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venerdì 9 ottobre 2020

La Confindustria di Bonomi in campo contro i ‘poveracci’

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano Pierfranco Pellizzetti Economia & Lobby - 8 Ottobre 2020

“All’accusa che i leader sindacali hanno rivolto a Confindustria di non volere i contratti abbiamo risposto con chiarezza che Confindustria i contratti li vuole sottoscrivere e rinnovare. Solo che li vogliamo ‘rivoluzionari’, rispetto al vecchio scambio di inizio Novecento tra salari e orari”. Tradotto: in quanto autorizzino la piena mano libera delle imprese nelle decimazioni aziendali a mezzo licenziamenti, cancellando (rivoluzionariamente?) qualcosa come un secolo e mezzo di lotte per i diritti del lavoro.

Così strepita Carlo Bonomi, il grossista di apparecchiature elettromedicali scelto dagli industriali aderenti a Confindustria quale loro presidente per dare voce allo stato d’animo prevalente nella categoria: il revanscismo da ultima raffica, che li destina a massa di manovra al servizio (inconsapevole?) dei grandi tessitori anti-governo giallo-rosa; che sbavano all’idea di poter mettere le mani sul malloppo, in presumibile arrivo da Bruxelles (Recovery Fund o Next Generation che dir si voglia)-

Altri – anche su queste pagine – si sono fatti carico di mostrare in maniera convincente l’ipocrisia di chi – pur avendo ricevuto dal Conte Bis la quota più consistente di risorse per affrontare la crisi pandemica – ora non si accontenta del molto ma pretende il tutto. Io stesso ho provato a tratteggiare in questa sede – partendo proprio dalle carte ufficiali di Confindustria – le gravissime responsabilità di un ceto industriale assenteista nel declino inarrestabile del nostro sistema produttivo. Vere campane a martello sulle vanità padronali di gestire loro la ripresa nazionale.

Ciò dato per acquisito, ora vorrei accennare alle modalità argomentative con cui i confindustriali promuovono le loro pretese; e sui retro-pensieri su cui si fondano. Quel qualcosa tra la petulanza e l’arroganza tradotto in luogo comune di cui oggi è icastico interprete il Carlo Calenda, che prima di impegnarsi in politica e prima ancora di aver portato la borsa all’industriale da jet-set Montezemolo, faceva il funzionario nel palazzone nero dell’Eur, sede di Confindustria: la torpida convinzione di una superiorità genetica dei membri del consesso con il simbolo dell’aquilotto, in quanto portatori di una suprema idea di efficienza.

Convinzione coltivata già prima che il reaganismo e il neoliberismo ottundessero le capacità analitiche di un Paese colonizzato culturalmente – quale l’Italia – da una ricezione fideistica della cultura proprietaria di matrice anglosassone-

Baggianate riassumibili in due principi guida: la metafora della Mano Invisibile, intesa come naturale tendenza del mercato al cosiddetto “ottimo paretiano” (la migliore allocazione delle risorse), e il mito pericolosissime del Darwinismo Sociale: con buona pace di Charles Darwin, la credenza che le dinamiche competitive selezionino al meglio eliminando i perdenti. Lasciti di una tradizione che parla in lingua inglese, per cui Beniamino Franklin, non limitandosi a indicare nell’alcolismo la soluzione ottimale per fiaccare i nativi americani, dichiarava che meno si fa per i poveri “meglio riusciranno a cavarsela”. Gli faceva eco sull’altra sponda dell’Atlantico Francis Galton (cugino dell’incolpevole Darwin), inventore della pseudo-scienza Eugenics, proponendo la sterilizzazione dei “poveri inutili”, per la loro incapacità “costituzionale” di inserirsi nel mondo del lavoro.

Ora, nelle parole del confindustriale Bonomi c’è tutto il disprezzo (atlantico) nei confronti dei “poveracci” che non albergava in una cultura come quella italiana, almeno dal punto di vista formale e dichiarativo, intrisa del misericordioso messaggio evangelico delle beatitudini: “beati voi poveri perché vostro è il regno di Dio”.

