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lunedì 4 febbraio 2019

Tria: vi spiego perché debito italiano è sostenibile

Fonte: W.S.I. 4 Febbraio 2019, di Alberto Battaglia

La politica economica del governo gialloverde è stata, in particolare agli esordi, giudicata irresponsabile per un Paese come l’Italia, il cui debito pubblico supera il 130%. L’annuncio di una battaglia con l’Europa sul deficit strutturale si è poi ridimensionata. Ma le opinioni sulla sostenibilità del debito pubblico continuano ad essere polarizzate. Sul fronte “pessimista”, si è espressa recentemente Bloomberg, definendo il debito italiano come il grande problema europeo.
Lo stato italiano potrebbe facilmente trovarsi nella condizione di non ripagare i suoi creditori? Anche se l’elevato bagaglio di debito costringe lo stato a mettere da parte buona parte del gettito fiscale per pagare gli interessi sui titoli di stato, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è convinto che l’Italia sia lontana dal rischio insolvenza. In una recente lectio magistralis tenuta alla Columbia University di New York, il titolare di Via XX Settembre ha riassunto le ragioni che rendono solide le finanze italiane. Le ragioni per sentirsi al sicuro sono cinque.
  1. “La ricchezza privata dell’Italia è una delle più alte del mondo, con un valore patrimoniale di almeno 9 volte reddito pro capite, in linea con i più ricchi della media Ue. Pertanto, il patrimonio netto complessivo del paese è solido e segnala un sistema economico resiliente e liquido”, ha affermato Tria. Va però ricordato che la ricchezza privata può rientrare nella disponibilità dello stato solo se prelevata tramite la tassazione: il che non rassicurerà i possessori di patrimoni, in particolare di immobili.
  2. Seconda ragione di solidità è ravvisabile nei “tassi d’interesse che scendono al di sotto della crescita media”. Fatto che rende “il debito è solo un apparente onere”. Secondo Tria, “i tentativi di consolidamento eccessivamente zelanti si sono dimostrati controproducenti”, probabilmente riferendosi all’esperienza del governo Monti. L’argomento sui tassi d’interesse inferiori al tasso di crescita media (nominale), è in qualche modo vincolato all’andamento dello spread. Di qui, probabilmente, la moderazione della Legge di Bilancio rispetto alle costose promesse elettorali. Basti ricordare la flat tax al 15% per tutti o la cancellazione della Fornero.
  3. La stabilità degli avanzi primari. Secondo Tria, il fatto che l’Italia da lungo tempo incassi più risorse dai cittadini di quelle che spende, prima del pagamento degli interessi sul debito, “dimostra che è determinata a ridurre il livello del debito continuamente e progressivamente”. Anche qui, i dubbi emergono su quanto avanzo primario sarebbe ottimale per conseguire una riduzione del debito che però non gravi sulla crescita economica.
  4. “In quarto luogo”, ha affermato Tria, “il debito italiano presenta un profilo temporale, una struttura di duration e un costo medio particolarmente favorevole, concentrato per il 72% in obbligazioni a lungo termine e un tasso medio di sostituzione di 6,7 anni. Inoltre, il debito è detenuto per il 70% da residenti italiani”.
  5. Quinta e ultima ragione per la quale il debito italiano non è considerato a rischio sarebbe rappresentata dal giudizio stesso dei mercati. “Nonostante l’imminente conclusione dell’allentamento quantitativo (Qe), il costo medio del servizio del debito è diminuito (nel 2018 l’Italia ha emesso 390 miliardi di euro di titoli di stato ad un costo medio di emissione dell’1,07%) e Credit Default Swap e gli spread sono rimasti ben al di sotto dei livelli precedenti al “whatever it takes” di Mario Draghi”.

lunedì 3 dicembre 2018

Manovra, Goldman Sachs: “Pressione dei mercati imporrà disciplina di bilancio”. Dombrovskis: “Cambio di toni non basta”

