domenica 22 marzo 2009

Al Congresso "sull'acqua" dei 155 paesi ci si è fermati in mezzo al guado

Ne avevo già parlato in un precedente post - il n° 1570 - del forum e del controforum e, come dissi allora, il vero problema non era la definizione ma il reale contesto su cui si faceva la discussione: la sete avanzante sul pianeta; le possibili guerre per essa; il problema che non si pone solo per i paesi meno avanzati ma anche in occidente ed infatti da noi essa viene sempre più considerata un bene anzichè un diritto. Invece al livello internazionale si è deciso di fermarsi a mezza via: non è un bene (come volevano le multinazionali) ma nemmeno un diritto; è, invece, una "necessità" cosa questa che NON SIGNIFICA ASSOLUTAMENTE NULLA visto che non si riesce a capire cosa singifichi. Senza acqua non c'è vita; con poca di essa si muore di sete e non ci si può lavare; con molta si fanno molte cose però ciò avviene a patto che l'acqua non sia rubata ad altri. I governi, da bravi Pilato, non hanno voluto prendere una posizione netta ed hanno fatto il danno peggiore perchè non hanno chiuso la porta alle multinazionali e nemmeno hanno difeso il diritto di accesso ad essa; le voci dissenzienti ci sono state ma sono rimaste sullo sfondo e hanno avuto poco peso: insomma non è servito quasi a niente e i problemi, come i diritti negati, permangono; se si voleva la prova provata che il capitalismo di rapina perde il pelo ma non il vizio (anche in tempi di crisi grave come questi nostri) e la sua natura rimane la stessa: se i popli della terra vorranno cambiare strada ed avere un futuro se ne dovranno disfare insieme ai suoi sacerdoti sennò pochi anni e saremo punto e a capo!!
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