Un’attitudine solidale cancellata dall’alluvione americanista a fumetti; mentre – nel dilagare delle diseguaglianze – assistiamo all’invadenza di un elitismo che si tinge di palesi retro-pensieri razzisti: i poveracci come specie inferiore. Anche se fa un po’ ridere che a manifestarlo sia la congrega dei padroncini; che si ritengono un’aristocrazia, mentre si aggirano alla ricerca famelica di sussidi statali.

martedì 23 settembre 2014

Lavoro, ecco perché saremo tutti più poveri

di | 23 settembre 2014
Parecchio illuminante, sul tema del lavoro e dell’articolo 18, è stata la trasmissione di ieri sera di Piazza Pulita. Illuminante soprattutto nel mettere a fuoco come la via d’uscita da una morsa fatta di povertà, disoccupazione e crisi è talmente stretta che ci vorrebbe uno stratega veramente lungimirante per imboccarla, e purtroppo non è il nostro caso.
C’era Sergio Cofferati, ovvero la linea del diritto: a sentirlo parlare con calma e profondità veniva come una sfrenata nostalgia di quella piazza, e dei suoi valori, di cui non c’è più traccia. La sua posizione è quella dell’estensione del diritto, non della riduzione, partendo dal fatto che non sono i diritti a creare disoccupazione, ma la sconcertante mancanza di investimenti in innovazione e produttività del nostro paese. Dall’altra parte, Francesco Giavazzi, liberal liberista, rappresentava la posizione della flessibilità tutelata, in parte sovrapponibile a quella di Cofferati, ma solo in parte: flessibilità per tutti, in modo anche da ridurre il divario tra garantiti e non garantiti, riduzione drastica delle tasse sul lavoro (per un costo di circa 40 miliardi, stimava l’editorialista del Corriere) ammortizzatori sociali veramente estesi a tutti. Con quali soldi? Sforamento del deficit, proprio come hanno fatto Francia ed Europa, anche a costo di aprire un duro scontro con l’Europa.
Terza posizione, quella del governo, rappresentata da un’Alessandra Moretti a tratti imbarazzante: flessibilità per tutti, abolendo articolo 18 e necessità di reintegro. E vaghissima promessa di ampliamento delle tutele nel Job Act. Peccato che i soldi non ci siano, e stando a quanto ha rivelato sempre ieri sera Giorgia Meloni il governo ne sarebbe perfettamente consapevole, ma punterebbe tutto sull’effetto scenico della riforma dell’art. 18 e della flessibilità per dare l’impressione di star lavorando sodo. Sforare il 3 per cento? Non se ne parla, e ancora non è chiaro il motivo.
Poiché purtroppo al governo non c’è Cofferati, né Giavazzi, ma Renzi e i suoi inconsistenti ministri, ciò che ci attende è grossomodo questo: drastica riduzione delle tutele per i garantiti, che in teoria dovrebbe favorire maggiore assunzione. Peccato che, senza investimenti sulla produttività, cioè senza aumentare il lavoro, e senza una riduzione delle tasse sul lavoro, gli imprenditori continueranno ad usare i contratti precari. Ma visto che i più tutelati spariranno a quanto pare, come i cocopro, oggi comunque considerati baciati dalla fortuna, aumenteranno ancora di più partite Iva e collaborazioni una tantum e discontinue. Queste ultime, poiché l’estensione delle tutele e della disoccupazione per loro non ci sarà, saranno completamente scoperte e vulnerabili. Morale della favola: saremo tutti più poveri e probabilmente non più occupati. E sapere che chi è al governo non è consapevole di questo scenario non conforta.
p.s.
perchè affannarsi? Dobbiamo solo adeguarci..... come per lsanità sempre più american oriented ossia a dare prestazioni di base per poi mollare l'osso al privato, se puoi permettertelo. Già perchè questo è il problema: in base all'accordo fondativo del WTO (recepito dalla UE e dal nostro paese e prodromo del TTIP ossia dell'accordo di libero scambio fra la UE, di cui facciamo parte, e gli usa) tranne interni, giustizia (sottomessa), difesa e poc'altro (sanità di base, istruzione di base, ecc.) tutti gli altri campi d'intervento previsti dalle costituzioni democratiche (che così poco piacciono al boss della goldman-sachs e al nostro fiorentino) devono essere poste sul mercato. Per fare un esempio: in toscana stanno arrivando gli ospedali "per acuti" ossia ospedali per le emergenze e le prime cure (peraltro costruiti con il project financing di stampo finanziario): ma poi? Poi una volta dimesso te la devi cavare da solo. O vai in una struttura convenzionata per un breve periodo di tempo o paghi....... la differenza sta in quanto guadagni e se hai un assicurazione sanitaria privata.
p.s. 2
sto notando una grande stanchezza.. sempre le stesse cose e gli stessi argomenti e alla lunga danno noia o stancano, quindi? Ho intenzione di cambiare target e dare libero sfogo a un mio antico pallino.. anche a costo di passare per ..... complottista.

