Fonte: Il Fatto Quotidiano Zonaeuro - 29 Ottobre 2019 Diego Fusaro
Sono passati esattamente quindici anni da quando è nata la Costituzione europea. Eppure, a giudizio dello scrivente, vi è ben poco da festeggiare. Senza esagerazioni, lo si dovrebbe considerare un giorno di lutto nazionale in ogni Paese del vecchio continente. Come ho cercato di mostrare nel mio recente studio, scritto con Silvio Bolognini e intitolato Il nichilismo dell’Unione Europea, l’Unione europea corrisponde, per sua essenza, alla ristrutturazione verticistica del potere nel quadro post-1989.
È, in sintesi, l’unione delle classi dominanti d’Europa contro le classi lavoratrici e i popoli europei mediante quello che è stato a ragion veduta definito l’euro experiment. Con le grammatiche del Marx del Discorso sul libero scambio
(1848), la classe dominante procedeva ancora una volta a “indicare con
il nome di fratellanza universale lo sfruttamento nella sua forma
cosmopolitica”.
L’Unione europea, in quanto realtà della Europe in the global age, secondo la formula di Anthony Giddens, è l’emblema dello spirito della globalizzazione
cosmomercatista come vittoria della classe dominante
liquido-finanziaria. Non ci protegge dai drammi del globalismo, ma li
favorisce in tutto il territorio europeo: genera quella che ho definito
la “glebalizzazione” (confronta Glebalizzazione. La lotta di classe al tempo del populismo, 2019), ossia l’abbassamento generale delle condizioni di vita e di lavoro dei ceti nazionali-popolari.
L’Unione europea corrisponde, allora, a una controrivoluzione neoliberista:
è la rivolta dell’aristocrazia finanziaria, passata all’offensiva nel
nuovo, e per essa favorevole, diagramma dei rapporti di forza
successivo all’annus horribilis del 1989. Con la fondazione dell’Unione europea, si è prodotta la cessione delle sovranità nazionali
dei popoli: le quali non sono state recuperate a un più alto livello,
ossia come nuova sovranità del popolo europeo unificato. Sono, invece,
state cedute a un ente privato, post-nazionale e non democraticamente
eletto, rispondente al nome di Banca centrale europea (Bce, un soggetto sovrano, extra-nazionale, privato e sottratto anche alle procedure della democrazia elettiva.
In altri termini, secondo quella che è stata etichettata come the retreat of the State,
il governo di Roma e quello di Parigi, quello di Madrid e quello di
Berlino hanno ceduto la propria sovranità, anzitutto quella monetaria, a
una società privata, la Bce, emanazione diretta della classe
globocratica dominante. Quest’ultima, grazie al suo monopolio dei mezzi
di informazione, è altresì riuscita a fare in modo che ciò,
nell’immaginario collettivo, coincidesse con la “democrazia” e che, di
conseguenza, ogni movimento orientato al recupero della sovranità
nazionale fosse aprioricamente delegittimato come antidemocratico e parafascista, nell’apice dell’inversione orwelliana tra parole e cose. È la “Matrix europea”, come l’ha appellata Francesco Amodeo.
“L’euro è irreversibile”, ripetono gli euroinomani, ogni giorno più numerosi: perfino Matteo Salvini s’è recentemente scoperto adepto dell’europeisticamente corretto. Dalla struttura stessa della Ue sono scaturiti tanto il deficit democratico strutturale (e non accidentale, né transeunte) dell’Unione europea, quanto il suo neocolonialismo finanziario,
che decide della vita e della morte dei popoli degli Stati europei.
Stati che – giova rammentarlo – hanno rinunziato alla propria sovranità
monetaria, senza che si ricorresse alla “estetica dei supplizi”, come
l’avrebbe appellata il Michel Foucault di Sorvegliare e punire, connessa alle bombe e ai carri armati.
Complici
i processi di desovranizzazione organizzata, le politiche economiche e
il futuro dei popoli europei sono ora decisi da consigli di
amministrazione. Su queste basi poggia anche quella che vorremmo
definire, senza perifrasi edulcoranti, l’irriformabilità dell’Unione europea: irriformabilità che deriva more geometrico
dal fatto che non si può, “per la contradizion che nol consente”,
riformare e ridemocratizzare uno spazio che è stato pensato e creato ad
hoc per svuotare le democrazie europee, ponendo i processi decisionali
nelle stanze chiuse e postdemocratiche dell’aristocrazia finanziaria.
Insomma, non v’è davvero nulla da festeggiare.
A meno che, ovviamente, non si sia membri della classe dominante,
dell’aristocrazia finanziaria che comanda nell’Unione europea.
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
Visualizzazione post con etichetta globalizzaione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta globalizzaione. Mostra tutti i post
mercoledì 30 ottobre 2019
sabato 3 novembre 2012
Obama vs Romney: quali saranno le conseguenze?
