mercoledì 26 novembre 2014

REPRESSIONE USA / L’America brucia dopo il caso Ferguson e l’assoluzione dell’assassino di Mike Brown

Fonte: identità insorgenti
Storie di repressione mondiale, storie di repressione impunita. E così l’America, dopo l’assoluzione dell’agente Darren Wilson, brucia: non ci sarebbero, secondo il Gran Giurì,  prove sufficienti per incriminare o mandare sotto processo  l’agente che in agosto uccise il giovane afro-americano Michael Brown a Ferguson, Missouri.
Stanotte in molte città americana è scoppiata la protesta non appena il procuratore Robert McCulloch ha comunicato il verdetto del Gran Giurì. Un poliziotto è stato ferito a colpi di pistola a University City, sobborgo di St. Louis, vicino Ferguson, dove sono in corso violente proteste.  Anche a New York il caos: il ponte di Brooklyn, quello di Manhattan sono stati chiusi al traffico a New York dai manifestanti scesi in strada. Almeno uno dei manifestanti che hanno bloccato i tre ponti di New York è stato arrestato. I manifestanti hanno bloccato la superstrada 110, che, da Pasadena a Long Beach, attraversa Los Angeles.
Nelle immagini trasmesse dalle reti Usa si vedono decine di persone in mezzo alle corsie, molte stese per terra. Una lunga notte piena di tensione tra manifestanti e polizia, soprattutto a Ferguson: la polizia ha creato un cordone ed ha iniziato ad avanzare lanciando lacrimogeni e altri ordigni per disperdere i manifestanti. In fiamme anche alcune vetture e alcuni negozi.
Almeno 29 persone sono state arrestate, ha detto il capo della polizia locale Jon Belmar in una conferenza stampa. Non ci sono state vittime ma decine di edifici sono state incendiati.
Certo che la reazione alla repressione razzista non deve soprendere, anzi: la repressione in atto non riguarda solo Ferguson ma in generale molti paesi anche Europei, italia inclusa. Reagire e non subire a questo punto è un valore. Anche davanti alla Casa Bianca si sono svolte manifestazioni contro il razzismo e il terrorismo della polizia.
“Il nostro Paese è bastato sullo Stato di diritto e dobbiamo accettare il fatto che questa è stata una decisione del Gran giurì”, ha detto il presidente americano Barack Obama, intervenuto a sorpresa in diretta tv, che ha invitato i manifestanti a protestare pacificamente e invitando la polizia a “mostrare moderazione”. “Non ci sono scuse per la violenza. I progressi non si fanno lanciando bottiglie”, ha proseguito il presidente per poi sottolienare che quella di Ferguson sia “una questione che riguarda tutta l’America, una questione reale”. “C’è una profonda sfiducia tra la polizia e la comunità afroamericana. E questa – ha aggiunto – è l’eredità di una lunga storia di discriminazione nel nostro Paese. E’ necessario riconoscere come la situazione di Ferguson parla all’intero Paese e mostra le più ampie sfide che noi ancora affrontiamo come nazione”.
Ma a New York, a Seattle, Los Angeles, Chicago, Cleveland, Oklahoma City, Oakland e Pittsburg, le proteste contro la repressione delle forze dell’ordine continuano…
Ecco, pensando a Davide Bifolco e ad altre vicende italiane, ci viene un po’ da piangere e addirittura nutriamo un po’ di invidia per un popolo che si ribella e non ci sta e che reagisce alla repressione.
p.s.
alcuni dati: almeno una trentina dei padri fondatori degli USA erano massoni; un terzo dei presidenti usa.. pure; molti di loro sono stati uccisi. Il sistema politico è di stampo liberale puro appena sporcato di democrazia con un sistema elettorale censuario (ti iscrivi e paghi per votare ma puoi essere cancellato se non sei ritenuto "valido") con un complicatissimo meotodo di elezione del Capo dello Stato; sono uno stato federale, una cosa positiva, con un validissimo sistema di contrappesi sia fra la parte federale e la periferia sia fra esecutivo e legislativo; hanno una banca centrale ... privata (la FED non è pubblica); sono il centro mondiale della finanza... soprattutto quella di rapina; hanno oltre 50 mln di veri poveri e altrettanti sul limite.. un vero modello da imitare qui in europa senza nessun sistema serio di aiuto pubblico tranne i medicare ecc. tutto il resto lo hai solo se hai una assicurazione sanitaria privata (la stessa che vogliono introdurre qui); in costituzione è prevista la libertà, si fa per dire, di stampa e la possibilità di auto difendersi con le armi. E sono solo alcuni esempi!!!!
Vi piacerebbe vivere lì? A me no.. non mi meraviglia che tutto quanto accade lì da l'idea di una maionese impazzita: qui ci stiamo lavorando ma possiamo, ancora, tornare indietro..