mercoledì 19 settembre 2012

Gli spiriti animali ... del capitalismo eugenetico

«C’è un 47% di persone che voterà comunque per Obama. Dipendono dallo Stato, credono di essere vittime, e pensano che il governo abbia la responsabilità di curarsi di loro, dalla sanità, al cibo, alla casa. Il mio lavoro non è occuparmi di loro, perché tanto non li convincerò mai a diventare responsabili»
e ancora
«Mio padre era nato in Messico, ma da genitori americani. Se fossero stati messicani avrei una possibilità migliore di vincere»
e ancora
la pace in Medio Oriente sulla base dei due Stati non è possibile, perché «i palestinesi non la vogliono, e quindi non resta che trascinare il negoziato».
e infine
lunedì notte, dopo le prime registrazioni, Mitt ha tenuto una conferenza stampa in cui ha ammesso di «non aver parlato in maniera elegante», ma ha confermato tutte le posizioni espresse, metafora delle diverse visioni in campo: la sua, basata sull’iniziativa personale, e quella di Obama, che invece conta sulla dipendenza dallo Stato.
Allora che ne pensate: se non ci fosse lo si dovrebbe inventare uno come Romney; l'amato capo non é nemmeno un unghia rispetto al nostro uomo americano, e sapete perché? Perché dice chiaramente quello che non solo in america ma anche qui in Italia i parassiti della finanza arricchitisi a spese delle società e degli Stati (già abbiamo tifato per far morire lo statalismo sovietico per ritrovarci nel capitalismo di stato, ironia della storia) pensano ma non osano, ancora, dire non tanto per pudore quanto perché i tempi non sono ancora maturi, tradotto: qui in Italia il regime non é ancora saldo, il voto è ancora troppo incerto nelle sue espressioni, e quindi non possono parlare impunemente ... (ma Monti e co. su questo ci sta lavorando) eppoi c'é la chiesa e il suo buonismo di facciata. Non i partiti di sinistra; non i movimenti; non Grillo; e nemmeno tutti noi li limitano ... no il loro limite é, per ora, solo il regime ancora debole: una volta che sarà consolidato allora espressioni del genere le troveremo già qui, gli epigoni non mancano né nella cosiddetta sinistra (pdmenoelle) che però possiamo definire destra liberista né, tantomeno, la destra populista. Credete che Marchionne avrebbe potuto dire e fare qello che voleva se ci fossero stati uomini come Moro, Berlinguer, ecc.? No, naturalmente ma i tempi cambiano e quei giganti non nasceranno almeno, é la statistica che lo dice, per un altro secolo... accontentiamoci e cerchiamo di limitare i danni nella speranza che la massa "bue" dia cenno di rinsavirsi...
P.S.
diffidate di chi vi parla di darwinismo sociale perché non fu Darwin a teorizzare l'eugenetica ma suo cognato Spencer, il quale partendo dalle osservazioni di Darwin teorizzò la loro applicazione sul genere umano con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: stalinismo, nazifascismo, razzismo, arianesimo, leghismo .... e liberismo

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