martedì 3 giugno 2008

A Casal di Principe ucciso un'imprenditore: e lo Stato dov'è?

Il malaffare ha battuto oggi un pesante colpo: un'imprenditore, è stato ucciso in mezzo alla gente e in pieno giorno come chiarissimo messaggio di forza, presenza e controllo del territorio nonostante si fosse chiesta per lui una sorta di protezione da parte dei magistrati (naturalmente DOPO che è morto la famiglia la scorta l'ha avuta subito ma DOPO però ...) mai decisa e chissà perchè, mi chiedo. Mi chiedo ma la fermezza dello Stato, ci sarà solo contro i manifestanti antidiscarica (fra i quali più volte si è insinuato ci fossero anche rappresentanti del cosiddetto malaffare), c'è stata in questo caso, o meglio dov'era lo Stato che avrebbe dovuto proteggere chi testimonia? O prima ci deve scappare un morto? E' facile usare i mezzi repressivi per liberare le strade dalla gente che, giustamente, protesta ma chi fa il proprio dovere, e parla, invece si ritrova ammazzato, mentre chi protesta per evitare di diventare una pattumiera viene "sgomberato" con "fermezza", ma chi avrebbe dovuto essere protetto, no. Perchè? Storia vecchia. La conoscono in molti sulla propria pelle. Anche in questo caso si potrà parlare di "due velocità" o è stata "solo" inefficienza? Alla Magistratura la risposta: l'unica cosa certa è che un'imprenditore che aveva aperto la bocca se l'è vista tappare con incredibile efficienza dall'AntiStato: mentre a Roma si discute, si diceva molto secoli fa, l'Italia brucia aggiungo io.
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