martedì 25 novembre 2014

Regionali 2014 e astensionismo: come si rottama la democrazia

metto qui il mio solito p.s.:
sempre nello spirito con cui ho spiegato perchè propongo punti di vista che sottoscrivo posto oggi quest'interessantissimo articolo del Direttore del Fatto Quotidiano del 25/11/2014, Antonio Padellaro.
eccolo.
La domanda è: perché mai gli italiani dovrebbero correre festanti ai seggi elettorali invece di evitarli come la peste? Una vecchia battuta americana sostiene che i politici sono quei tipi che si fanno invitare a pranzo, ti fregano le posate, corteggiano tua moglie e poi ti chiedono il voto. Con un’altra battutaccia si potrebbe dire che, come se non bastasse, la classe politica italiana ha portato il Paese alla bancarotta, che si tratta di nominati che pascolano senza molto costrutto nelle varie assemblee e che pur percependo ricchi emolumenti finanziano con i nostri quattrini l’acquisto di slip e vibratori per uso personale.
Mai nella lunga storia repubblicana il ceto politico era stato oggetto di una tale, massiccia impopolarità venata di vero e proprio disgusto. La novità è che adesso quasi nessuno fa finta di allarmarsi e anzi c’è chi vede nell’astensionismo collettivo “anche un elemento di modernità e di normalità” (Folli su Repubblica). Mentre Matteo Renzi che non ha tempo da perdere rottama la democrazia rappresentativa con cinque semplici paroline: “L’affluenza è un problema secondario”. Amen. Impegnato com’è a cambiare l’Italia lo statista di Rignano incassa soddisfatto il “2 a 0” (Emilia-Romagna e Calabria) e non sa che farsene dei numeri assoluti (rispetto alle Europee di sei mesi fa il “suo” Pd ha perso la bellezza di 769 mila voti). Con questo sistema il giorno, poniamo, che le percentuali di voto scendessero al dieci o al cinque per cento ci sarebbe sempre una Boschi o una Picierno a ricordarci che il nuovo che avanza avrebbe pur sempre il sostegno del 41 per cento degli elettori.
La verità è che da oggi Renzi guida un governo di estrema minoranza e che la grande fuga elettorale rafforza la contestazione della sinistra pd e della Cgil in Parlamento e nelle piazze. Senza contare che di fronte alla catastrofe di Forza Italia (meno 222 mila voti) la decenza politica imporrebbe al premier di accantonare il patto del Nazareno visto che l’altro contraente, Berlusconi rischia di contare come il due di picche travolto dal si salvi chi può degli ex dc guidati da Fitto.
Dalla disfatta non si salva il M5S (meno 400 mila voti) i cui vertici farebbero bene a non negare ciò che è sotto gli occhi di tutti, che cioè una parte del voto di protesta sta lasciando deluso le sponde grilline per rifluire nell’astensionismo. In questo panorama vince solo la Lega di Matteo Salvini, che con Casa Pound miete consensi nell’unico granaio elettorale rigoglioso: quello dell’intolleranza xenofoba e della disperazione fascistoide. L’Italia vede nero.
Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2014

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