nel paese, è stato pari a 294 miliardi di dollari.
Al secondo posto dietro alla Germania si piazza il Giappone, con una cifra ben inferiore ($173 miliardi). La Russia è terza con un surplus pari a $116 miliardi. In rapporto al Pil, il surplus tedesco si è ridotto per il terzo anno di fila, al 7,4% dal 7,9%.
Germania, con i dazi calo dell’export in Usa del 50%L’avanzo commerciale tedesco non fa infatti altro che confermare le disparità non solo con le altre economie del mondo ma anche con i partner commerciali interno della stessa area euro. Sono le disparità che l’amministrazione Trump contesta e che hanno spinto il governo americano a intraprendere misure che possono compromettere l’esistenza dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).
E che ora l’inquilino della Casa Bianca potrà usare come arma, come giustificazione del suo operato per azzerare e rivedere le norme che regolano gli scambi commerciali. I dati giungono in un momento non ideale per i negoziatori europei, impegnati a scongiurare l’imposizione di dazi Usa sulle auto importate dal Vecchio Continente.
I due blocchi stanno infatti trattando per provare a stringere un nuovo patto commerciale. Sui mercati l’effetto è stato quello di un indebolimento dell’euro. I timori di una serie di dazi sulle auto europee pesano sulla moneta unica, che sul Forex scivola ai minimi di seduta nella fascia 1,1280/70 dollari.
Trump potrebbe imporre dazi sulle vetture importate dall’Ue. In un primo momento la misura avrebbe un impatto negativo soprattutto sulla Germania. Secondo i calcoli del think tank tedesco IFO, un dazio del 25% potrebbe implicare un calo del 50% delle esportazioni negli Stati Uniti.
Euro penalizzato da dati bilancia commerciale EurozonaA pesare sull’euro sono anche i dati sorprendentemente negativi sulla domanda mondiale di euro a dicembre dell’anno scorso. L’avanzo delle partite correnti si è ridotto ulteriormente e più delle previsioni nell’ultimo mese dell’anno. Il dato si è attestato a 16,2 miliardi di euro dai 22,6 miliardi di novembre (cifra ritoccata al rialzo).
Il consensus era per un surplus di €21,4 miliardi di euro a dicembre, pertanto il risultato è scoraggiante per i mercati. L’avanzo complessivo nel 2018 è stato di 343 miliardi in area euro, un valore inferiore rispetto ai 362 miliardi dell’anno precedente. E che equivale al 3% del Pil della regione.

giovedì 5 luglio 2018

Germania: “Surplus commerciale sta diventando tossico”

Fonte: W.S.I. 5 luglio 2018, di Alessandra Caparello

Il surplus commerciale della Germania rischia di diventare tossico. A lanciare l’alert è il direttore dell’Ifo secondo cui il fatto che la prima economia dell’area euro esporta molto più di quanto importa sta diventando un grosso problema.
“(L’eccedenza commerciale) si sta rivelando una questione cruciale non solo con gli Stati Uniti ma anche con altri partner commerciali ed anche all’interno dell’Unione Europea.
Così Gabriel Felbermayr, il direttore dell’Ifo Center for International Economics parlando alla CNBC.
“L’eccedenza sta diventando tossica, e anche all’interno della Germania molti sostengono che ora dobbiamo fare qualcosa al riguardo con lo scopo di abbassarla. Si tratta di una passività piuttosto che di un’attività”.
L’economia manifatturiera tedesca orientata all’esportazione e il conseguente surplus commerciale – il valore delle sue esportazioni supera quello delle sue importazioni – sono stati a lungo oggetto di critiche e Berlino è stata sottoposta a pressioni per incoraggiare una maggiore spesa interna e incrementare le importazioni.
In realtà l’avanzo commerciale nei confronti dei paesi europei, sebbene elevato, è nei limiti dei vincoli: è quello con il resto del mondo che è eccessivo e la Germania, secondo gli esperti, non può più andare avanti così, facendo affidamento quasi esclusivamente sull’export e non sulla domanda interna.
Gli ultimi dati a disposizione dicono che l’avanzo commerciale della Germania è sceso nel 2017 per la prima volta dal 2009, toccando quota 300,9 miliardi di dollari, come dimostrano i numeri pubblicati a febbraio dall’Ufficio federale di statistica del paese, Destatits.
Eppure, il surplus commerciale tedesco con gli Stati Uniti era di 64 miliardi dollari. Una cifra che preoccupa non poco il presidente americano Donald Trump.
Proprio le eccedenze commerciali sono considerate un incoraggiamento delle pratiche di stampo protezionista  e un peggioramento dei problemi economici di altri paesi partner commerciali della Germania.
“Certo, ci sono delle lacune nelle infrastrutture pubbliche, le scuole devono essere rinnovate e così via, ma quello che ci preoccupa veramente è che la Germania non è abbastanza attraente per gli investimenti delle imprese.
Da qui il monito al governo tedesco guidato dalla Cancelliera Angela Merkel, che secondo Felbermayr dovrebbe modernizzare il quadro legislativo che governa la sua economia, deregolamentare ed essere pronto a maggiori cambiamenti tecnologici.

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