lunedì 12 giugno 2017

Boom licenziamenti: Stato e imprese raggirati

12 giugno 2017, di Mariangela Tessa
WSI
Che nel 2016 ci sia stato un vero e proprio boom di licenziamenti per giusta causa lo dicono chiaramente le statistiche. Secondo la Cgia di Mestre, dietro a questo fenomeno potrebbe esserci un raggiro ai danni delle imprese e delle casse dell’Inps collegato alla volontà del lavoratore di ricorrere di ottenere vantaggi previsti dall’attuale normativa. Quest’ultima prevede una indennità speciale dell’azienda che può arrivare a sfiorare i 1.500 euro e un sostegno al reddito da parte dell’Inps fino a 2 anni.
Nel 2016, sempre secondo l‘Ufficio studi della Cgia, i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo nel settore privato hanno registrato una crescita del 26,5%, contro il +3,5% generale delle interruzioni di rapporti.
“Stante la leggera ripresa economica e l’aumento dell’occupazione in atto, questo orientamento fatica a trovare una giustificazione legata alle normali dinamiche esistenti tra i datori di lavoro e le proprie maestranze”, si sostiene.  “Non sono pochi coloro che negli ultimi tempi hanno deciso di non recarsi più al lavoro senza dare alcuna comunicazione al proprio titolare”.
Questo per far sì che sia il datore di lavoro, dice la Cgia, a muovere il primo passo e iniziare la procedura di interruzione del rapporto.
Per il segretario della Cgia, Renato Mason, è un “astuto espediente” avrebbe “assunto i contorni di un raggiro a carico di moltissime aziende e anche dello Stato, perché un numero sempre crescente di dipendenti non rispetta la norma e costringe gli imprenditori al licenziamento e, di conseguenza, fa scattare la Nuova ASpI (NASpI, in vigore dal maggio 2015) in maniera impropria”.
 

domenica 11 giugno 2017

Jeremy Corbyn, la sua rimonta è la prova che la nostra idea di carisma è sbagliata


Può un anziano dirigente laburista britannico dalle idee radicali e i toni compassati guidare il suo partito a una rimonta nel periodo di massima egemonia dei conservatori? Secondo molti, era solo fantascienza. Corbyn era “troppo scollato dal mondo reale”, “troppo socialista”, “troppo novecentesco”, “troppo poco mediatico”, dando per scontato che il suo partito sarebbe stato relegato a un ruolo di pura comparsa alle elezioni. Questa prognosi infondata ha costretto in molti a mangiarsi il cappello tra giovedì sera e venerdì mattina, quando il Labour Party ha dimostrato di essere ancora vivo e vegeto, ottenendo molti più seggi di quanti ne avesse ottenuti nel 2015 il più moderato Ed Miliband, e prendendo molti più voti di quanti ne avesse presi nel 2005 l’ex primo ministro Tony Blair, oratore dall’eloquio coinvolgente.
L’impresa ha il sapore dello straordinario soprattutto perché mette un argine alla destra in un periodo in cui la sua ideologia sembrava dilagante, e solo poche settimane dopo che i sondaggi avevano previsto per Corbyn una Caporetto definitiva. Non è una vittoria, ma la rimonta c’è stata e l’attuale debolezza di Theresa May potrebbe di qui a poco aprire lo scenario di nuove elezioni, a cui i Labour si presenterebbero da una posizione di maggior forza. Il risultato ha lasciato molti commentatori basiti. Non solo Corbyn incarna un orientamento politico dato per sconfitto, ma è altrettanto vero che il candidato laburista non sia esattamente un appassionato agitatore di folle. Il suo aspetto da vecchio professore di geografia e i suoi pacati sermoni fanno di lui un leader anomalo e riluttante – aspetto, quest’ultimo, confermato anche da chi lo conosce bene. Nel senso classico del termine, Corbyn non è esattamente una figura carismatica: le sue battute non sono prorompenti, i suoi giri di parole sono semplici, la voce non ha mai acuti e non sciorina metafore graffianti.
Questa, tuttavia, è l’analisi superficiale di chi si limita a prendere in considerazione le caratteristiche esteriori della politica. Il politologo americano James Scott offre una definizione di carisma molto più convincente. Il carisma non risiederebbe tanto in qualità personali – ossia nel magnetismo di un determinato candidato –, quanto nella reciprocità che si viene a stabilire tra quest’ultimo e un particolare pubblico....

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