Visualizzazione post con etichetta QE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta QE. Mostra tutti i post

lunedì 26 agosto 2019

Savona critica Draghi e propone: “Europa metta in campo strumenti di debito comune”

Fonte: W.S.I. 20 Agosto 2019, di Mariangela Tessa

L’Europa deve mettere in campo degli strumenti di debito comune, che non siano gli eurobond. In questo modo Paesi come l’Italia potrebbero liberare risorse per gli investimenti pubblici.
Questa la ricetta di Paolo Savona, presidente della Consob, per aiutare i conti pubblici italiani e allo stesso tempo evitare deflussi di investimenti dall’Europa verso il mercato dei T-Bond Usa.
“Va attuata la creazione di un sistema di debito europeo, che non è  l’eurobond ma creare una attività sicura che fermi il deflusso in Europa dei fondi verso gli Stati Uniti” ha detto Savona, intervenendo al Meeting di Rimini, aggiungendo che “Se si crea questo titolo che fa parte di un programma completo e il ricavato di questi titoli viene dato a Paesi come l’Italia che per uno o due anni non emettono debito, questi strumenti possono cessare le pressioni verso lo spread italiano, che può anche azzerarsi e, se l’Italia attua un programma credibile, noi risparmiamo 30 miliardi subito che possiamo investire in infrastrutture”, ha continuato il presidente della Consob.
Per farlo, secondo Savona, bisogna fare ‘un accordo serio con l’Ue’ e garantire che ‘non vogliamo uscire dall’Europa, non vogliamo uscire dall’euro in via definitiva…’, anche perche’ altri metodi per Savona non funzionano: ‘Io sono andato qualche volta a battere il pugno sul tavolo a Bruxelles ma non sentiva nessuno… mentre un’idea ben posta…’.
Savona ha poi sottolineato che “quando è scoppiata la crisi internazionale ‘l’Europa era impreparata, la Bce era impreparata. Draghi ha fatto il  Quantitative easing solo nel 2012, quattro anni dopo’ l’inizio della crisi. ‘Questa è la mia critica, non sono contro l’Europa ma (le istituzioni, ndr) non sono state dotate degli strumenti giusti’.
Per Savona”serve una banca centrale che abbia il potere di intervenire sulla speculazione ma non nel modo in cui ha fatto Draghi”. Infatti, Savona ha spiegato che la Bce ‘interviene sul debito pubblico italiano che ne ha bisogno, perché  è oggetto di speculazione, ma poi interviene anche su quello tedesco che non ne ha bisogno e in questo modo ‘gli interventi della banca centrale calmierano ma non risolvono’.

domenica 4 agosto 2019

Tassi di interesse negativi, così si puniscono i risparmiatori invece di premiarli

