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lunedì 11 maggio 2020

Savona, l’Italia non rischia il default: il vero problema è lo spread

Fonte: Sputnik Italia
L'Italia non è un paese a rischio default, la sua stabilità economica si fonda sul risparmio degli italiani e sull'export del Made in Italy e della manifattura d'alta qualità. Preoccupa lo spread.
L’Italia può stare tranquilla che non rischia il default, il vero problema è lo spread sui titoli di stato rispetto ai bund tedeschi. Lo dice il presidente Consob Paolo Savona ospite dell’evento streaming Milano Capitali, organizzato dall’emittente televisiva Class Cnbc.
L’Italia può poggiarsi su due pilastri che sono i suoi punti di forza, ovvero il risparmio degli italiani e l’esportazione del Made in Italy quale trainante per la ripresa economica.
Mettere il risparmio al servizio della crescitaLa vera domanda che ci dobbiamo porre, afferma Savona, è come dobbiamo mettere il risparmio degli italiani al servizio della crescita e della ripartenza del Paese.
Fare in modo che quei fondi che giacciono semi inerti nei conti correnti dei cittadini possano fruttare a beneficio di tutta la comunità nazionale.
Sottoscrivere il debito pubblicoPer dimostrare che teniamo a un futuro diverso dobbiamo “sottoscrivere il debito pubblico” ha detto il presidente della Consob.
E per quanto riguarda l’aumento del rapporto debito/Pil, Savona crede che la soluzione sia l’emissione di titoli di debito irredimibili con rendimento pari al massimo dell’inflazione che la BCE indica come tetto non superabile.
La Consob a sostegno dell’ItaliaNel suo ruolo di Autorità di controllo dei mercati finanziari la Consob è attiva sin dall’inizio della fase più acuta della pandemia per evitare che si verifichino sulla Borsa di Milano atti speculativi o predatori ai danni delle imprese italiane quotate.
Le vendite allo scoperto sono vietate nell’Unione Europea e anche la Consob ha vietato l’attività fino al 18 giugno, allo scopo di proteggere il mercato finanziario italiano dall’eccessiva speculazione.

lunedì 26 agosto 2019

Savona critica Draghi e propone: “Europa metta in campo strumenti di debito comune”

Fonte: W.S.I. 20 Agosto 2019, di Mariangela Tessa

L’Europa deve mettere in campo degli strumenti di debito comune, che non siano gli eurobond. In questo modo Paesi come l’Italia potrebbero liberare risorse per gli investimenti pubblici.
Questa la ricetta di Paolo Savona, presidente della Consob, per aiutare i conti pubblici italiani e allo stesso tempo evitare deflussi di investimenti dall’Europa verso il mercato dei T-Bond Usa.
“Va attuata la creazione di un sistema di debito europeo, che non è  l’eurobond ma creare una attività sicura che fermi il deflusso in Europa dei fondi verso gli Stati Uniti” ha detto Savona, intervenendo al Meeting di Rimini, aggiungendo che “Se si crea questo titolo che fa parte di un programma completo e il ricavato di questi titoli viene dato a Paesi come l’Italia che per uno o due anni non emettono debito, questi strumenti possono cessare le pressioni verso lo spread italiano, che può anche azzerarsi e, se l’Italia attua un programma credibile, noi risparmiamo 30 miliardi subito che possiamo investire in infrastrutture”, ha continuato il presidente della Consob.
Per farlo, secondo Savona, bisogna fare ‘un accordo serio con l’Ue’ e garantire che ‘non vogliamo uscire dall’Europa, non vogliamo uscire dall’euro in via definitiva…’, anche perche’ altri metodi per Savona non funzionano: ‘Io sono andato qualche volta a battere il pugno sul tavolo a Bruxelles ma non sentiva nessuno… mentre un’idea ben posta…’.
Savona ha poi sottolineato che “quando è scoppiata la crisi internazionale ‘l’Europa era impreparata, la Bce era impreparata. Draghi ha fatto il  Quantitative easing solo nel 2012, quattro anni dopo’ l’inizio della crisi. ‘Questa è la mia critica, non sono contro l’Europa ma (le istituzioni, ndr) non sono state dotate degli strumenti giusti’.
Per Savona”serve una banca centrale che abbia il potere di intervenire sulla speculazione ma non nel modo in cui ha fatto Draghi”. Infatti, Savona ha spiegato che la Bce ‘interviene sul debito pubblico italiano che ne ha bisogno, perché  è oggetto di speculazione, ma poi interviene anche su quello tedesco che non ne ha bisogno e in questo modo ‘gli interventi della banca centrale calmierano ma non risolvono’.

