lunedì 27 gennaio 2014

Modello Fiat? Era il paradiso.. arriva il modello electrolux...

Ci lamentavano del modello Fiat e dei suoi modi di far lavorare... ma c'è di peggio: il modello electrolux; 4 stabilimenti che, secondo la società, son troppi: qual'è la soluzione? Meno stipendi (si parla di 700 euro invece di 1400) per tutti a orario ridotto (6 ore), un taglio dell’80% dei 2.700 euro di premio aziendale, la riduzione delle ore lavorate a 6, il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause, permessi sindacali (-50%) e lo stop agli scatti di anzianità..... come a dire un classico ricatto padronale. Mentre la politica si perde nei mille bizantinismi delle roforme, in primis la legge elettorale, e vi si perde volentieri il mondo reale lotta, soffre, stringe i denti, va avanti in qualche modo sempre più vicino a una lotta barbara per la propria vita che normali rapporti civili sulla base dei diritti degli uni e degli altri: al massimo, quando la politica ci mette becco, ci si accontenta che nessuno chiuda e ci sitappa le orecchie per tutto il resto.... è quello che sta accadendo negli stabilimenti italiani di questa multinazionale: o accettate stipendi "polacchi" o ce ne andiamo.... qui, ci fosse un governo serio, si leverebbe la voce del governo che intimerebbe alla multinazionale di arrivare a più miti consigli altrimenti, ed è successo, ci si potrebbe rivolgere ad altre aziende e invece.. zero.
Renzi che intima l'aut aut forte dell'aver rimesso in gioco mr.b; Letta, la cui unica preoccupazione sembra essere il vivacchiare, che guarda all'europa; l'Alto Colle che tace e non monita ..... com'era loquace in altri tempi ora sembra aver perso la favella.... insomma una situazione da "Deserto dei tartari": poveri lavoratori dell'electrolux rimasti soli a difendere il fortino...

domenica 26 gennaio 2014

Crisi: ‘Hot money’, sedotti e abbandonati. La fuga di capitali dai paesi emergenti

Loretta Napoleoni | 26 gennaio 2014
La parola stabilità in finanza non esiste. La ripresa, ancora solo apparente, delle economie occidentali viene interpretata come il segnale di un cambiamento radicale nelle politiche monetarie di alcuni paesi. La Riserva Federale ha già ridotto di 10 miliardi mensili il volume totale di dollari che stampa ogni mese ed a quanto pare un ulteriore taglio, che lo porterà a 65 miliardi al mese, è previsto per la prossima settimana. La Banca d’Inghilterra dichiara che ormai raggiungere l’obiettivo del 7 per cento del tasso di disoccupazione non è più necessario per alzare quello d’interesse, ed i mercati sono convinti che presto il costo del denaro tornerà a salire. Chi guadagna e chi perde da questi cambiamenti?
Dato che teoricamente la produzione di tutto questo denaro cartaceo serviva alle economie occidentali, piombate nella crisi del credito prima e poi in quella del debito sovrano, verrebbe naturale dire che a risentirne dovrebbero essere queste stesse. Ed invece non è così. Scopriamo che negli ultimi tre mesi, da quando il cambiamento di rotta della Fed si è ufficializzato, le economie dei paesi emergenti sono affette da una vera e propria fuga di capitali stranieri al ritmo di 20 miliardi per settimana, 24 nell’ultima, una aspirapolvere monetaria. I soldi fuoriescono da queste nazioni per rientrate in quelle occidentali, prima destinazione i buoni del tesoro americani seguiti dall’oro e dallo yen, questi i beni rifugio attuali. Anche alcune economie europee sono nuovamente di moda: il tesoro spagnolo ha piazzato 10 miliardi di titoli decennali con un rendimento sotto il 4 per cento, siamo ai minimi storici dello spread dall’inizio della crisi del debito sovrano.
La fuga dalle economie emergenti ed il rimpatrio in occidente non è giustificato da cambiamenti radicali nelle prestazioni economiche di queste regioni: gli Stati Uniti devono risolvere il problema del debito, in Spagna 6 milioni di disoccupati continuano a non trovare lavoro, la politica monetaria rivoluzionaria giapponese non ha ancora dato i suoi frutti e l’oro è quello che è, un bene rifugio solo temporaneo. La crescita economica delle economie emergenti è, ancora, di gran lunga superiore a quella occidentale e continuerà ad esserlo, l’investitore vero, quello di medio e lungo periodo infatti non ha spostato i capitali.
La crisi di liquidità in atto nelle economie emergenti è legata al comportamento dei cosiddetti hot money, i soldi della speculazione. Questi sono aumentati notevolmente di volume grazie alla creazione di moneta cartacea in atto dal 2009. In altre parole quel denaro che sarebbe dovuto andare ad alimentare le economie occidentali in crisi è invece finito nelle tasche degli speculatori che lo hanno utilizzato negli ultimi 5 anni per investire, o meglio speculare, nei mercati emergenti. Adesso che i rubinetti monetari si stanno chiudendo gli speculatori sono stati presi dal panico: la riduzione del denaro facile farà scendere la domanda di investimento nelle economie emergenti e quindi anche il valore dei beni, meglio uscire da questi mercati prima che si verifichi questa situazione, ecco la logica. Ma dato che tutti ragionano e si muovono all’unisono il risultato del fuggi fuggi è il crollo delle quotazioni dei beni e delle valute in questi mercati.
C’è poi la questione Cina, si teme una riduzione della domanda di beni provenienti dalle economie emergenti a seguito di un rallentamento del tasso di crescita e di una ipotetica crisi del settore del credito informale, ipotetica perché nessuno ha idea di come verrà gestita. Una cosa è certa, Pechino vuole alzare i tassi d’interesse per raffreddare l’economia e questa decisione viene interpretata come un segno premonitore della caduta della domanda.
Riassumendo: i soldi che sono stati stampati hanno gonfiato bolle speculative nelle economie dei paesi emergenti, bolle che adesso si stanno sgonfiando molto velocemente mettendo in crisi queste economie; se questo è vero allora è anche vero che solo una piccola parte di questi soldi è andata a sostenere le economie reali occidentali. Ma non basta, gli hot money non le politiche monetarie, né quelle economiche influenzano l’andamento dell’economia mondiale.
p.s.
l'analisi lucidissima della Loretta Napoleoni dovrebeb fari aprire gli occhi sulla gavità della situaizione: qui ci sono montagne di denaro che girano per il pianeta alla ricerca spasmodica di profitti senza rischi.... gli stati dormono, le persone si accontentano del momentaneo benessere ...... fino al momento della dipartita degli stessi, i ceti dominanti si arricchiscono ben sapendo come non saranno loro a pagare il conseguente debito creato ad hoc. Non se esce finchè qualcuno non spezza il cerchio, chi si fa avanti?

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