Fonte: Il Fatto Quotidiano Economia Occulta - 4 Agosto 2019 Loretta Napoleoni
Questa settimana la Federal Reserve americana ha tagliato i tassi d’interesse dello 0,25%. Tutti se lo aspettavano ma questo non significa che il ritorno alle politiche monetarie espansionistiche non faccia paura in un momento come questo, quando i tassi negli Stati Uniti sono vicini allo zero e l’economia si dice cresca su base annuale del 3%. Tradizionalmente il tasso d’interesse è lo strumento primario, insieme alla pressione fiscale, per aiutare l’economia a superare periodi recessivi o per combattere l’inflazione. Da più di un decennio, infatti, da quando l’economia mondiale è scivolata sulla buccia di banana dei mutui sub prime, le banche centrali hanno perseguito politiche monetarie espansioniste, con modestissimi risultati però. Alcune hanno addirittura abbassato i tassi al di sotto dello zero, tra queste c’è la Banca Centrale Europea, e le banche centrali dei paesi scandinavi, quella del Giappone e quella della Svizzera.
Il perdurare dei tassi d’interesse negativi e gli scarsi risultati di questa politica hanno scardinato alcuni principi economici, così il risparmiatore invece di essere premiato viene punito. Poiché il denaro non frutta o frutta molto poco gli investitori si sono riversati sui beni immobili e sul mercato azionario, il finanziamento del debito pubblico è diventato sempre più difficile al punto che bisogna creare condizioni ad hoc vantaggiose per le banche affinché lo sottoscrivano (si pensi al meccanismo creato dalla Bce per acquistare titoli di stato dalle banche).
Queste distorsioni possono diventare pericolose qualora perdurino nel tempo. Ed ecco perché dopo più di un decennio economisti e banchieri centrali hanno iniziato a interrogarsi su quali manovre alternative possono essere usate per continuare a sostenere l’economia mantenendo i tassi intorno a zero o anche sotto zero ma evitando gli effetti negativi di questa politica sui risparmiatori. Il problema fondamentale, infatti, sono i risparmiatori, specialmente quelli piccoli e medi. Tra le proposte ventilate c’è l’introduzione di due tassi paralleli, uno per i risparmiatori, positivo, e uno per le banche, intorno a zero o negativo. Il primo genera profitti e il secondo riduce i costi di chi paga mutui e interessi sui prestiti. L’effetto congiunto dovrebbe far aumentare la spesa poiché il reddito disponibile salirebbe. Secondo questo schema la banca centrale per stimolare l’economia e contrastare le spinte recessive può far si che il tasso d’interesse sui depositi rimanga costante o che si alzi mentre quello sui prestiti scende.
Altra proposta interessante proviene dall’esperienza australiana. Durante la crisi del credito del 2007-2008 il governo ha distribuito soldi alla popolazione per evitare un crollo simile a quello avvenuto nel mercato immobiliare americano. Gli assegni inviati hanno evitato la catastrofe, motivo per cui oggi alcuni economisti suggeriscono di fare altrettanto. Non si tratta di lanciare bigliettoni dall’elicottero Bce, ma di sostenere la base della piramide del debito onde evitare che ci crolli addosso.
Dal Giappone arriva una terza alternativa: acquistare con i soldi stampati dalla banca centrale, e quindi attraverso il Quantitative Easing, le azioni detenute dagli investitori. In altre parole liquidare l’investimento che costoro hanno fatto fuori dal sistema bancario a causa dei tassi negativi. Il problema è l’alta concentrazione di investimenti sul mercato azionario. I grossi risparmiatori detengono la maggior parte dei pacchetti azionari e quindi la monetizzazione dei loro portafogli premierebbe principalmente i ricchi piuttosto che i piccoli e medi risparmiatori.
Naturalmente tutte queste proposte per funzionare al massimo hanno bisogno di politiche fiscali diverse da quelle attuali. L’idea che la tassazione debba essere il più possibile piatta per far sì che l’effetto cascata, il celeberrimo trickle down effect, funzioni non sta né in cielo né in terra dal momento che negli ultimi venti anni questo principio ha solo aumentato vertiginosamente le diseguaglianze economiche e prodotto la fuga dei cervelli. In Europa fino a ora soltanto il governo polacco ha concesso l’esenzione fiscale ai giovani laureati che decidono di rientrare in patria. Uscire dalla spirale recessiva è possibile anche con i tassi d’interesse intorno alla zero, o sotto zero, ma per farlo bisogna tassare pesantemente chi si è arricchito grazie alle anomalie economiche degli ultimi decenni, stampare denaro, insomma non basta, è necessario redistribuirlo tutto, non solo quello fresco delle presse.
Sarà interessante vedere come le nuove leadership europee, dalla Commissione fino alla guida della Bce, affronteranno il prossimo autunno il perdurare del clima recessivo, se avranno il coraggio di essere innovative e di lavorare per le masse invece che per le élite.

giovedì 20 giugno 2019

Bce, svolta di Weidmann mentre si avvicina scadenza del mandato di Draghi: “Il suo piano anti spread era legale”

