lunedì 30 marzo 2015

Sicurezza, il tempo dell'infowar

Fonte: Punto Informatico a firma di Claudio Tamburrino

Roma - "È stato l'anno della guerra dell'informazione": questa la presentazione ad effetto per il Rapporto 2015 sulla sicurezza ICT in Italia del CLUSIT, l'Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, redatto anche sulla base dei dati presentati dalla Polizia Postale e dalla Guardia di Finanza, nonché del Security Operations Center (SOC) di FASTWEB.

Informazione propagandistica e controinformazione hanno segnato una crescita del 68 per cento, con gruppi militari e paramilitari sempre più impegnati online. Ci si aspetta - inoltre - che le piattaforme di social networking diventeranno sempre di più campi di battaglia di gruppi terroristici nei confronti dei Governi: basti pensare alle efferate immagini e forme di comunicazione più che aggressiva portate avanti dall'ISIS in questi ultimi mesi.

Per questo il CLUSIT parla di necessità di "prepararsi all'impatto", rivedendo con "estrema urgenza le proprie attuali politiche di gestione del rischio informatico", sia perché troppo limitate, sia perché orientate "nella maggioranza dei casi a forme di difesa reattiva tradizionali, statiche, che ormai non tengono più il passo con l'evoluzione delle minacce".Accanto a questo nuovo fenomeno ce n'è poi uno vecchio ma mai in calo: il tradizionale cybercrimine, nonostante l'incremento degli investimenti in sicurezza informatica, continua a causare il 60 per cento degli attacchi gravi a livello globale, un aumento addirittura del 41 per cento rispetto al 2011 in cui ha dominato per importanza le azioni della botnet GameOver ZeuS. Un quarto di questi, in generale, è stato realizzato ai danni del settore governativo, ma a crescere maggiormente (in percentuale) sono gli attacchi ai danni delle banche, dei servizi cloud e della sanità, settori questi ultimi due che d'altronde negli ultimi anni si sono sviluppati maggiormente.

In quest'ottica evolutiva della diffusione delle tecnologie, i sistemi mobile ed il sistema dei POS sembrano destinati a diventare sempre più bersagliati da criminali, con la possibilità di attacchi malware "molto elevata anche nei singoli esercizi commerciali" e con una "crescente attenzione da parte di agenzie governative, spie mercenarie e criminali nei confronti di piattaforme" quali iOS, Android e Windows Phone.

Al contrario, sembrano in calo le azioni dimostrative tipiche dell'hacktivismo: le azioni condotte da FBI ed altre autorità ai danni di importanti gruppi come Anonymous e le conseguenti condanne esemplari sembrano insomma aver portato il risultato sperato.

Nonostante questo, per quanto riguarda dettagliatamente l'Italia, proprio le forze dell'ordine sono risultate i bersagli più colpiti: molto spesso questi sono "riconducibili proprio al fenomeno dell'hacktivismo che da solo rappresenta il 40 per cento di tutti gli eventi di sicurezza in Italia. Il 60 per cento degli attacchi, diretti a diversi settori - dallo sport, alla moda, ai distributori di software - va invece ricondotto ad attività cyber criminali".

Claudio Tamburrino
p.s.
insomma... che nella società della comunicazione ci fossero tecniche sofisticatissime per convogliare il consenso di massa è, spero, risaputo (d'altronde sono tecniche riciclate dai tempi della II° seconda guerra mondiale messe in atto sia dai tedeschi che dagli "alleati", nulla di nuovo se non il mezzo usato...) come. spero, è risaputo che esistono interi staff di società di I.C.T. a disposizione dei potenti, in senso sia stretto che lato, per spingere a credere i comuni mortali agli asini che volano o che, per fare un altro esempio più pregnante, che senza l'euro siamo fregati! Ma altra cosa è la INFOWAR di cui parla l'articolo... qui vi do la definizione che ne da Wikipedia: "La Guerra psicologica consiste nell'uso pianificato della propaganda ed altre azioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamento di gruppi ostili in modo tale da favorire il raggiungimento degli obiettivi nazionali. È nota anche con il termine infowar, che intende enfatizzare l'importanza tattica dello sfruttamento delle informazioni a fini bellici." Chiaro spero.....
 se volete acculturarvi:
  1. Mazzoleni, Comunicazione politica; ed. il mulino
  2. Barber, Consumati, ed. Einaudi
  3. Carlo Formenti, Cybersoviet Raffaello Cortine Ed.
  4. J. Rifkin, L'era dell'accesso ed. Mondadori
  5. M. Castells, Comunicazione e potere ed. UBI
  6. L. Cedroni e T. Dell'Era, analisi del linguaggio politico, ed. Carocci
  7. Edelman Murray, Costruire lo spettacolo politico ed. Nuova Eri
per fare alcuni nomi....

