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mercoledì 1 marzo 2017

Autodeterminazione e responsabilità (STEFANO RODOTÀ)

LE cronache ci mostrano quasi ogni giorno come vi sia una intensa richiesta di autodeterminazione, che davvero investe l’intero arco della vita.
CASI come quello di Fabiano Antonini, il dj Fabo, individuano il punto più intenso della libertà esistenziale, perché pongono non solo la questione di chi abbia il potere di scrivere il “palinsesto della vita”, di individuarne il perimetro, ma soprattutto fanno divenire ineludibile il problema di chi possa avere il potere di determinarne la durata, di stabilire se debba continuare o no l’essere nel mondo di una persona.

Ma l’area da governare non riguarda soltanto il fine vita, il morire, anche se qui il potere di scelta si fa più drammatico, perché estremo, irreversibile. È ben più vasta, comprende l’insieme delle decisioni riguardanti ogni momento dell’esistenza — dal suo inizio alla sua fine — e la determinazione dei casi e delle modalità che riguardano la possibilità di dare voce e potere anche a persone diverse dal diretto interessato.
La discussione di questi giorni, dominata, com’è inevitabile e pure giusto, da una forte emotività, potrebbe indurre a ritenere che si viva in una situazione caratterizzata dal disinteresse istituzionale, dall’assenza di significativi principi di riferimento. Non è così, e lo dimostra anche il linguaggio comune quando adopera espressioni come “morire con dignità”, dove il fatto naturale della morte è distinto dal processo del morire, che appartiene ancora alla vita, sì che è ben evidente la consapevolezza di persone e istituzioni della possibilità di intervenire in questo processo per associare il morire ad un principio ormai così fortemente collocato nella dimensione istituzionale, qual è appunto quello di dignità. Fin dall’inizio, infatti, nel delineare il sistema istituzionale si è avuta piena consapevolezza dei rischi legati all’intervento nel mondo della vita, tanto che l’articolo 32 della Costituzione si chiude con queste parole: “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. È una delle dichiarazioni più forti della nostra Costituzione, una sorta di nuovo habeas corpus, con il quale il moderno sovrano, l’Assemblea costituente, promette ai cittadini che non “metterà la mano” su di loro, sulla loro vita. Al centro del contesto istituzionale si pone quindi il consento informato della persona. Proprio questa è la linea seguita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 438 del 2008. Qui si legge che «la circostanza che il consenso informato trova il suo fondamento negli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione pone in risalto la sua funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute».
Le istituzioni, dunque, hanno una ben chiara responsabilità. Non possono limitarsi ad un riconoscimento formale, ma rendere effettivi questi diritti proprio perche definiti fondamentali, rimuovendo gli ostacoli che ne rendono difficile o addirittura impossibile l’attuazione.
Articolo intero su La Repubblica del 28/02/2017.

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Gli italioti sanno leggere?

lunedì 27 febbraio 2017

Nemmeno nella morte...

In questo paese non solo i vivi ma pure chi vorrebbe andarsene in silenzio e senza clamore diventa un problema. DJ Fabo è solo l'ultimo della serie: per poter dire addio in dignità è dovuto emigrare in Svizzera. La vicenda la conosciamo e quindi non sto a raccontarla però segnalo come, ancora una volta, questo paese sa essere veloce se si tratta di qualcosa che interessa chi detiene il potere, e i suoi sodali, e lento se non fermo se si tratta di problemi e vicende che riguardano gente comune o problemi dirimenti, per chi non lo sapesse qui gli do la valenza di "questione che fa perdere voti o nascere polemiche con Chiesa e suoi credenti elettori", che è meglio non dover affrontare: solo che cominciano a essere un pò troppi questi problemi e quello di poter lasciare liberi i cittadini di morire in piena dignità non è certo il meno importante, vero?
Naturalmente si è liberi ognuno di pensarla come si vuole ma ci sono cose che non possono non essere affrontate.. se vogliamo essere annoverati fra i paesi laici dell'occidente e nno uno stato confessionale!!!

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