mercoledì 12 ottobre 2016

Clinton e i conti che non tornano nella fondazione di beneficenza della candidata democratica

di | 9 ottobre 2016  Il Fatto Quotidiano

La buccia di banana sulla quale la prima candidata donna alla presidenza degli Stati Uniti potrebbe scivolare non sono le email segrete inviate da un server privato quando Hillary Clinton era Segretario di stato, ma il ruolo che la Fondazione Clinton ha avuto nella ricostruzione di Haiti all’indomani del terremoto. Da mesi volano le accuse riguardo all’uso che i Clinton fanno del braccio caritatevole del loro impero. Un braccio che è allo stesso tempo imprenditoriale, sostengono in molti, specialmente quando ci si trova di fronte a disastri come il terremoto di Haiti. Tra costoro c’è Charles Ortel, ex analista finanziario a Wall Street ed esperto in frodi finanziarie per mano di fondazioni e istituti caritatevoli, che ho intervistato un paio di settimane fa a New York.
Secondo Ortel, “il matrimonio tra filantropia e business, di cui tanto si vantano i Clinton, fa si che la fondazione sia uno strumento di potere politico e finanziario nelle loro mani. La fondazione cerca nel mondo nazioni disperate, con infrastrutture limitate, o che sono vittime di disastri naturali per poi inserirsi nei flussi di aiuti in arrivo e gestirli. Lo ha fatto in Mozambico, in Papua Nuova Guinea, ad Haiti, e subito dopo l’uragano Katrina a New Orleans. Una volta raggiunta questa posizione è facile deviare i fondi, ad esempio a favore dei grossi donatori della Fondazione”.
All’indomani del terremoto di Haiti, ad esempio, i Clinton si adoperarono affinchè la Dalberg Global Development Advisors, una società di consulenza che ha sede a New York, ottenesse appalti immobiliari per la ricostruzione di Haiti. L’impresa ricevette un contratto di 1,5 milioni di dollari dalla Usaid, soldi che servivano a identificare abitazioni dove trasferire le vittime del terremoto rimaste senza tetto.
La Dalberg è una grossa sostenitrice finanziaria del Clinton Global Initiative, il braccio commerciale dell’opera filantropica dei Clinton che ha lo scopo di aiutare le imprese private a investire in attività legate all’opera filantropica e caritatevole della Fondazione, quali appunto Haiti dopo il terremoto. Una revisione condotta dall’ispettore generale della Usaid riguardo ai finanziamenti concessi ha scoperto che la Dalberg ad Haiti ha fatto un lavoro terribile, selezionando zone montagnose inospitali e gole ripide quali possibili siti per la ricostruzione delle comunità urbane di Haiti.
Altra area grigia è quella delle donazioni alla Fondazione. “Incredibile ma vero, la Fondazione Clinton non ha mai presentato un bilancio dettagliato degli aiuti ricevuti dai donatori per Haiti, e per altre nazioni”, spiega Ortel. “Dal lontano ottobre del 1997, quanto fu costituita, nessuna revisione fiscale o finanziaria è stata mai condotta, non c’è stato un singolo controllo riguardo ai flussi di entrata e uscita o all’identità dei donatori. Un trattamento speciale riservato ai Clinton grazie alla fitta rete di contatti che i due hanno tessuto negli ultimi 25 anni. In un modo o nell’altro sono riusciti a ubicare i loro compari in posizioni chiave da dove costoro li proteggono”.
Le finanze della Fondazione non sono state controllate dai revisori neppure dopo la scoperta di alcune irregolarità. Lo scorso mese il Washington Post ha denunciato che i donatori della Fondazione comprendono sette governi stranieri, tra cui l’Arabia Saudita, che hanno contribuito milioni di dollari durante il mandato di Hillary Clinton come Segretario di Stato. Tra queste donazioni c’è quella di 500.000 dollari da parte del governo algerino per il terremoto di Haiti che la fondazione ha riconosciuto ha violato i termini dell’accordo di etica stipulato dall’amministrazione Obama.
Secondo Ortel, la scelta di nazioni particolarmente povere, dove inserirsi per intercettare e deviare gli aiuti, è voluta. Il fallimento della ricostruzione, infatti, non crea alcun sospetto. “Se Haiti fosse stata una nazione perfettamente funzionante, ci si domanderebbe come mai dopo sei anni e decine e decine di miliardi di dollari in aiuti la situazione è ancora drammatica? Ma dato che l’isola è tra le economie più povere del mondo, nessuno si pone questa domanda”.
In effetti gran parte dei progetti perseguiti dai Clinton, come ad esempio la costruzione di parchi industriali e di alberghi di lusso ad Haiti, sono costati molti soldi gestiti da grosse imprese straniere, tutte appartenenti ai donatori della fondazione Clinton, ma non hanno prodotto alcun beneficio alla popolazione o all’economia dell’isola. Port-au-Prince avrebbe dovuto essere ricostruita e invece non è stato così. I progetti volti a creare posti di lavoro hanno dato risultati molto deludenti. La disoccupazione ad Haiti è rimasta elevata, e i fondi che avrebbero dovuto ridurla non sono mai arrivati nelle mani giuste. La carestia e le malattie hanno continuato a devastare l’isola. Ma nessuno ne parla.
Un bilancio particolarmente negativo che giustifica aggettivi come “diabolico” per descrivere il comportamento della Fondazione Clinton. Tuttavia, l’arrivo dell’uragano Mattew, che ha devastato l’isola, a un mese dall’elezione del presidente degli Stati Uniti, sta riaccendendo la polemica riguardo agli aiuti elargiti per il terremoto e la campagna di denuncia della Fondazione Clinton da parte della comunità di Haiti negli Stati Uniti ha ripreso quota. Hillary deve stare molto attenta dove mette i piedi, sull’ultimo chilometro che la separa dalla casa Bianca c’e’ una buccia di banana che continua a crescere.
di | 9 ottobre 2016
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lo avevano detto, e qui fu riportato alcuni mesi fa (forse ricordate con la foto dei finanziamenti alla fondazione che le sta dietro e ne finanzia la campagna.. c'era anche lo Stato italiano).. ora c'è una conferma.