Fonte: Il Fatto Quotidiano di | 19 Giugno 2019  
Mentre l’economia dell’Eurozona e quella della “locomotiva tedesca” rallentano, il governatore della Bundesbank Jens Weidmann ammette di essersi sbagliato sullo “scudo anti spread” concepito da Mario Draghi durante la crisi dei debiti sovrani dei Paesi della moneta unica. In un’intervista concessa all’edizione online del quotidiano tedesco Die Zeit, l'(ex) falco tedesco ricorda che “la Corte europea di giustizia ha preso in esame l’Omt e ha stabilito che è legale” e ammette: “La mia posizione non aveva una base legale. Era dettata dalla preoccupazione che la politica monetaria sarebbe finita nel vortice della politica di bilancio. Naturalmente, una banca centrale deve agire decisivamente nel peggior scenario, ma data la sua indipendenza, non dev’esserci alcun dubbio che agisce all’interno del suo mandato”.
Il tedesco, che per anni si è opposto alla politica accomodante dell’Eurotower e anche al quantitative easing rilanciato ieri da Draghi, era l’unico in seno al board Bce ad essersi sempre detto contrario al programma di acquisto illimitato di titoli di Stato Outright Monetary Transactions (Omt), messo a punto nell’estate 2012 dopo il famoso “whatever it takes” e mai utilizzato. Nel 2013 decine di migliaia di cittadini tedeschi coordinati e politici locali chiesero alla Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe di valutare se l’Omt travalicava il mandato dell’Eurotower. E Weidmann andò addirittura a testimoniare in aula contro il piano, sostenendo che ”non può essere compito della politica monetaria comprare tempo per l’azione sui bilanci”. Tre anni dopo la stessa Corte di Karlsruhe ha stabilito che il piano era compatibile con le regole europee
Weidmann, con questa mossa, ottiene anche di riposizionarsi nel tentativo di spianarsi la strada verso la poltrona di vertice della Bce, che Draghi lascerà a fine ottobre. Il tedesco è uno dei candidati con maggiori chance ma rischia di dover fare i conti con l’ostilità di paesi del Sud Europa.

di | 19 Giugno 2019

lunedì 18 marzo 2019

Draghi ha parlato dei problemi del Pil. Ma è un altro il colpo che aspetta le imprese

Fonte: Il Fatto Quotidiano Zonaeuro | 18 Marzo 2019
di Flaminio de Castelmur per @SpazioEconomia
Risale a dieci giorni fa l’intervento di Mario Draghi che ha illustrato le ultime decisioni operative della Bce. I tassi fermi sono stati enfatizzati dai commentatori forse più dell’altra operazione annunciata, un nuovo round di TLTRO a scadere nel 2021.
Soffermarsi su questo evento porterà ad analizzare il vero stato dell’economia europea, forse più della manovra sui tassi. La giustificazione è la problematica aspettativa riguardante il Pil dell’Eurozona e, aggiungeremmo, l’entrata in vigore dei nuovi criteri di analisi dei bilanci dei clienti affidati da parte delle banche, a seguito dell’entrata in vigore dei nuovi principi contabili IFRS9.
Nella ricerca di una regolamentazione sempre più adeguata a prevenire i dissesti bancari, la Bce ha previsto l’obbligo per gli Istituti di credito di ragionare sulle probabilità di default dei crediti in portafoglio con una visione prospettica e non più statica. Con l’introduzione dell’IFRS 9, la valutazione degli accantonamenti non avviene più solo come copertura dei crediti deteriorati (incurred loss) ma sulla base delle perdite attese sugli impieghi che potranno deteriorarsi in futuro (expected loss).
