martedì 16 giugno 2009

L'Iran in bilico, lontano eppure così vicino.....

Le notizie, e le immagini, che arrivano dall'Iran sono preoccupanti (se anche Amensty si è mossa.....) e anche il sintomo di un'occasione mancata delle forze interne che cercano di transitarlo ad una normalità che anocra non ha conosciuto fin dalla rivoluzione che portò gli ayatollah al potere. E' una storia dura quella di questo paese: non sono arabi nè sunniti e nemmeno sono amati perchè si richiamano allo sciismo che è considerata eresia (si anche nel mondo islamico ci sono problemi del genere, mica solo in occidente) dagli altri. E' una storia antica e moderna: un'esempio di come un'antica civiltà (gli sciiti sono come dire una razza a parte rispetto al resto delle tribù circostanti) si sia venuta trasformando dalle origini ad oggi ad un regime religioso ammantato di elezioni democratiche (si fa per dire perchè poi il reale potere ce l'hanno i religiosi). E' un paese chiave della regione e aspira a diventare una potenza regionale (e ha anche le risorse economiche per farlo) ha conosciuto una sanguinosissima guerra con l'Iraq (fomentata dagli americani) e ha tutti i connotati per esserlo: ecco perchè è temuto anche dai paesi limitrofi, Israele in testa. Queste erano elezioni importantissime perchè potevano sengare un passaggio importante in quella società che è sempre stata sotto la cappa degli integralisti, invece non è andata nella maniera sperata e le gente, quasi incredula della vittoria di Ahmadinejad, si sente scippata di qualcosa. Ma direo, amio parere c'è molto di più: c'è il suo futuro perchè se è vero che il suo nemico storico, gli USA, ha cambiato imperatore e mostra un volto un pochino più umano c'è sempre la resenza dei suoi nemici e concorrenti regionali che lo vedono come il fumo negli occhi aspettando solo l'occasione propizia di approfittarne (sono ricorrenti le veci di un'attacco israeliano alle centrali nucleari) per ridurne il peso nello scacchiere: anche perchè proprio questo paese finanzia organizzazioni islamiche, sia in Palestina che in Libano, che sono accusate di fomentare le tensioni e provocare guerre civili impedendo la stabilizzazione e l'avvio di essi su una strada che si spera sia diversa. Nessuno che siano sano di mente si augurerebbe una guerra civile in quel paese come nessuno che sia sano di mente si augura lo scontro militare con i suoi vicini: sarebbe in entrambi i casi un grave pericolo per l'intero pianeta, soprattutto in un frangente come questo dove perfino in occidente i venti di una guerra infinta da anni fomentano le fantasie di pochi esaltati che sperano di riformare a propria immagine e somiglianza l'intero globo. Non si può non essere solidali con le proteste esplose ma contemporaneamente non si può non essere preoccupati delle conseguenze che le stesse possono provocare e non solo all'interno del paese
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