venerdì 11 agosto 2017

Entro il 2100 le catastrofi climatiche potrebbero uccidere fino a 152.000 europei all’anno

di Umberto Mazzantini Green Report

Entro la fine di questo secolo, i disastri legati alle condizioni atmosferiche potrebbero interessare ogni anno circa i due terzi della popolazione europea e, se non vengono adottate subito misure adeguate, questo potrebbe portare ad un aumento di 50 volte dei casi di decessi rispetto a oggi: potrebbero salire dai 3.000 all’anno tra il 1981 e il 2010 a 152.000 tra il 2071 e il 2100. Questa preoccupante previsione emerge dallo studio “Increasing risk over time of weather-related hazards to the European population: a data-driven prognostic study” pubblicato su  The Lancet Planetary Health da Giovanni Forzieri del Joint Research Centre (Jrc), Filipe Batista e Silva, Directorate for growth and innovation Jrc, e Luc Feyen Directorate for Space, security and migration dell’Jrc, il servizio scientifico e conoscitivo della Commissione europea. Lo studio mette insieme informazioni sulle calamità naturali documentate e proiezioni dei rischi e demografiche fino al 2100 nei 28 paesi dell’Ue, in Svizzera, Norvegia e Islanda.
Al Jrc spiegano che «le calamità legate alle condizioni atmosferiche sono considerate quelle con gli impatti maggiori: ondate di caldo e di freddo, incendi, siccità, inondazioni fluviali e costiere e tempeste di vento. Se non contenute, le temperature crescenti e il cambiamento climatico potrebbero esporre ogni anno 350 milioni di europei agli estremi climatici. Questo sostanziale aumento del rischio di pericoli legati al clima è dovuto principalmente ad un aumento della frequenza delle ondate di caldo. Altri fattori dietro l’aumento previsto dei rischi legati al clima sono la crescita della popolazione e l’urbanizzazione». A causare il 99% di tutte le morti sarebbero le ondate di caldo. Le inondazioni fluviali e costiere, che causavano 6  vittime l’anno all’inizio del secolo, potrebbero salire a 233 all’anno entro la fine.
Secondo lo studio ad essere più colpita sarà l’Europa meridionale, con l’Italia che risulta tra i Paesi più a rischio, in particolare quella centrale e settentrionale, con un alto  numero di persone esposte in Veneto ed Emilia Romagna. Al Jrc sottolineano che «gli estremi climatici potrebbero diventare il maggior rischio ambientale per le persone della regione, causando più morti precoci da inquinamento atmosferico».
I ricercatori portano a esempio delle potenziali condizioni meteorologiche future le  recenti ondate di caldo, con temperature record, in Spagna, «dato che entro la fine del secolo eventi di questa intensità potrebbero verificarsi ogni anno».
Lo studio Jrc ha valutato le variazioni durante il tempo, di luogo, intensità e frequenza di questi rischi legati al riscaldamento globale all’interno di uno scenario business-as-usual delle emissioni di gas serra, utilizzando modelli climatici e biofisici. Le dinamiche demografiche a lungo termine sono state modellate utilizzando una piattaforma di modellazione territoriale per rappresentare l’evoluzione dell’esposizione della popolazione umana. La vulnerabilità delle popolazioni agli estremi meteo è stata analizzata sulla base di più di 2.300 dati raccolti dal database delle catastrofi naturali avvenute tra il 1981 e il 2010 che è stato ipotizzato come statico (all’interno di uno scenario di non adattamento).
I ricercatori concludono: «Questo studio contribuisce al dibattito in corso sul bisogno di fermare i cambiamenti climatici e di adattarsi alle sue inevitabili conseguenze, come sottolineato dall’accordo di Parigi approvato dall’United Nations framework convention on climate change. I risultati evidenziano il costo previsto del cambiamento climatico sulle società in diverse regioni d’Europa».
Gli esperti hanno detto che i risultati sono stati preoccupanti, ma secondo alcuni le proiezioni potrebbero essere sovrastimate. Infatti, lo scenario di ricercatori Jrc prevede un livello di emissioni di gas serra che entro la fine del secolo porterebbero il riscaldamento globale a 3 gradi centigradi in più rispetto ai livelli del 1990, una previsione pessimistica ben al di sopra degli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi.
Ma Forzieri, intervistato da BBC News, ribatte: «Il cambiamento climatico è una delle più grandi minacce globali per la salute umana del XXI secolo, e il suo pericolo per la società sarà sempre più collegato ai rischi legati alle intemperie. A meno che il riscaldamento globale non venga urgentemente contenuto e che siano adottate misure adeguate, entro la fine del secolo circa 350 milioni di europei potrebbero essere esposti annualmente ad stremi climatici dannosi».