In sostanza, le analisi della solidità creditizia dei clienti dovranno essere effettuate con una visione di almeno tre anni, per prevenire la possibilità che gli stessi crediti possano addivenire ad un deterioramento qualitativo nel breve termine. Si è creata anche una nuova categoria di crediti, la Stage 2 o underperforming, che conterrebbe i crediti in bonis che, per una combinazione di eventi, potrebbero trasformarsi in inesigibili.
La conseguenza più diretta di queste nuove norme sarà l’aumento del patrimonio di vigilanza da accantonare per i crediti Stage 2 identificati dai nuovi sistemi di allerta (Trigger AQR) che le Banche saranno obbligate ad adottare al fine di anticipare i processi di deterioramento dei crediti, accantonamento che ridurrà naturalmente i fondi elargibili per nuovi crediti, creando tensioni sui mercati.
Quanto sopra svolgerà pienamente i suoi effetti dalle metà dell’anno, con la pubblicazione dei bilanci e le conseguenti revisioni degli affidamenti, ed è in quel momento che il nuovo programma di TLTRO (Targeted Long Term Refinancing Operations) dovrebbe fornire capitali freschi alle banche europee. La situazione italiana, afflitta dalla cronica situazione di crisi dei consumi e travagliata anche dai problemi causati al commercio internazionale dalle prese di posizione americane con i dazi imposti a mezzo mondo, amplificherà ulteriormente gli effetti delle norme, in considerazione anche alle performance spesso scadenti del sistema bancario nostrano.
Ma per le imprese italiane i problemi non si limitano (!) a questo. Entrerà in vigore al 15 agosto di quest’anno, la nuova normativa relativa alle situazioni di crisi d’impresa che riforma il vecchio codice del fallimento. E la combinazione di queste disposizioni con la stretta creditizia sopra paventata, potrebbe essere un colpo tremendo al sistema imprenditoriale italiano.
Il decreto legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019 recante il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, in ottemperanza a quanto stabilito nella legge delega (L. n. 155/2017) è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 38, del 14 febbraio 2019. L’intento esplicito del Legislatore, prevedere cioè l’introduzione dii strumenti di prevenzione del dissesto definitivo dell’attività, introdotto nel nostro sistema regolamentare l’istituto delle procedure di allerta e di composizione assistita della crisi d’impresa. Si cerca in questo modo di prevenire l’incancrenirsi di situazioni che potrebbero portare ad una procedura concorsuale, permettendo all’impresa che potrebbe ancora svolgere una funzione corretta di produzione di ricchezza e benefici per la collettività, di adottare misure di aggiustamento della situazione debitoria e gestionale.
Lo svolgimento concreto della procedura prevede che venga segnalata la situazione di crisi con l’allerta sollevato da  in primo luogo, dall’imprenditore, per il quale la corretta attivazione è stata “stimolata” tramite misure premiali o punitive, anche penali (art. 25); in secondo luogo (art. 14) dagli organi di controllo societari, dal revisore contabile e dalla società di revisione , i quali devono rendere noti gli indizi del dissesto all’organo amministrativo e, se quest’ultimo non si attiva, direttamente all’Ocri (organismi di composizione della crisi d’impresa, da istituirsi presso le camere di commercio (art. 16); in terzo luogo (art. 15), dall’Agenzia delle entrate, dall’Agente della riscossione e dall’Inps.
Zonaeuro | 18 Marzo 2019