domenica 29 marzo 2015

usa: lo strano caso della capitana

innanzitutto complimenti a virgola df  che per prima ha indovinato!!! Siete proprio bravi! E' vero che son solo quizzini, qualcosa di facile e che non ha pretese se non far fare qualche giretto in più su internet.. ma sono contento per la velocità con cui arrivano le risposte.. BRAVA VIRGOLA E BRAVI TUTTI!
veniamo al post
Fonte: Informazione Consapevole

Di Fabio Ragno
Lo scorso 17 marzo, il Vice Ammiraglio Mike Shoemaker (foto sotto), comandante della forza area navale del Pacifico, ha destituito l’US Navy Captain (Capitano di Vascello) Heather Cole (a sinistra) dall’incarico di comandante dello “Strategic Communications Wing 1”(SCW1) e “Task Force 124”(TF124) in servizio presso la base aerea di Tinker, Oklahoma. La motivazione è abbastanza grave. Secondo una nota della Marina americana, si tratta di una “mancanza di fiducia nelle capacità di condotta del comandante” (“a loss of confidence in the commander’s ability to lead”) o, per dirla in altri termini, non ci si fida più di lei, o perlomeno non ci si fida a mantenerla in un incarico estremamente delicato e di alta responsabilità.
Il SCW1, integrato dalla TF124, svolge infatti funzioni di comando/controllo all’interno del sistema TACAMO(Take Charge and Move Out) ed è responsabile per la Marina del mantenimento delle comunicazioni nonché della diramazione degli ordini in caso di attacco nucleare mediante posti comando costantemente in volo. Forse il Capitano Cole era una specie di raccomandato finito in un posto importante senza averne le capacità? A vedere il suo curriculum si direbbe di no, dato che si tratta di un ufficiale pilota dal 1991 che si è fatta le ossa volando sui P-3 “Orion” fino al suo ingresso nel TACAMO nel 1993, svolgendo incarichi presso il Comando della Marina e a bordo della portaerei “Harry Truman”.
Forse la sua destituzione è dovuta ad un improvviso crollo psico-fisico, dovuto magari a ragioni di ordine personale? Non è dato di sapere, per cui la vicenda del Capitano Cole potrebbe semplicemente venire archiviata come tante altre storie di comandanti rimossi senza pietà solo perché il loro incarico richiedeva una professionalità ed una condizione ben al di sopra degli standard comuni.
Senonché, a complicare a questa storia e a tingerla di giallo, sono intervenuti alcuni intrecci di vario genere ed è apparsa su alcuni blog una sorta di presunto retroscena sui veri motivi che avrebbero condotto alla destituzione della Cole. In buona sostanza, si dice che la Cole si sarebbe rifiutata di trasmettere l’ordine di un attacco nucleare limitato contro la Russia.
Tutto questo potrebbe semplicemente definirsi come una ridicolaggine inventata da qualche maniaco e finirla lì.
A complicare di nuovo le cose ci si è messo un articolo dell’inglese “The Indipendent” del 13 marzo scorso, cioè giusto qualche giorno prima della destituzione della Cole, in cui si dava blandamente notizia che flussi di dati sull’armamento nucleare britannico ed altri dati sensibili non meglio precisati erano stati instradati accidentalmente via internet verso providers dell’Ucraina.
Ora, secondo alcuni blogger, il flusso di dati sarebbe stato immediatamente visto anche dai russi che avrebbero reagito con un preallarme delle loro forze strategiche e l’avvio diimponenti esercitazioni,  mentre il Presidente Putin scompariva dalla scena pubblica per 11 giorni, fatto di cui si è anche occupata la stampa internazionale  suggerendo varie spiegazioni, tra cui la nascita di una figlia segreta in una clinica svizzera.
Ora, cosa c’entrerebbe il Capitano Cole con tutto questo? Sempre gli stessi blogger sostengono quindi che gli Stati Uniti, allo scopo di testare le capacità di reazione russe e loro procedure in caso di allarme nucleare, avrebbero ideato di far sfiltrare “accidentalmente” dei dati o degli ordini o degli indizi di qualsiasi altra attività o possibile impiego di armi nucleari in contemporanea con i britannici. La Cole si sarebbe rifiutata di obbedire non inserendo nella procedura un “Permissive Action Link” di sua competenza e da questo sarebbe scaturita la sua destituzione se non addirittura – sempre secondo i blogger – il suo arresto, dato che la Cole sembra essere effettivamente sparita dalla circolazione.
Si tratterebbe dunque di un nuovo caso Vasili Arkhipov (foto a sinistra)n, il vicecomandante di un sottomarino sovietico che, durante la Crisi di Cuba del 1962, si oppose al lancio di un siluro a testata nucleare contro la portaerei americana USS Randolph? Un caso anche questo abbastanza leggendario e forse, proprio per questo, molto vicino al caso dell’ormai ex Capitano Cole.

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