giovedì 10 agosto 2017

Bretton Woods, epocale conquista di ordine e pace



Tre i capisaldi della Conferenza di Bretton Woods: fu fondato il Fondo monetario internazionale (Fmi), fu creata la Banca internazionale per la Ricostruzione e lo sviluppo e fu fissato il Gold exchange standard per un sistema di scambi monetari il più possibile stabile e agganciato al dollaro, il quale, a sua volta, veniva agganciato al valore dell’oro: potevi avere un’oncia di oro in cambio di 35 dollari di carta.
Dal ’44 in poi si succedettero molte presidenze degli Stati Uniti e si ebbero politiche di varia natura a fronte di diversi problemi, ma fu sempre osservato un sacro rispetto dei patti di Bretton Woods. La gestione americana fu molto oculata e attenta a non stampare dollari/carta. Nonostante questo, l’attenta gestione in 27 anni (1944-1971), gli Usa misero sul mercato ben 12mila tonnellate di oro fino.
Le pubbliche amministrazioni potevano usare solo quegli incrementi di ricchezza in arrivo dalla economia produttiva reale: ogni immissione di denaro proveniente dalla finanza era a somma zero. Non solo, nel 1933 gli Stati Uniti avevano emesso una legge molto importante, valida e severa (la Glass-Steagal Act) che divideva il mondo bancario in due grandi gruppi: quello delle Banche di investimento o d’affari e quello delle Banche commerciali di risparmio. Obiettivo, tagliare l’erba sotto i piedi della speculazione finanziaria: le Banche d’affari non potevano fare raccolta di risparmi, le Banche commerciali potevano raccogliere il risparmio, ma non potevano fare operazioni finanziarie speculative.
Poi venne il Vietnam. Il 15 agosto 1971 il presidente Richard Nixon dichiara decaduto l’impegno americano a mantenere la parità dollari/oro: una decisione epocale. Fine del Gold Exchange Standard. Nixon fu costretto a prendere tale decisione. La guerra del Vietnam (disastrosa) era finita (30 aprile 1975 con la caduta di Saigon): oltre la débâcle morale restavano i debiti contratti dal governo americano per una guerra che – pochi se ne rendono ancora conto – bruciava circa 30 milioni di tonnellate di acciaio l’anno (due volte la produzione – allora – dell’Italia) e che, come tale, rappresentava una forte droga per economia-mondo dell’epoca. Le grandi società di armamenti reclamavano i pagamenti, ma il flusso di ordini di produzione e ricerca verso queste società si era arrestato. La liquidità era finita: bisognava stampare carta/dollari.
E’ così che scoppiò la crisi.
In breve accadde questo: il grande capitale internazionale (Rotschild, Rockefeller, J.P.Morgan, le BIG-Banks, ecc.) proposero al presidente a Nixon di utilizzare l’oro tenuto a Fort Knox come garanzia verso i debitori, i quali in cambio avrebbero fornito liquidità. A Londra, il vero centro finanziario mondiale, il cosiddetto ‘denaro a credito’ viene denominato con una locuzione curiosa, ma centratissima: ‘thin air’, ossia ‘aria fina’: denaro che non c’è. In quel momento fu come se la Banca si sostituisse al ministero del Tesoro americano autorizzato a stampare carta/moneta.
Alcuni grandi gruppi Usa tirarono un enorme sospiro di sollievo: videro saldarsi i loro crediti e tornare copiose le commesse ‘militari’. Idem il mondo finanziario per il quale si aprì una fase di enorme prosperità. Il debito degli Usa prese a crescere vertiginosamente, ma l’arrivo di tanti soldi-carta, oltre a tacitare i creditori, aprì le porte a una crescita economica mai vista.
Accadde, però, un altro fatto centrale: la ‘casta’ militare venne a saldarsi con la ‘casta’ finanziaria, ovviamente in modo del tutto non palese. Non è sciocco dire che negli Usa, oggi, esiste un centro di potere privato parallelo a quello governativo, importantissimo e altrettanto – se non ancora di più – forte.
Per il dollaro fu una débâcle dell’ordine di oltre il 3.500% (tremilacinquecento percento) in termini di perdita di potere d’acquisto. Il cittadino americano è senza dubbio il più indebitato al mondo, ma, sfortunatamente, lo è anche come responsabile di debiti privati e famigliari che sono altissimi. Ancora oggi il governo americano delibera, di tanto in tanto, di aumentare il già altissimo tetto dell’indebitamento statale, per poter pagare le pensioni o i dipendenti pubblici. Altro che debito del cittadino italiano, il quale oltretutto non è così indebitato sul piano privato.
Fu l’inizio di un’era incredibile e inattesa del ‘bengodi’: la gente credette che il sistema capitalistico avesse ormai dato dimostrazione di aver risolto definitivamente il problema del benessere per larghi strati di popolazioni: cibo, salute, casa, automobile, vacanze, viaggi, ecc. Il guaio era – e nessuno se ne accorse, e ancora oggi pochi se ne rendono conto – che tutto questo benessere era poggiato sul ‘debito’. E, come tutti sanno, quando ci si indebita, prima o poi arriva sempre il momento di restituire il credito ottenuto. E’ in quel frangente che possono anche nascere problemi seri.
Di più. In una situazione normale l’aumento della ricchezza concreta (espressa in moneta scambiabile) serve a pagare gli interessi maturati in quell’anno sul debito contratto. Difficilmente si riesce a produrre anche la rata del prestito venuta in scadenza da restituire al creditore. Ma, viste le prospettive, il creditore stesso interviene prestando altro denaro che serve per coprire le scadenze del debitore: nasce così il ‘credito revolving’.
Quella del credito revolving (nuovi prestiti per pagare quelli scaduti) divenne una piaga regolare, la ciliegina sulla torta.
Bingo! L’economia cedette e le garanzie solide persero valore: si arrivò così al 2008.
di | 8 agosto 2017

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