Fonte: Il Fatto Quotidiano di | 3 dicembre 2018
Il “più probabile catalizzatore per un ritorno alla disciplina di bilancio” sarà “un’ulteriore pressione dei mercati“. In questo momento “l’Italia getta una nube scura” sullo scenario dei mercati in Europa e “le cose potrebbero dover peggiorare prima di vedere un miglioramento”. E’ la previsione della banca d’affari Goldman Sachs, che interviene dopo un fine settimana che doveva essere decisivo ma durante il quale la maggioranza Lega-M5s non ha trovato la quadra sull’eventuale modifica ai saldi della legge di Bilancio e in particolare sulla riduzione del rapporto deficit/pil. Secondo gli analisti di Goldman, dopo la retromarcia della crescita registrata nel terzo trimestre 2018 l’economia italiana all’inizio del prossimo anno “flirterà con la recessione” e il pil nel 2019 aumenterà solo dello 0,4 per cento, contro l’1,5% previsto dal governo.
Intanto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis ha ribadito le richieste di Bruxelles, spiegando che il “cambio di tono” delle ultime settimane, con il governo italiano che appare “pronto a discutere e impegnarsi a cambiare la sua traiettoria di bilancio”, è ben accetto ma non basta: “Non si tratta solo di cambiare il tono della discussione ma di avere una correzione consistente“. L’iter della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, come confermato dal commissario agli affari economici Pierre Moscovici, va quindi avanti, in parallelo con l’avanzamento della manovra a Roma. I ministri dell’economia riuniti nell’Eurogruppo lunedì hanno dato il via libera alle conclusioni sui piani di bilancio 2019, nelle quali appoggiano le opinioni della Commissione inclusa quella sulla manovra italiana anche se si dicono a favore della prosecuzione del dialogo tra governo italiano e Commissione.
La “strategia” espansiva di bilancio “che il governo italiano ha adottato” con la manovra economica per il 2019 “non sembra funzionare ed è importante per l’economia italiana che questa strategia venga corretta”, ha aggiunto Dombrovskis, facendo riferimento alla tesi sostenuta dal governo secondo cui l’aumento della spesa in deficit dovrebbe spingere la crescita del pil fino all’1,5% l’anno prossimo. Un numero sempre più difficile da raggiungere alla luce degli ultimi dati Istat. “Ci sono nuove proposte e idee sul tavolo che vanno nella giusta direzione”, ha confermato Moscovici, “ma il gap con le regole del Patto di stabilità è ancora ampio e quindi ancora non ci siamo“.
Secondo Repubblica e La Stampa, il ministro dell’Economia Giovanni Tria dal G20 di Buenos Aires ha confermato che la trattativa con la Ue si sta concentrando su una riduzione del deficit/pil dal 2,4 all’1,9-2%. Ma il mandato a negoziare è stato attribuito ufficialmente dai vicepremier e azionisti di maggioranza Luigi Di Maio e Matteo Salvini al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Alla domanda se sia possibile trovare un punto di incontro su un numero vicino al 2%, Dombrovskis non ha voluto commentare, limitandosi a dire che “dove siamo è largamente noto: secondo la decisione del Consiglio di luglio l’Italia dovrebbe effettuare una correzione strutturale pari allo 0,6% del pil, invece vediamo, secondo i piani dello stesso governo, un deterioramento dello 0,8%. Secondo le previsioni della Commissione è anche peggio, è un deterioramento pari all’1,2% del pil. Vediamo che la differenza è molto grande. Anche la correzione che serve è molto sostanziale, ma non posso commentare ogni decimale di punto”.
Intanto lunedì mattina in commissione Bilancio alla Camera è ripreso l’esame degli emendamenti, dopo che nel weekend il Carroccio e i pentastellati hanno presentato un pacchetto di 54 proposte di modifica. Assenti, al momento, le norme sui due cavalli di battaglia del governo giallo-verde: reddito di cittadinanza e quota 100 per andare in pensione. Su questo la partita si giocherà tutta al Senato. In nottata dopo un lungo empasse la commissione ha votato per un’ora approvando una sola proposta di modifica, che introduce una detrazione forfettaria di 1000 euro per i cani guida. E l’esame potrebbe proseguire a oltranza anche venerdì notte. L’arrivo in aula è previsto per mercoledì 5 ed è slittato dalla mattinata alle 14.
di | 3 dicembre 2018

martedì 24 luglio 2018

Ue: “I mercati rimetteranno nei binari l’Italia”