sabato 15 giugno 2019

Paolo Savona: “Risparmio è il punto di forza dell’Italia”

Fonte: W.S.I. 14 Giugno 2019, di Alessandra Caparello

Nonostante il debito pubblico monstre, la solidità dell’Italia è nel risparmio. Così il presidente della Consob, Paolo Savona nella sua prima relazione da numero uno della Commissione nazionale per le società e la Borsa.
“Se la fiducia nel Paese è solida e la base di risparmio sufficiente, livelli di indebitamento nell’ordine del 200% rispetto al Pil non contrastano con gli obiettivi economici e sociali perseguiti dalla politica (…) i tentativi di contenere gli eccessi di debito pubblico con avanzi di bilancio statale hanno manifestato i limiti intrinseci nel raggiungere l’obiettivo di stabilità senza una parallela crescita.
Il professore sottolinea come il risparmio sia la componente dello sviluppo italiano sotto diretta e prevalente influenza del Paese, il punto di forza della società italiana.
Una parte significativa è sotto forma di attività finanziarie in dimensioni quasi pari alla componente immobiliare. Gli investimenti in costruzioni hanno sempre rappresentato il secondo motore della nostra crescita e si sono sostituiti nei momenti critici al traino delle esportazioni. La cura del buon funzionamento dei due motori richiede da parte delle autorità un pari impegno.
In merito alla posizione dell’Italia nella comunità europea, il Paese non  rappresenta un problema finanziario, sottolinea Savona.
Senza voler negare l’esistenza di problemi interni al Paese, i giudizi negativi non di rado espressi da istituzioni sovranazionali, enti nazionali e centri privati appaiono prossimi a pregiudizi, perché resi su basi parametriche finanziarie convenzionali che non tengono conto dei due pilastri che reggono la nostra economia e società: la forza competitiva delle nostre imprese sul mercato globale e il nostro buon livello di risparmio (…) E’ come se l’Italia fosse collocata dentro ‘la caverna di Socrate‘, dove le luci fioche della conoscenza che in essa penetrano proiettano sulle pareti un’immagine distorta della realtà. Per giunta in presenza di un continuo vociare a senso unico che stordisce. E’ compito di chi riveste posizioni di vertice della politica, dell’economia e dei mezzi di informazione rafforzare la luce e abbassare i toni per ristabilire la fiducia Sul futuro del Paese”.

lunedì 22 ottobre 2018

Italiani popolo di formiche: cosa c’è dietro la crescita dei risparmi

Fonte: W.S.I. 22 ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Crescono i risparmi delle famiglie italiane che vuoi la crisi politica, vuoi le tensioni finanziarie, decidono di lasciare il loro denaro sui conti con la conseguenza che aumentano le riserve in banca cresciute in 12 mesi di oltre 50 miliardi di euro mentre i c/c arrivano a sfondare il tetto dei mille miliardi.
Questi i dati principali che emergono dalle ricerca del Centro studi di Unimpresa sull’andamento delle riserve delle famiglie e delle imprese italiane, secondo la quale, in totale, negli ultimi 12 mesi nei conti correnti sono stati accumulati 74 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Nel dettaglio, dice il rapporto, le famiglie non spendono e hanno lasciato in banca 26,1 miliardi in un anno (+2,77%), così anche le aziende i cui fondi sono cresciuti di circa 20 miliardi (+7,95%), e di oltre 4 miliardi invece le imprese familiari (+7%).
“Da diversi anni registriamo questo preoccupante andamento dei depositi bancari. A frenare consumi, investimenti e credito sono rispettivamente la paura di nuove tasse e l’assenza di certezze sul futuro, nell’ultimo periodo si è aggiunta anche qualche preoccupazione sul fronte politico per l’instabilità del governo”.
Così il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. Questi dati arrivano mentre la Consob mette in luce come le scelte di investimento degli italiani sono ancora segnate da una scarsa conoscenza dei concetti base della finanza. Nel rapporto  sulle scelte di investimento delle famiglie italiane per il 2018, l’Autorithy  evidenzia che la ricchezza netta delle famiglie rimane stabile sui livelli del 2012 attestandosi a 9 volte il reddito disponibile, sopra la media Ue ma i risparmiatori italiani sono “affetti” da un cronico ritardo in termini di educazione finanziaria. Solo il 50% degli intervistati ha dichiarato di comprendere il significato di nozioni di base  come inflazione, relazione rischio/rendimento, diversificazione, mutui e interesse composto, mentre solo il 20%ha risposto correttamente su temi come relazione prezzo/tassi di interessi delle obbligazioni e rischiosità delle azioni. Solo il 20% degli intervistati infine manifesta la volontà di voler accrescere le proprie competenze, con una maggiore frequenza tra le donne.