lunedì 4 febbraio 2019

Tria: vi spiego perché debito italiano è sostenibile

Fonte: W.S.I. 4 Febbraio 2019, di Alberto Battaglia

La politica economica del governo gialloverde è stata, in particolare agli esordi, giudicata irresponsabile per un Paese come l’Italia, il cui debito pubblico supera il 130%. L’annuncio di una battaglia con l’Europa sul deficit strutturale si è poi ridimensionata. Ma le opinioni sulla sostenibilità del debito pubblico continuano ad essere polarizzate. Sul fronte “pessimista”, si è espressa recentemente Bloomberg, definendo il debito italiano come il grande problema europeo.
Lo stato italiano potrebbe facilmente trovarsi nella condizione di non ripagare i suoi creditori? Anche se l’elevato bagaglio di debito costringe lo stato a mettere da parte buona parte del gettito fiscale per pagare gli interessi sui titoli di stato, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è convinto che l’Italia sia lontana dal rischio insolvenza. In una recente lectio magistralis tenuta alla Columbia University di New York, il titolare di Via XX Settembre ha riassunto le ragioni che rendono solide le finanze italiane. Le ragioni per sentirsi al sicuro sono cinque.
  1. “La ricchezza privata dell’Italia è una delle più alte del mondo, con un valore patrimoniale di almeno 9 volte reddito pro capite, in linea con i più ricchi della media Ue. Pertanto, il patrimonio netto complessivo del paese è solido e segnala un sistema economico resiliente e liquido”, ha affermato Tria. Va però ricordato che la ricchezza privata può rientrare nella disponibilità dello stato solo se prelevata tramite la tassazione: il che non rassicurerà i possessori di patrimoni, in particolare di immobili.
  2. Seconda ragione di solidità è ravvisabile nei “tassi d’interesse che scendono al di sotto della crescita media”. Fatto che rende “il debito è solo un apparente onere”. Secondo Tria, “i tentativi di consolidamento eccessivamente zelanti si sono dimostrati controproducenti”, probabilmente riferendosi all’esperienza del governo Monti. L’argomento sui tassi d’interesse inferiori al tasso di crescita media (nominale), è in qualche modo vincolato all’andamento dello spread. Di qui, probabilmente, la moderazione della Legge di Bilancio rispetto alle costose promesse elettorali. Basti ricordare la flat tax al 15% per tutti o la cancellazione della Fornero.
  3. La stabilità degli avanzi primari. Secondo Tria, il fatto che l’Italia da lungo tempo incassi più risorse dai cittadini di quelle che spende, prima del pagamento degli interessi sul debito, “dimostra che è determinata a ridurre il livello del debito continuamente e progressivamente”. Anche qui, i dubbi emergono su quanto avanzo primario sarebbe ottimale per conseguire una riduzione del debito che però non gravi sulla crescita economica.
  4. “In quarto luogo”, ha affermato Tria, “il debito italiano presenta un profilo temporale, una struttura di duration e un costo medio particolarmente favorevole, concentrato per il 72% in obbligazioni a lungo termine e un tasso medio di sostituzione di 6,7 anni. Inoltre, il debito è detenuto per il 70% da residenti italiani”.
  5. Quinta e ultima ragione per la quale il debito italiano non è considerato a rischio sarebbe rappresentata dal giudizio stesso dei mercati. “Nonostante l’imminente conclusione dell’allentamento quantitativo (Qe), il costo medio del servizio del debito è diminuito (nel 2018 l’Italia ha emesso 390 miliardi di euro di titoli di stato ad un costo medio di emissione dell’1,07%) e Credit Default Swap e gli spread sono rimasti ben al di sotto dei livelli precedenti al “whatever it takes” di Mario Draghi”.

