lunedì 4 gennaio 2016

Libia, l’accordo (economico) con cui l’Occidente protegge se stesso

a firma  di dal Fatto Quotidiano del 3 gennaio 2016
Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così le potenze occidentali che hanno prodotto nel 2011 la caduta di Gheddafi e la destabilizzazione della Libia, a dicembre si sono date da fare per promuovere un accordo tra le due fazioni principali in lotta in Libia. I motivi sono strettamente economici, la Libia è infatti un Paese chiave per l’approvvigionamento energetico dell’Occidente.
Dal 2014 in Libia ci sono de facto due governi, uno ubicato ad oriente e l’altro ad occidente del Paese, governi sostenuti da una rosa di Stati stranieri, milizie nazionali e tribù locali. E già anche qui ci troviamo di fronte ad una guerra per procura.
A Tobruk nella Libia orientale, vicino al confine con l’Egitto, è stata stabilita la sede del Parlamento libico riconosciuto a livello internazionale. Si tratta di quello eletto nel 2014. Il governo del primo ministro Abdullah al- Thinni ha sede nella città di Bayda ed è sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Egitto. In Libia conta su ciò che rimane dell’esercito libico, al momento guidato dal generale Khalifa Belqasim Haftar, che ha dichiarato guerra ad oltranza a tutte le fazioni islamiste.
Il governo di al-Thinni ha anche istituito una banca centrale parallela a quella di Tripoli e nominato il proprio capo della National Oil Company, l’azienda energetica di Stato. Ma la ricchezza del Paese, e cioè gran parte delle risorse energetiche, come pure le principali istituzioni finanziarie rimangono nelle mani delle autorità di Tripoli dove si trova il Khalifa al-Ghwell, il primo ministro nominato dal Congresso Nazionale Generale, e cioè il vecchio parlamento. Quest’ultimo nel 2014 ha esteso il proprio mandato non riconoscendo i risultati delle elezioni. I principali sostenitori internazionali di questo governo sono il Qatar e la Turchia mentre a livello nazionale al-Ghwell è sostenuto da diversi  gruppi islamici, che però negli ultimi mesi hanno perso coesione.
Alba Libica, ad esempio, una coalizione di milizie sotto il comando delle autorità di Tripoli, si è frazionata, alcune fazioni sostengono il processo di pace lanciato dalle Nazioni Unite alla fine del 2015 che ha portato agli accordi del 17 dicembre tra i due governi, ma altre non ne vogliono sentire parlare.
Mentre il governo di Tripoli controlla un territorio ben più grande di quello di Tobruk, Tripoli deve fare i conti con le milizie locali. Quelle presenti nella capitale non sono solo islamiche ma sono costituite anche da bande di criminali. Senza parlare poi delle migliaia di uomini armati che si trovano a Misurata, anche loro sono una forza militare e politica del dopo Gheddafi.
La situazione è ancora più complessa quando prendiamo in considerazione i jihadisti stranieri e quelli libici che rientrano dai campi di battaglia della Siria e dell’Iraq. Costoro si sono riversati a Sirte, la città libica costiera, che è diventata una sorta di colonia dell’Isis, e che si trova in una posizione strategica, non lontano da grossi impianti petroliferi.
Secondo le Nazioni Unite, l’Isis controlla circa 300 km di costa della Libia e conta i tra i 2.000 e 3.000 jihadisti, di cui circa 1.500 a Sirte. E’ probabile che queste statistiche siano però troppo elevate e che la presenza dell’Isis in Libia sia minore di quanto si creda. Tuttavia esiste e qualsiasi accordo di pace tra i due governi e le varie fazioni deve tenerla presente.
Tante dunque le difficoltà che si prospettano in un futuro prossimo venturo per Fayez al-Sarraj, l’imprenditore scelto per guidare il governo transitorio libico di unità nazionale. Tuttavia, la corsa alle risorse libiche da parte degli occidentali è già iniziata. Il primo ministro italiano, Matteo Renzi, ad esempio, ha subito annunciato che il suo Paese lo sostiene e che è pronto a ristabilire i rapporti speciali tra le due nazioni.
Le relazioni tra la Libia e l’Italia erano ‘speciali’ con l’ex dittatore non solo ai tempi di Berlusconi, ma anche quando Romano Prodi era primo ministro e poggiavano sul principio do-ut-des. Per aiutare la Libia “nella gestione dei flussi migratori”, e cioè per fargli bloccare i migranti che cercavano di raggiungere l’Italia, la legge finanziaria del dicembre 2004 concesse 25 milioni di euro per il 2005 e 20 milioni per il 2006. Nel 2008 Gheddafi ringraziò tanta generosità offrendo all’Eni, la compagnia energetica nazionale italiana, un accordo di 10 anni per un valore di 28 miliardi di dollari nel settore del gas naturale libico.
Il Regno Unito, anch’esso molto interessato ai pozzi libici, ha dichiarato di attendere di essere invitato dal nuovo governo ad inviare truppe nel paese. Gli americani hanno persino mandato un contingente che è stato subito rimandato a casa.
Memore del fiasco del 2011, quando la Nato corse in aiuto dei ribelli e da allora la Libia non è stata in grado di formare un governo, il ministro degli Esteri libico ha affermato che la Libia non ha bisogno di alcun intervento straniero per far fronte alle minacce alla sua sicurezza, compreso il terrorismo. Ha però bisogno di armi migliori, ha aggiunto, e di aiuti nella formazione e pianificazione. Insomma il solito ritornello, dateci le armi al resto pensiamo noi! Fino ad ora questa formula, come pure quella dell’intervento armato diretto, ha solo creato anarchia e terrorismo, non si capisce perché le cose dovrebbero cambiare proprio ora.
di | 3 gennaio 2016