domenica 9 novembre 2014

Curioso, il finanziere di Renzi punta sul crollo Mps. E vince

FONTE: LIBREIDEE.ORG
A volte può bastare un annuncio a effetto, per fermare il terremoto. Se invece l’annuncio non arriva, e se il terremoto si chiama Monte dei Paschi di Siena, ci rimetteranno sia i rispamiatori di Mps che i contribuenti, che saranno poi chiamati a sostenere la banca. Ci rimettono tutti? Non proprio. C’è anche chi specula sul crollo, per farci soldi a palate. Per esempio Davide Serra, il finanziere di Renzi, ospite fisso alla Leopolda da cui impartisce lezioni politiche contro operai e sindacati. Tutto questo, sostiene il blog “Senza Soste”, si chiama scandalo. Perché è impossibile non vedere la concertazione degli eventi, il silenzio del premier che non è intervenuto per impegnarsi su Mps e la fiduciosa attesa di Serra, un broker che gioca al ribasso, sicuro di vincere. «Sì, proprio lui, l’amministratore delegato del fondo Algebris, che ha la gigantografia di Mandela in ufficio a Londra, comprata ad un’asta dove c’era Angela Merkel, e che chiede di sanzionare chi fa sciopero in Italia. Insomma lo sponsor finanziario più noto di Matteo Renzi».
Nell’ambiente, Serra è noto come operatore che fa vendite allo scoperto: acquista in anticipo l’obbligo di vendita di azioni e obbligazioni a una determinata data, sperando che nel frattempo il loro valore crolli, in modo da rivendere guadagnandoci, senza aver prima acquistato neppure un titolo. «Grossomodo è quello che è accaduto realmente, quando Serra ha incassato forti dividendi dal crollo in borsa di Mps», scrive “Senza Soste”. In questi casi, la vigilanza bancaria può segnalare la posizione di vendita ribassista allo scoperto, e la Consob qui lo ha fatto prima che il titolo crollasse. «Ma può fare anche un’altra cosa: può direttamente vietare la vendita allo scoperto per impedire comportamenti speculativi. La Consob naturalmente non ha vietato nulla, il titolo Mps ha finito di crollare e Serra ha guadagnato». Cosa poteva fare il governo? «Elementare: tutelare i risparmiatori Mps, e i contribuenti che dovranno ripianare la voragine di Siena».
Sarebbe bastato «portare il presidente del Consiglio davanti ai microfoni, gesto che gli riesce benissimo, per dichiarare che si sarebbe fatto di tutto per salvare Mps, in modo da far risalire il titolo e contenere i danni sia ai risparmiatori che ai contribuenti». Questo però avrebbe mandato in fumo la scommessa di Serra sul crollo della banca toscana. Così, Palazzo Chigi rischia di apparire come «il più gigantesco covo di insider trading del paese», una postazione privilegiata «dove si detengono informazioni riservate, ad esempio, su Mps e, guarda te il caso, dove gli amici del presidente del Consiglio su Mps finiscono per guadagnarci». Conclude “Senza Soste”: «Una volta poi smantellato il sistema locale del credito in Toscana poi qualcuno pagherà: contribuenti e risparmiatori, ad esempio. Bravi bischeri che votate Pd, continuate così: votate chi lascia, noi e voi, in mutande».

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