.. e dopo aver annotato, in questo blog, come nel nostro paese si seguono le crisi aziendali e come si ascolta il disagio dei lavoratori ......
Ora
riflettiamo su quali saranno le conseguenze nelle province dell'impero
d'occidente (quello d'oriente per continua sulla sua strada e prepara il
congresso al suo centro maggiore del pc cinese....) ora che al suo
centro si tengono le elezioni presidenziali: non dimentichiamo, però,
che le differenze fra i due candidati non sono molte (uno guarda alla
domanda di mercato e usa la leva dei soldi pubblici per creare lavoro e
l'altro all'offerta usando la leva fiscale per spingere i più ricchi e
le imprese a investire e spendere) e nessuno dei due mette in
discussione il sistema sul quale siedono.
Se vince Romney- ci sarà una modifica nelle aspettative degli investitori sulle strategie monetarie della Federal Reserve. Alla scadenza del mandato del governatore Bernanke (gennaio 2014) si potrebbe vedere l’ascesa di un economista più attento al controllo dell’inflazione e più incline a promuovere una politica monetaria maggiormente restrittiva (al momento tra i top candidati al trono della FED troviamo Glenn Hubbard, John B. Taylor e Gregory Mankiw, alcuni di questi signori sono stati nello staff del NON rimpianto Bush jr.): in stile Merkel, tanto per capirsi e potrebbe impattare pesantemente sulle aspettative inflattive, con la crescita dei prezzi che potrebbe rallentare notevolmente, attestandosi tra l’1,2-1,8% nel triennio 2014/2016 ma senza alcun riguardo, né pietà, per coloro che sono nei gradini più bassi della società che vederebbero cancellate alcune, se non tutte, riforme a loro favore (si fa per dire perché i programmi obamiani per dare assistenza sanitaria, sono programmi appunto non diritti tutelati dallo Stato, quindi concessioni che NON risolvono il problema ma lo tamponano e basta e perché c'è sempre qualcuno che ci guadagna, sempre..).
- Nel mercato azionario si potrebbe verificare uno scenario rialzista con performance particolarmente positive per i settori che ora lo appoggiano senza se e senza ma: bancario (Bank of America, JPMorgan Chase) ossia i diretti responsabili della crisi che dal 2008 (per qualcuno in realtà dal 2001 ossia dal fallimento argentino) affama mezzo mondo mentre i CEO finanziari si staccano assegni milionari per i profitti realizzati e i risultati raggiunti; energetico (ConocoPhillips, Halliburton, Baker Hughes, TransOcean, Peabody, Arch Coal e Alpha Natural Resources) tutte imprese che hanno molto a che fare con i combustili fossili e poco a che fare con l'ambiente, pochissimo; Difesa (Lockheed Martin), il perché é facilissimo immaginarlo... war on terror ecc..
- Per le commodity, nel breve periodo, una vittoria di Romney potrebbe implicare due effetti diretti, ma di verso opposto sui prezzi del greggio: a) crescita delle tensioni con i paesi produttori di petrolio (magari dopo aver distrutto l'Iraq ora sarà la volta buona di portare la democrazia in Iran?) b) una maggior produzione di greggio negli Usa a seguito degli incentivi previsti per il settore dal candidato che comporteranno altri profitti per il settore energetico e lo sfruttamento intensivo anche del petrolio in Alaska e al polo nord (con il successivo inkazzarsi dei russi che, a buon diritto, vogliono partecipare alla tavola imbandita in quella zona che grazie allo scioglimento dei ghiacci é ora per larga parte del tempo navigabile e sfruttabile, altra possibilità di guerra, stavolta mondiale, con sono sfregamento di mani avide da parte delle industrie che hanno a che fare con la difesa e la logistica?); anche se bisognerà tener conto del calo della domanda globale e della crisi debitoria nel vecchio mondo riteniamo che il prezzo del petrolio comunque potrebbe scendere sino a 78 dollari/barile.
- la politica estera USA conoscerebbe un ritorno all'aggressività, non solo economica, ma rivolta solo al mantenere il sistema globale così com'é, senza cambiamenti di sorta e in Europa, in particolare, si salderebbe l'asse con il liberismo rigorista, ennesima versione di questa teoria economica, nordeuropeo a scapito del resto del continente ridotto a mercato coloniale o poco più. Nel resto del pianeta gli USA entreranno in diretta competizione, non solo economica, con l'altro impero (quello russo-cinese) in una riedizione, non ideologica stavolta, del triste periodo che abbiamo conosciuto già e che va sotto il nome di “guerra fredda” anche se stavolta temo che tranto fredda non sarà nonostante gli interessi americani in Cina siano rilevantissimi come anche il debito: ma si sa che gli squali che al sono al vertice della catena “finanziaria” non accettano di buon grado concorrenti; sarebbe interessante sapere cosa si son detti nell'ultima riunione del gruppo bilderberg, vero? In Italia sarà Finmeccanica il titolo che potrebbe beneficiare di più dalla vittoria del repubblicano perché il prezzo del titolo si spingersà, entro fine anno, fino sulla soglia psicologica dei 5 euro. Da segnalare anche un probabile effetto positivo sul comparto petrolifero italiano (Eni, Saipem e Tenaris): perché la prima produce armi e sistemi d'arma mentre i secondi... bé petrolio docet.