lunedì 10 ottobre 2016

Soros investirà 500 milioni di dollari per i migranti

Il magnate statunitense George Soros, da poco al centro di uno scandalo sulle attività della sua Open Society, ha deciso di "investire in start-up e attività fondate dai migranti" in Europa
Investimenti per 500 milioni di dollari in start-up, imprese già avviate e iniziative sociali che aiutino i migranti. È questa l’ultima iniziativa del miliardario statunitense di origini ungheresi, George Soros, che risponde in questo modo all’appello del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che aveva chiesto a leader politici e imprenditori, di fare di più per affrontare la crisi migratoria.

"Ho deciso di destinare 500 milioni per investimenti che rispondano alle esigenze di migranti, rifugiati e comunità ospitanti”, annuncia il milionario ottantaseienne dalle pagine del Wall Street Journal, "voglio investire in start-up, aziende già create, iniziative sociali e attività fondate dagli stessi migranti e rifugiati". La “principale preoccupazione” di Soros, scrive il magnate stesso sulle colonne del quotidiano americano, è “aiutare le persone che arrivano in Europa”. Ed è quindi in Europa che si concentreranno gli investimenti di Soros in favore dei migranti. Solo successivamente, scrive il magnate, “verranno presi in considerazione buoni progetti di investimenti che potranno favorire migranti in tutto il mondo”. L’iniziativa privata, quindi, secondo Soros, può dare un contributo, laddove si è manifestata una “incapacità collettiva” nel trovare una soluzione politica alla crisi migratoria.
Gli investimenti a favore dei migranti, rivolti inizialmente a progetti in Europa, saranno effettuati dall'organizzazione non-profit di Soros, e i profitti utilizzati per finanziare programmi della Open Society Foundation. Fondazione, quest’ultima, recentemente al centro di uno scandalo che ha messo in luce i suoi obiettivi, non sempre “legittimi”. Gli hacker del sito DC Leaks, poche settimane fa, avevano divulgato il contenuto di migliaia di mail in cui si evidenziava il coinvolgimento della Open Society nel tentativo di destabilizzare aree particolari, come la Russia, il Caucaso settentrionale, e addirittura nel tentativo di “indirizzare le elezioni europee”, proprio attraverso i finanziamenti di ogni progetto che andasse a sostegno degli obiettivi della fondazione. Anche in Italia, secondo le mail diffuse da DC Leaks, la Open Society avrebbe “investito” parecchio, in questo caso per orientare il dibattito politico in favore dei temi pro-LGBT. L’ultimo grande investimento di Soros, sempre secondo le mail hackerate, sarebbero gli 8 milioni di dollari devoluti alla campagna elettorale di Hillary Clinton. Ora, per il magnate, o l’oligarca, come lo chiamano, è arrivato il momento di cambiare business. E passare a quello dei migranti.
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Ho potuto controllare sull'originale e ..... si è proprio vero: ora si fanno affari anche sui migranti ossia, come affermano alcuni entusiasti media, 'dare opportunità ai migranti di fare business' mentre in realtà avverrà che i migranti diventano il business del prossimo decennio visto che Soros, dice, ce ne sono in movimento ben 10 mln!!!! Ora qui non troverete, in questo blog intendo, parole come invasione o simile ma un sospetto è legittimo e me lo concederete, spero: se sono seduto ssu una montagna di denaro e sono proprietario di una delle più importanti, e influenti, fondazioni di beneficenza, si fa per dire, del pianeta e voglio aumentare la quantità di potere e soldi che ho, che faccio? qual'è il business del momento? La Borsa? No. Il finanziamento degli Stati? Mica son matto.... con i politici che ci son a giro, dei veri vampiri, è un buco nero impossibile da riempire! Allora? Ma certo, perchè non ci ho pensato prima? 10 mln di persone che si spostano sono 10 mln, moltiplicato per i soldi che impegnano i singoli Stati e ong, sono almeno il triplo dei 500 mln di $ che impiegherò per attirarli dove mi servono e quando mi servono: chissà se fra essi no ci fosse un nuovo Jobs (figlio di profughi siriani); o un nuovo Soros (ungherese di origine) da sfruttare e su cui far soldi.
Soros non è nuovo a questi calcoli: fece quasi fallire l'Italia nel '92 e la passò pulita; ha cercato di influenzare, attraverso la sua Open Society Founfadation, le condizioni politiche, quasi riuscendovi nel caso dell'Ucraina, del Caucaso; ecc. ecc. Non sempre, però, gli va bene:con la Brexit ha fatto un bel bagno, ossia c'ha perso soldi, ma non c'è problema: non è un caso che la sterlina vada male per le vendite contro euro, vero?
Qui trovate una analisi, tradotta con google translate, dal sito '0 Hedge' dell'articolo originale di Soros scritto di suo pugno sul WSJ in inglese... e vi assicuro che non ci vanno leggerini come nel nostro paese...

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