venerdì 9 marzo 2018

Italia "cavia" per un nuovo esperimento dell'Ue

Fonte: IlSussidiario.net
Non so se siete dei fumatori. Io sì, mio malgrado e soprattutto in questo momento che dovrebbe vedermi ancora più attento alla salute. Capirete quindi il mio stupore, misto voglia di imbracciare il mitra, quando ieri al bar ho scoperto che da un giorno con l'altro il mio abituale pacchetto di sigarette è aumentato di 20 centesimi. Di botto: da 4,70 a 4,90 nottetempo, senza avvertire. Come fece Amato con i conti correnti per garantirci quel paradiso terrestre chiamato Europa. Ora, le sigarette non sono indispensabili, anzi fanno male, ma aumentare di 20 centesimi il pacchetto solo per tasse, ovvero introito statale, è delinquenziale e al tempo stesso sintomatico dello stato in cui siamo: si parlava, negando un giorno e ammettendo l'altro, di questa mossa da grandi strateghi della finanza pubblica già dall'autunno in fase preparatoria del Def, ma quando hanno dato il via al salasso per tabagisti: quattro giorni dopo il voto. 
Ovviamente, è una coincidenza fortuita, non una manovra alla Achille Lauro, ancorché al contrario. Bravo Padoan, un fenomeno: già vedo una luminosa carriera di docente in università prestigiose come Oxford o Harvard o Yale, pubblicazioni e convegni a go-go e, dulcis in fundo, il premio tanto agognato quanto meritato, un bel Nobel dell'economia che ormai non si nega a nessuno, persino a chi studia l'inutilità fatta materia come la cosiddetta economia comportamentale. Poi si lamentano che non li votano nemmeno più le loro famiglie e che Lega e M5S prendono preferenze con i badili e i secchi: fanno quasi pena, non fossero responsabili di furti legalizzati come quello perpetrato nelle tabaccherie per cercare di tamponare i conti in vista della manovra correttiva di primavera. 
Già, perché puntuale come morte e tasse, mercoledì l'Europa ha detto "stop" alla luna di miele elettorale con Roma e cha ricominciato a richiamarci ufficialmente all'ordine per i nostri conti pubblici e i loro squilibri, i quali sarebbero ormai tali da mettere a rischio la stabilità dell'intera eurozona. La cosa non stupisce, ve lo avevo detto ben prima del voto: Bruxelles aveva chiamato una tregua nella speranza di favorire un Gentiloni-bis (se Renzi non fosse l'egocentrico che è, l'attuale delirio politico si sarebbe potuto evitare senza problemi) o, quantomeno, un buon risultato del Pd che garantisse continuità con le politiche fin qui adottate. Niente da fare. Nonostante il record mondiale di chiusura vertenze sindacali vissuto proprio a ridosso delle urne (in questo caso, a differenza delle sigarette, si è stranamente operato prima che aprissero i seggi), il Pd ha dimostrato un fiato corto tale da trasformare un prigioniero sottoposto a waterboarding a Guantanamo in un provetto sommozzatore ad assetto variabile. Schiaffi a destra e a manca, come è giusto che sia stato. 
Ora, però siamo al redde rationem: tocca trovare, in tempi brevi, un minimo di 3,5 miliardi di euro e fino a un massimo di 5 per soddisfare le richieste dell'Ue. E chi sarà chiamato a operare in tal senso? L'Europa ha già reso noto di avere fiducia totale nel presidente Mattarella, di fatto facendo capire che il processo politico post-elettorale, così come la volontà espressa dai cittadini con il voto, non contano nulla: l'unica ratio è quella delle alchimie di Palazzo, in questo caso quirinalizie, visto che solo queste ultime possono evitare la sciagura in toto di leghisti o grillini a gestire l'economia. Per carità, non che chi l'ha fatto finora abbia brillato ma anche soltanto a livello di percezione, flat tax al minimo assoluto e reddito di cittadinanza non sono voci curriculari di cui andare fieri. Soprattutto in ambito Ue. 
E a conferma di questo asse invisibile Quirinale-Commissione Ue, ecco che gli eurocrati hanno sfoderato l'ennesimo atto di magnanimità in fatto di tempistica: i conti della manovrina andranno presentati un mese dopo il previsto, ovvero c'è margine fino a maggio. Insomma, hanno fatto due conti su quanto potrebbero durare consultazioni e giochi di potere attorno al Quirinale. Ripeto, nulla che stupisca, se non la certezza - che oggi abbiamo, suffragata dai numeri - di leghisti e pentastellati in pole position per gestire le casse dello Stato e i suoi traballanti conti. E se lo stesso presidente Mattarella, proprio ieri, ha aperto le danza ricordando a tutti gli attori in campo che questo è il tempo della responsabilità e della priorità da accordare al bene del Paese, nel pomeriggio è stato il turno del salvatore d'Europa numero uno, ovvero Mario Draghi, prendere la parola al termine del board della Bce a Francoforte. 
E cos'ha detto? Una cosa nuova e importante, nel mare di già sentito rispetto ai tassi di interesse che resteranno bassi anche oltre la fine del programma di acquisto il prossimo settembre: è stato eliminato dal comunicato del board ogni riferimento a eventuali prolungamenti o aumenti del controvalore di acquisti di bond, se questo si rendesse necessario. Ovviamente, la vulgata ufficiale vede questa mossa come figlia dei continui miglioramenti della situazione, la quale non necessiterebbe di sforzi ulteriori nemmeno a causa di rischio al ribasso da shock esterni (vedi i dazi di Trump, ad esempio), ma non è così. La fine del Qe sta davvero avvicinandosi? Occorre cambiare narrativa o siamo all'interno di un gioco delle parti per i mercati, più che per i governi? O entrambe le cose? Al netto della retorica ufficiale, cosa Mario Draghi non ha ancora potuto dirci? Cosa non si può ancora ammettere? 
Ce lo mostra questo primo grafico, il quale ci dice come il prossimo anno sarà il primo da quattro a questa parte in cui i mercati europei dovranno cavarsela da soli, ovvero senza la mano onnipresente e gli acquisti di prima e ultima istanza della Bce a comprimere artificialmente gli spread e a garantire bassi interessi e finanziamenti a costo zero. E cosa ci mostra il grafico? Che nel 2019 le redemptions totali di reddito fisso europeo (sovrano, ad alto rendimento e investment grade) saliranno del 20% a un ammontare di 1,1 triliardi di euro: insomma, gli investitori privati avranno parecchia carta da dover ingoiare tra qualche mese.
....... il resto al link indicato sopra

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore