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martedì 11 maggio 2010

Dimenticare Saviano?

Perchè secondo voi è importante sostenere Roberto Saviano? Solo perchè temi di cui tutti sanno ma dei quali solo pochi, di questi tempi, hanno il coraggio di dirlo a voce alta? O, forse, sosteniamo Saviano perché é un simbolo di quell' Italia che non si limita a "parlare" ma ha agito, a suo modo, conrto i poteri malavitosi? A me la risposta appare chiara come il sole d'estate a mezzogiorno, e a voi? Roberto Saviano, a mio parere, è un baluardo di speranza (l'ultimo forse) rispetto a chi ha tutto l'interesse a massificare tutto: fenomeni criminali compresi. I poteri malavitosi hanno tutto da guadagnarci se persone come Saviano cadono nel dimenticatoio perché in questo modo possono agire nell'ombra e tornare a fare quegli affari con tutti (politica compresa) che é per loro linfa vitale e motivo di arricchimento e potere, quello vero. Non mi stupisce che lo si attacchi; non mi stupisce nemmeno che lo si cerchi di isolare; però quello che mi da veramente fastidio è instillare il dubbio in quella parte della società nostrana che non chiede altro che di chiudere gli occhi anche di fronte all'evidenza dei fatti (e di fatti ce ne sono a iosa se sappiamo guardare la realtà) che si hanno intorno: se si ignora si vive tranquilli finché ...... finché, naturalmente, la tegola non cade addosso e allora gli strilli sono altissimi e la tranquillità rotta: a questo punto allora ecco i tuttologi che subito intervengono a dire la loro e tutto annega in un fiume di parole e tutto torna sullo sfondo. Esattamente quello che vogliono i poteri occulti. Ecco perchè persone come Saviano sono necessarie ed ecco perchè puntualmente a ogni pié sospinto chi vive di immagine lo teme e cerca di sminuirlo se non infangarlo perchè solo così può continuare a vivere di riflesso della propria immagine vuota.

sabato 31 ottobre 2009

vivere e morire a napoli

A Napoli gira una domanda: ma lo Stato cos'è? E' forse quella cosa che ti rompe solo quando chiede le tasse senza darti alcun corrispettivo? Ecosa accade quando uno Stato abdica? Ne sbuca fuori subito un'altro e non è detto che sia migliore. Qui c'è il filmato che la Procura ha diffuso; oggi sentivo alla radio mentre ero in macchina che una delle persone che viene ritratto nello stesso filmato si è repsentato in Procura per spiegare cosa ci faceva lì e poi é corso a casa rendendosi prigioniero: il tutto per la paura delle ritorsioni della famiglia dell'ucciso. Pensate la paranoia a che punto arriva. E come si pretende che la gente, la stessa che ormai non ha più fiducia in nulla, denunci se sa o ha visto qualcosa? Non essendo un paese civile con una classe dirigente che lotta al fianco dei cittadini ofrse qualcuno si sarebbe smosso: ma non lo siamo e quindi ..... battaglia persa. Tanto vale, come hanno fatto a Napoli, fare la bocca che cose del genere accadranno anche altrove nel paese, prima o poi.

lunedì 10 novembre 2008

Miriam Makeba: una voce e una vita contro il razzismo

Dopo il concerto di CastelVolturno (dove pare che prima che il concerto si tenesse si fossero presentati dei picciotti a pretendere il pizzo; ciò fa capire quale sia il livello di potere e forza che i can hanno in quella zona nonostante i proclami di sicurezza e migliori condizioni di vita di questo e dei governi che l'hanno preceduto i quali dovrebebro anzichè mandar i soldati a presidiare vie creare l'unica reale condizione affinchè potessero essere sconfitte le cosche ossia lo sviluppo e gli investimenti facendo piazza pulita di tutte le connivenze che ancora persistono) Miriam Makeba ha avuto un malore ed è morta poco dopo. Era lì per cantare contro il razzismo, la camorra e per riaffermare il diritto di tutti a vivere la propria vita in sicurezza e dignità. E' una delle figure storiche della lotta all'apatheid e insieme a Mandela ne rappresenta il momento più alto di quella lotta che ha portato alla fine del regime razzista sudafricano. Una vera pasionaria dell'idea che tutti gli uomini sono uguali al di là del colore, della cosiddetta razza, del credo religioso e politico. Non mi pare un caso che questa magnifica figura sia morta proprio dopo un concerto che aveva come parole d'ordine proprio quelle contro le quali aveva lottato per un'intera vita.Qui invece si preferisce ricordarla per uno dei pezzi musicali, magari meno "impegnati", che l'hanno resa famosa all'estero ed esprimevano la gioia di un'intero popolo per troppi secoli tenuto sull'orlo della fame e della miseria dall'occidente che ne ha depredato risorse, cultura, terre, ricchezze e del diritto a vivere la propria vita degnamente. http://it.youtube.com/watch?v=kCc61z9IFu4&feature=related

giovedì 16 ottobre 2008

Saviano, non va lasciato solo........

L'autore di Gomorra ha dichiarato che forse lascerà il paese in seguito alle rivelazioni di un pentito casalese sulla preparazione di un'attentato in stile mafioso (un pezzo di autostrada che viene fatto saltare come accadde per Falcone) per levarlo di mezzo e mandare un segnale sia allo Stato (di non provarci nemmeno a cercare di debellare le cosche casalesi) e a coloro che sono i referenti politici (che evidentemente non obbediscono ai diktat che gli arrivano), in puro stile terroristico. Naturalmente sono apprezzabili gli attestati di solidarietà che sono pervenuti allo scrittore ma a mio parere ha ragione Fava quando dice che se davvero si vuol mandare un segnale ai camorristi non basta la solidarietà ma si devono denunciare la carriere "politiche" fatte grazie alle cosche (non solo campane) e che ora, pur dichiarando solidarietà "pelosetta", vengono richiamate all'ordine dai burattinai. Saviano è un simbolo, L'ULTIMO SIMBOLO, dell'Italia che crede nella onestà e nella costruzione del proprio futuro fuori dalle logiche di scambio, della corruzione e del malaffare. Se dovesse essere davvero l'obiettivo di un'attentato o lasciare il paese (il risultato dal punto di vista dell'italiano onesto non cambia) si potrebbe dire addio realmente alla sola speranza di veder cambiare qualcosa in questo paese: davvero si potrebbe parlare della mancanza di "un" futuro per noi e le prossime generazioni; e non solo ma la cosa realmente negativa che si dovrebbe prendere atto ufficialmente che un bel pezzo di paese (non solo il Sud) è "proprietà del malaffare": al sud c'è la manovalanza e nel resto del paese si fanno gli "affari" e si riciclano i soldi. Ha ragione chi dice che realmente stiamo derivando verso le repubbliche fantoccio degli anni scorsi cosiddette delle banane dove tutto era aleatorio e lasciato alla "libera" iniziativa individuale: anche la criminalità. Sindacalisti uccisi; politici se onesti uccisi se corrotti che fanno carriera ecc..... cosa ricorda? Sicuramente "quelle" repubbliche ma anche una parte della nostra storia. Si può tornare indietro? Certo, servirebbe un sussulto di dignità che non vedo in giro, sarà la crisi ma non credo, come servirebbe che la classe dirigente si faccia una bella pulizia al proprio interno: anche se personalmente non ho mai visto nessuno che si autodenuncia se non ha da guadagnarci sopra e personalmente!! A Saviano dico che se sceglie di rimanere sappia che qui la memoria è cortissima e prima o poi anche lui si troverà solo come gli altri che l'hanno preceduto e che sono diventati "eroi" della patria ma sono morti e quindi non potevano più danneggiare coloro contro cui combattevano e che anzi oggimad anni di distanza, se ne fanno scudo............ se invece Saviano decide di lasciare il paese trova la mia solidarietà nel farlo e soprattutto rafforza la convinzione, non solo mai, che questo paese non merita questi "figli" e che è meglio essi lo lascino e badino al proprio di futuro andando in un paese civile che sa sfruttare le potenzialità e non le comprime e le massifica.......

martedì 3 giugno 2008

A Casal di Principe ucciso un'imprenditore: e lo Stato dov'è?

Il malaffare ha battuto oggi un pesante colpo: un'imprenditore, è stato ucciso in mezzo alla gente e in pieno giorno come chiarissimo messaggio di forza, presenza e controllo del territorio nonostante si fosse chiesta per lui una sorta di protezione da parte dei magistrati (naturalmente DOPO che è morto la famiglia la scorta l'ha avuta subito ma DOPO però ...) mai decisa e chissà perchè, mi chiedo. Mi chiedo ma la fermezza dello Stato, ci sarà solo contro i manifestanti antidiscarica (fra i quali più volte si è insinuato ci fossero anche rappresentanti del cosiddetto malaffare), c'è stata in questo caso, o meglio dov'era lo Stato che avrebbe dovuto proteggere chi testimonia? O prima ci deve scappare un morto? E' facile usare i mezzi repressivi per liberare le strade dalla gente che, giustamente, protesta ma chi fa il proprio dovere, e parla, invece si ritrova ammazzato, mentre chi protesta per evitare di diventare una pattumiera viene "sgomberato" con "fermezza", ma chi avrebbe dovuto essere protetto, no. Perchè? Storia vecchia. La conoscono in molti sulla propria pelle. Anche in questo caso si potrà parlare di "due velocità" o è stata "solo" inefficienza? Alla Magistratura la risposta: l'unica cosa certa è che un'imprenditore che aveva aperto la bocca se l'è vista tappare con incredibile efficienza dall'AntiStato: mentre a Roma si discute, si diceva molto secoli fa, l'Italia brucia aggiungo io.

domenica 25 maggio 2008

Governo: lo Stato non può cedere. vale per tutti?

Il problema dei rifiuti oggi è all'attenzione dei media, ma il problema è antico e non è ristretto alla "munnezza". Dalle indagini della magistratura e dalle denunce di cittadini coraggiosi, troppo spesso lasciati soli, (come l'autore di Gomorra che con il suo libro ha scoperchiato un vero e proprio vaso di pandora) risulta che è un problema nazionale: tutta Italia ha scaricato il proprio pattume in Campania, proprio tutti. E ora che è emerso il connubio della politica, anche del nord, con il malaffare ed è venuta a galla anche la grave responsabilità che l'intero paese ha verso quella regione: e non è una storia di ora, enemmeno una mia scoperta, il fatto che il sud dell'Italia è sempre stato lo sfogo coloniale del resto del paese, ora ne è anche diventato il pattume. Ci sono delle responsabilità locali è chiaro manca una cultura della legalità e tutto il resto, ma chi la doveva creare? Lo Stato; invece per cosa è identificato lì lo Stato? Forza di scurezza, politici, e poc'altro. Manca tutto il resto. Non voglio fare il solito discorso trito e ritrito sulla memoria che non abbiamo ma dobbiamo tenere presente questo dato per capire la responsabilità che l'intero paese ha nei confronti del sud Italia. Quando sento dire che lo Stato "non può arretrare" mi viene la pelle d'oca se penso alla storia repubblicana del nostro paese: scandali politici e finanziari, servizi segreti deviati beccati più volte non a proteggere i cittadini ma a lavorare contro di essi in nome di alleanze e interessi stranieri con cui la nostra classe dirigente di allora (in parte è ancora presente) ha preferito mantenere rapporti poco trasparenti a dir poco; lobby che determinano la politica nazionale e locale in nome del proprio interesse; e la politica che è stata in molte sue parti sia collusa sia parte in causa con il malaffare e la corruzione (il termine partitocrazia fu coniato da Maranini, preside di scienze politiche a firenze negli anni 60, in tempi non sospetti), ed è stata essa stessa un modello alternativo alla legalità: troppe volte si è autoassolta per essere un'esempio per cittadini. E proprio quando sento tutto ciò mi viene alla mente all'attuale classe dirigente che proprio fatta di santi non è: da ultimo la norma salva rete 4. Come e con che faccia dicono che lo Stato deve essere fermo? Con quale credibilità verso i cittadini? E con quale forza, se non quella puramente brutale e repressiva, può fare opera di convinzione verso i cittadini, non solo del Sud? Sembra retorica vero? Non si salva nessuno naturalmente, nè i governi attuali nè la classe poltiica locale: tutti irresponsabilmente ciechi di fronte ai problemi (mica c'è solo la Campania, che è solo la punta dell'iceberg, c'è il Lazio e incomincia la stessa problematica in altre regioni come l'abruzzo dove un'indagine ha messo in luce cose che dire strane e criminali è come usare un'eufemismo) E forse lo è un pò ma dovrebebro essere cose che sappaiamo tutti ma a leggere commenti qui nella blogosfera e nei media semba che tutti siamo pronti a dimenticare e a ricominciare da zero ogni volta che siamo di fronte a un problema: ammesso che conosciamo la storia, cosa di cui dubito fortemente. Il problema c'è e va risolto sia chiaro: è inammissibile che con l'estate alle porte si possano correre rischi di epidemia fra la popolazione ma contemporaneamente non si può a forza far ingoiare alle popolazioni questo rospo di cui sono responsabili solo in parte, quindi un asoluzione va trovata ma condivisa e da tutti senza precondizionamenti e integralismi di maniera ma senza nemmeno il manganello che a poco serve e non risolve nulla.

venerdì 23 maggio 2008

Una ricorrenza che per lo Stato è una sconfitta


Oggi, a differenza di altri giorni, è particolare. Al posto del messaggio una foto per non dimenticare in un paese dove DIMENTICARE è lo sport nazionale


venerdì 22 febbraio 2008

L'Italia ai tempi del colera.......

L'emergenza rifiuti, forse pochi sanno perchè pochi ricordano, risale a oltre 30 anni ai tempi del colera quando le basi dell'attuale rovina erano appena state gettate dall'allora malgoverno: fu solo grazie a vere e proprie rivolte popolari che vi si fece fronte con pannicelli caldi mentre scoppiò l'epidemia di colera che buttò benzinza sul fuoco e costrinse i politici a intervenire per tamponare. Da allora cosa è cambiato? Nulla. Si passa da emergenza in emergenza da discarica a discarica continuando a rovinare una terra bellissima e prodiga con i suoi figli che ha sempre attirato, nel corso della storia umana, popoli a sè. Anche stavolta si rischia, nonostante gli sforzi di De Gennaro, di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano dato che la classe dirigente, non solo locale, è trasversalmente indifferente ai reali bisogni della gente e intrecciata con il malaffarea tal punto da creare una struttura nella quale il copioso fiume di denaro riversatosi in questi anni in quelle zone si è perso in mille rivoli. L'impressione è che l'emergenza sia voluto: sia necessaria per spillare soldi non solo al contribuente italiano ma a anche a quello europeo: e a nulla valgono inchieste giornalistiche, e non, che portano alla luce le complicità e le malversazioni perchè alla fine della giostra tutto torna esattamente come prima. La cosa che maggiormente dispiace è l'indifferenza del resto del paese: dimenticco che Napoli è "Italia" e sua immagine e somiglianza dato che lì sversano rifiuti dal resto del paese illegalmente e lì sono stati, e continuano con grande faccia tosta, in tanti a mangiarci sopra e a specularci miserevolmente alle spalle dei locali cittadini che, però, sono quelli a pagare lo scotto sia dal punto di vista sanitario che come qualità della vita (malattie, tumori e chissà cos'altro imperversano e fanno strage di persone): la Campania è dvientata l'immodezzaio del paese. Una volta era il mercato finale e coloniale dello sviluppo del Nord; poi è stata fra i maggiori serbatoi di manodopera del paese, ora ne è la fogna a cielo aperto rimarcando, se ancora era necessario rimarcarlo, come siamo cittadini di un paese che ha fatto del malaffare e della politica pro domo sua la bandiera e lo stemma più vicini al quarto mondo che al primo in termini di libertà e diritti. La vera vergogna nazionale non è però questa: la cosa che maggiormente irrita è che della questione se ne fa un dramma quando scoppia la rabbia della gente mentre ci si straccia le vesti e ci si cosparge il capo di cenere quando si è presi con le mani nel sacco. Tutto molto "italiano" direi se non fosse per il piccolo particolare che lì in quella regione c'è un'enorme specchio nel quale tutti riflettiamo la nostra anima sempre più nera..............

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