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Bene. Se ricordate il post di ieri, e tutti i precedenti sul genere, laLibia è proprio il classico esempio di come l'Occidente non abbia mai lavorato per favorire la distenzione e la pace ma solo badando ai propri strettissimi interessi di bottega.. o forse dovrei dire di "azienda". Personalmente ho sempre pensato che visti i suoi successori Gheddafi sia sempre stato il male minore: peccato che non la pensino così i nostri illuminatissimi governanti che non solo lo hanno tirato giù senza mezzi termini ma l'hanno anche fatto senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze di questa, e delle tante altre, azione... infatti i risultati son sotto gli occhi: c'è quasi da sperare che si ricrei un blocco antagonista allo strapotere occidentale, come lo era l'URSS, in modo da frenarne gli "spiriti animali"!!!

domenica 3 gennaio 2016

L'anno che verrà....

Premessa
ringrazio tutti che hanno fatto gli auguri, in pubblico e in privato, e anche quelli che non li hanno fatti, grazie.... sempre graditi
Bè il 2016 è iniziato: nonostante gli appelli e i divieti i botti ci sono stati e i .... feriti pure: proprio non ce la si fa a fare le cose in maniera normale, vero?
Ma facciamo un excursus:
  1. INTERNO. Nonostante tutta la prosopopea la crescita non c'è e nemmeno l'occupazione, lo dicono i dati.. hai voglia a rigirarti fra le mani i dati, non c'è e la povertà aumenta: cosa fa il governo? Toglie la tassa sugli yacht di lusso: geniale, vero? E se ciò non bastasse arriva i regalini di Natale: una torta di 120 mln di euro agli editori con il bando 2016 e l'autorizzazione alle ASL a sforare il limite di del 2% spesa se dovessero chiedere prestazioni di alta specialità alla sanità privata (solo sulla carta) vietata dal precedente ragioniere al governo e dalla spending review.... e ne cito SOLO due: credo che non si possa non dar ragione a chi sostiene che siamo proprio pronti per il libero mercato dove tutto è libero.. anche il regalo di Stato. Non temete però: il nostro ha detto che se dovesse fallire al referendum costituzionale ... se ne andrà: facciamo gli scongiuri!?
  2. ESTERI, EUROPA. Continua la psicosi: proprio la notte del 31 allarme altissimo e tnte bufale. In molte capitali si son viste cose che davvero non si può non pensare che siamo alla psicosi collettiva: stazioni ferroviarie chiuse; controlli serrati sulle strade; presenza massiccia; ecc. come ti vien voglia di festeggiare se a ogni angolo vedi presenza che ti ricordano che il tuo Stato è in guerra... ma con chi? Non è così che si batte il terrorismo.... per definizione il terrorismo quando spinge gli Stati a rafforzare l'apparato repressivo ha già vinto: che faccia o meno gli attentati...
  3. ESTERI. MONDO. Bè qui siamo alle solite: c'è chi bombarda a priori (nemici e amici di nemici) e chi .. parla (l'intero occidente) lanciando ogni tanto qualche missilino, ma... come mai non si parla dello Yemen? Lì è guerra vera: da un lato la maggioranza sciita della popolazione, e dall'altra l'esercito saudita, con la distratta attenzione degli americani per i diritti umani qui, si, violati. Bè è di ieri la notizia l'esecuzione, per terrorismo, di un imam sciita e la conseguente risposta, con tanto di assalto all'ambasciata saudita, iraniana: venti di guerra? Certo. Non è da ora che la 'strana coppia' israelo-saudita mira a creare le condizioni a che l'Iran non esca dall'isolamento nel quale è stato finora e non è da ora che le provocazioni da una e dall'altra parte mettono in rosso l'allarme nello scacchiere, già instabile di suo, mediorientale e svegliano i mastini della guerra che scalpitano.... l'Iran è l'obiettivo e il suo petrolio fa gola: anche qui basterà un niente affinchè tutto vada a rotoli.
  4. Citazione a parte per Erdogan. Sempre più preso dalla propria immagine il nostro se ne uscito con un altra delle sue (se la news è vera, naturalmente): “Non esiste un modello unico di sistema presidenziale. Ci sono tanti esempi in tutto il mondo anche nel passato: guardate la Germania di Hitler“. Ad affermarlo in una conferenza stampa è stato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Il parallelismo con il Terzo Reich è stato fatto per spiegare come in Turchia sia necessario, a suo giudizio, un accentramento dei poteri: “Quello che conta – ha continuato Erdogan – è che un sistema presidenziale non dia fastidio al popolo per come viene applicato. Se garantisci la giustizia, non ci saranno problemi perché la gente vuole e si aspetta giustizia” (preso dal Fatto Quotidiano). Niente male, vero? Vera o no che sia, in quel paese i giornali di opposizione vengono chiusi, e nessuna alza un dito per protestare mentre urlano se un Assad o i suoi alleati bombardano, la Turchia, unico paese rimasto laico finora nel mondo islamico, si sta avviando a una china pericolosissima; china che, prima o poi, scoppierà in faccia all'occidente perchè li porterà a "scoprire" che il famoso "mamma li turchi" non è solo un motto ma una realtà; realtà alle nostre porte e con la quale si dovranno fare i conti..
Buon 2016 a tutti

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