Fonte: W.S.I. 24 luglio 2018, di Alessandra Caparello

Da Bruxelles arriva un nuovo avvertimento per l’Italia: “se dovesse sfidare i vincoli europei sui conti pubblici, i veri problemi non arriverebbero dall’Ue”, ma dai mercati. A parlare in questi termini è una fonte europea a La Stampa.
“Prima ancora di un’eventuale procedura da parte della Commissione per la violazione delle regole del Patto di Stabilità, ci penserebbero i mercati a rimettere l’Italia nei binari (…) non è una minaccia, ma soltanto la constatazione di quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi se il governo decidesse di tirare troppo la corda”.
Un’affermazione in risposta alle recenti dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini secondo cui l’Italia potrebbe ignorare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil. In via ufficiale dalla Commissione europea fanno sapere che i conti pubblici italiani saranno al vaglio dei tecnici di Bruxelles a ottobre, quando l’esecutivo giallo-verde invierà il progetto di legge di bilancio.
Ma sottobanco trapela altro ossia che l’unico che conta al momento in Europa per l’Italia è il ministro dell’economia Giovanni Tria che al Washington Post ha ribadito che l’impegno del paese è ridurre il debito e il deficit resterà nei limiti.
Quindi a conti fatti c’è un muro a muro: Tria contro tutti. “A questo punto sembra che l’estate non passerà liscia ma servirà per mettere sotto stress il Mef e Palazzo Chigi” scrive Lina Palmerini sul Sole 24 Ore che ipotizza uno scontro che arriverà al voto anticipato.
“Il punto è fin dove spingerà il braccio di ferro il vicepremier leghista. Fino al punto di provocare le dimissioni di Tria? La scelta di violare gli impegni con Bruxelles, probabilmente, comporterebbe pure contraccolpi per gli Esteri guidati dall’europeista Moavero. Ci si troverebbe, dunque, non soltanto davanti a una dimissione di peso ma a una tappa verso il voto anticipato”.

venerdì 6 luglio 2018

Piano draconiano di Tria: tagli alla spesa per tre anni

Fonte: W.S.I. 6 luglio 2018, di Alessandra Caparello
ROMA (WSI) –  Congelare la spesa corrente primaria nominale, che significa blocco per i prossimi 3 anni delle uscite della Pa a quota 727,7 miliardi di euro.
Questo il progetto del ministro dell’economia Giovanni Tria come rende noto oggi Il Messaggero. Un progetto draconiano lo definisce il quotidiano con una intenzione netta.
“Bloccare del tutto la spesa corrente, dando fiato a quella per gli investimenti, fino ad oggi penalizzata nelle politiche di bilancio”.
I tagli ipotizzati ammonterebbero a 33 miliardi di euro in tre anni che farebbero risparmiare allo Stato già nel prossimo anno 10 miliardi di euro. Soldi necessari se si pensa all’introduzione di misure come la flat tax o il reddito di cittadinanza.
Ma quali sono queste voci che rientrano nella spesa corrente che dovranno essere penalizzate negli intenti di Tria al fine di pareggiare i conti?
In primis gli stipendi dei dipendenti pubblici. Solo nel 2018 lo Stato dovrà spendere 171 miliardi di euro che però negli anni seguenti è destinata a scendere. Tuttavia da sciogliere c’è il nodo aumento che dovrebbe scattare proprio nel 2019.  Poi c’è il capitolo pensione la cui spesa, tra il 2018 e il 2021 a conti fatti, aumenterà di circa 23 miliardi di euro. Qualcosa qui si può fare, guardando il contratto di governo giallo-verde, solo sulle pensioni d’oro ma le barricate si sono già alzate.
Altro dossier che rientra nelle spesa corrente da sforbiciare è la spesa sanitaria quindi bloccare gli aumenti previsti, cosa che però stride con le promesse fatte in campagna elettorale da Lega e Cinque Stelle.
Allora dove si può intervenire? Sicuramente un fronte da maneggiare con cautela può essere quello della spesa per beni e servizi a cui hanno attinto anche i governi precedenti ma sarà difficile trovare solo lì quei 30 miliardi previsti dal ministro Tria.

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