- Una rielezione di Obama porterebbe al mantenimento di una politica monetaria espansiva e di sostegno del mercato del lavoro con la spesa pubblica: misure che potrebbero riportare il tasso di disoccupazione a fine mandato, tra il 5,5-5,8%. Una simile politica potrebbe, però, incrementare una spirale inflattiva nei prossimi 3-6 mesi, con il tasso d’inflazione previsto nel range tra il 2,5 e il 2,8%, dall’attuale 2%: notiamo quindi il diverso approccio di Obama ma ciò non significherà che gli USA s'incammineranno su un percorso neo-keynesiano, anzi ma solo che saranno varati incentivi e programmi di “contenimento” della povertà per evitare che questo, peraltro crescente, fenomeno arrivi agli occhi dei benestanti, tutto qui.
- sui mercati azionari ci sarà una correzione per i titoli dei settori (che ora sembrano, tiepidamente, sostenerlo): tecnologico (in particolare: Google, Microsoft e Ibm); energetico (General Electric); automotive (General Motors, Ford, Fiat-Chrysler).
- le valute, vedranno confermate le aspettative di un mantenimento di una politica “buona” e quindi poco aggressiva da parte della Federal Reserve potrebbe tenere il biglietto verde particolarmente debole verso le principale valute. Il rapporto euro/dollaro entro fine anno potrebbe attestarsi intorno alla soglia dell’1,35 e nei prossimi sei mesi, se dovesse trovare il sostegno dei mercati azionari e di alcuni fattori “esterni (come la concessione di aiuti alla Spagna e alla Grecia)” il concambio: un rapporto paritario fra Europa e USA? Non proprio, anzi i secondi saranno finanziariamente aggressivi nei confronti del vecchio mondo perché Obama non si può permettere di essere “tollerante” all'estero mentre nel proprio paese, nonostante i programmi “sociali” la povertà non diminuisce; quindi le tensioni tra la moneta unica e il biglietto verde potrebbero preoccupare per poi raggiungere un target posizionato a 1,42 in precarissimo equilibrio: inoltre la diretta emanazione del Tesoro americano, il FMI, non può accettare che i prestiti fatti dalla banche americane vadano al diavolo solo perché qui in europa la gente si ribella e gli da buca la restituzione non solo dei soldi ma pure degli, esosissimi, interessi dovuti: quindi non aspettiamoci pietà, anzi.
- Per le commodity, il rallentamento della crescita globale potrebbe pesare sull’intero comparto che senza l'appoggio di una amministrazione compiacente potrebbero soffrire qualche profitto in meno: attenzione il “qualche” é puramente percentuale e non assoluto il che significa che guai ai coloni semmai dovessero ostacolare il cammino delle stesse commodities, non ci sarà una guerra ma …. sanzioni e altro si eccome. Investite in oro, platino, diamanti ecc.? Ottima scelta, perché la debolezza indotta nel dollaro potrebbe aiutarvi a guadagnare molto!!!
- In politica estera gli Usa continueranno come ora: magari non salteranno al collo dell'Iran, però state pur erti che non aspetteranno altro: Obama o non Obama gli appettiti sono enromi e non questi non possono consentire che su quel mare di petrolio chiamato Iran non ci si possa metter dito, se non mano... ufficialmente ci sarà dialogo con il resto del pianeta e con l'impero russo-cinese: dialogo non significa che non ci sarà concorrenzialità, anzi magari il suo esatto opposto, ma i venti di guerra si fermeranno all'economia …. si spera. E in Italia? La particolare attenzione al settore automobilistico da parte di Obama potrebbe trainare le quotazioni di Fiat. La partecipazione in Chrysler, infatti, potrebbe porla in posizione di vantaggio rispetto ai competitor europei potendo contare su un bacino di utenza importante per un economia che, nonostante il rallentamento globale, cresce ancora del 2%. Attenzioni particolari potrebbero riguardare anche Fiat Industrial, che potrebbe beneficiare della fusione con la sua controllata Cnh: infatti già ora mentre ufficialmente piangono miseria e licenziano i profitti ci sono eccome e sono divisi fra gli azionisti con annessi soldini per il CEO.
Iscriviti a:
Post (Atom)
test velocità
Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL |