lunedì 1 giugno 2015

Quale italia ne esce dal test?

già quale italia esce dalle urne? Bella domanda; era solo un test ma importantissimo però per tanti motivi:
  1. la prima impressione è che quel 48-49% di astensione, oltre che essere un enorme campo da arare per il primo che ne sa intercettare il voto, sono la ... parte "sana" del paese ossia quella parte che non trovando nessuno che la soddisfa o ne sa interpretare le esigenze se ne sta a guardare gli eventi e poi deciderà..... 
  2. a parte le vittorie facili (Puglia, ATTENZIONE EMILIANO NON E' RENZIANO, Toscana, ANCHE ROSSI NON LO E', Umbria, idem come per gli altri due) il PD non è andato bene, anzi... ha perso voti e tanti: sia rispetto alle politiche che rispetto alle europee. Un altra cosa dovrebbe far pensare l'inquilino romano è la perdita della Liguria: c'ha scommesso con la candidata propria e ha perso! Questo dovrebbe dar da pensare e a fondo e invece ......... si limitano a dire 5 a 2; non mi meraviglia ma è una fuga in avanti: che gli italiani si stiano già disinnamorando del renzismo? Vedremo.. per ora la sinistra, incapace, del pd vince a dispetto del renzismo.
  3. Dove vince e stravince Renzi? In Campania. E per farlo si deve affidare a un capopopolo e a tutta una schiera di personaggi che sanno molto di populismo e biancofiorismo post-dc.. molto lontani dalle speranze del rinnovamento politico, sociale e culturale cui sperano da sempre i "conquistati" dal regno di sardegna....
  4. Salvini va forte? Si e ovunque: dovremmo ringraziare i tanti che lo hanno contenstato........ certo ma il suo voto non va spiegato solo così ma pure allo sfaldamento della destra e ...... agli errori di Grillo e di Renzi (leggi errori di strategia mediatica del primo e errori nell'imporre propri candidati il secondo; leggi Liguria per il secondo);
  5. M5S? Nonostante il suo guru, le sue tante uscite insensate, e le tante spaccature, drammi, uscite fragorose, "imediacontro", ecc. questo movimento si conferma come una solida realtà che potrebbe intercettare quel 48% se.... se cambia registro e mette da parte le velleità e i suoi padri putativi e guarda a quella fetta di società che ora sta alla finestra: ottimi nel muoversi meno che suffiicienti che nelle istituzioni dove, grazie alla linea (cui non sempre guardo con favore) del "no sempre", sono rimasti "congelati"  a fare da testimonianza e denuncia; un pò poco.... se si vuole vincere e governare.
Che Italia ne esce? Quella solita.... la piccola mendica come la descriveva Ferrara nel 1866 in una sua relazione e che questo blog ha ripreso in un post domenicale, ricordate? Sempre quella..... buongiorno italia

domenica 31 maggio 2015

Grexit e Brexit, le due anime contrapposte che rifiutano l’Europa

Fonte: Il Fatto Quotidiano a firma di del 31 maggio 2015
Il Grexit, l’uscita della Grecia dall’euro, ed il Brexit, la rinuncia della Gran Bretagna a far parte dell’Unione Europea, simboleggiano le due anime, profondamente dicotomiche, del sogno europeista. Tutti gli altri Stati membri oscillano al loro interno, come un pendolo. Nei prossimi due anni entrambe potrebbero frantumarsi, un’implosione che danneggerebbe tutta la costruzione europeista e, chissà, forse questa catastrofe potrebbe anche dar vita ad una versione più realista dell’Unione europea e meno contraddittoria di quella attuale.
La tragedia del Grexit ormai è come una telenovela tormentone che tutti continuano a vedere per scoprire come andrà a finire ma che non finisce mai. I problemi reali che la costituiscono sono tanti, dalla follia del settore bancario europeo antecedente al crollo di Lehman Brothers – che ha elargito denaro a iosa ad una nazione la cui  maggiore componente del Pil erano gli aiuti economici dell’Unione Europea -, fino alla follia della Troika, la cui formula lacrime e sangue ha fatto contrarre l’economia greca del 25 per cento nel giro di un paio d’anni. Neppure la dilagante povertà della gente, i suicidi dei pensionati, la carenza di medicine e così via ormai generano compassione nell’europeo medio, in fondo l’attuale tragedia greca, come quelle antiche messe in scena durante il suo glorioso passato, si metabolizzano velocemente perché sono manifestazioni, seppur aberranti, della natura umana.
Ma il Grexit è un fenomeno a parte, che non ha nulla a che fare con la psicologia umana, piuttosto rappresenta una ribellione, no, ormai è meglio definirlo una denuncia nei confronti delle promesse europeiste. Ai greci sembra aver pagato abbastanza, e forse hanno ragione; il governo sostiene che continuare ad alzare le tasse ed a tagliare la spesa pubblica sarà controproducente come lo è stato fino ad ora, e molto probabilmente anche ciò è vero allora perché perseverare su questa strada che rischia l’implosione?
L’attuale minaccia del Grexit mette anche a fuoco le contraddizioni del piano di salvataggio europeo. Il settore privato ha già, nel lontano 2011 e 2012. abbonato ai greci più del 75 per cento del debito, rimane però quello nei confronti delle istituzioni sovranazionali: Fondo monetario, Banca centrale europea ecc. Un grafico interessantissimo del Wall Street Journal mostra tutta la gamma dei creditori e ciò che è loro dovuto da qui al 2010. Di gran lunga il più grosso creditore della Grecia è l’Unione europea attraverso le sue istituzioni.
Il discorso di Atene è semplice: per evitare che la Grecia sia costretta ad abbandonare l’euro bisogna fare un balzo in avanti nel processo di integrazione. Che questo si concretizzi con gli eurobond o con la garanzia di Bruxelles per rinegoziare e tagliare una buona fetta di debito ha poca importanza, purché la costruzione europea di cui Atene fa parte a tutti gli effetti manifesti un impegno fiscale e finanziario per salvare la Grecia. Basta la volontà di farlo. Ed infatti simbolicamente questa decisione rafforzerebbe l’idea che prima o poi il vecchio continente diverrà una sola nazione, senza parlare dell’effetto positivo che avrebbe sui mercati la certezza che l’Unione è sempre più coesa.
Discorso diametralmente opposto ci arriva dalla Gran Bretagna, la minaccia del Brexit non solo proviene dal rifiuto della filosofia europeista, ma pretende una revisione del concetto di coesione, principalmente in termini fiscali e finanziari. Londra non ha intenzione di ascoltare Bruxelles su come gestire la propria politica interna o estera, ma soprattutto non ha intenzione di finanziare la follia pre-crisi delle banche europee o quella dei governi dei Piigs che si sono indebitati eccessivamente.
Così mentre Atene chiede più unione Londra ne chiede molta di meno. Un tiro alla fune che con molta probabilità nessuno vincerà, è infatti probabile che la corda si rompa ed entrambe le squadre si ritrovino a terra.
Riflettiamo su come sia possibile che queste due nazioni facciano parte della stessa Unione europea, che tutte e due siano strumentali al raggiungimento di accordi di maggioranza assoluta in sede di Commissione e di Consiglio d’Europa. Se la visione dell’Europa che hanno è diametralmente opposta allora il compromesso necessario per ottenere il loro appoggio finirà per svuotare dei contenuti veri qualsiasi proposta. In altre parole, la macchina infernale europea non funziona perché il meccanismo di base al suo interno fa sempre cilecca.
Forse, perché prevedere il futuro è impossibile non solo per gli economisti ma anche per i chiromanti, perdendo queste due anime l’Europa ne troverà una terza con la quale poter riformulare meglio il sogno europeista.
p.s.
l'europa del business as usual potrebbe entrare in crisi? Probabile ma per poco perchè alla fine troverebbero comunque il modo di fare soldi....... però il vero problema sono i trattati: che fine ha fatto il TTIP? Wikileaks ha già fatto sapere che il vero trattato, come ci si poteva aspettare, è ben diverso da quanto detto e affermato finora, vedremo!
p.s.
di questo passo perchè non cominciare a pensare a un Italexit prima che ci siamo costretti?
E perchè, se si decide di fare trenta, non fare anche trentuno e aderire, come alternativa, al BRICS?

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