martedì 16 dicembre 2008

Abruzzo per il PD: prodromo delle europee?

La dura sconfitta alle regionali è un'altro campanello d'allarme per il gruppo dirigente del PD che, come ha detto di Pietro, non è nè carne nè pesce e gli elettori infatti lo puniscono. Nessuno nasconde che ci sia pure una "questione" morale ma essa non è ristretta solo a questo partito ma investe l'intero quadro politico italiano e quindi gli elettori ci sono abituati o meglio rassegnati. C'è molto altro invece: c'è un'elettorato in uscita da questo partito che preferisce non recarsi alle urne anzichè votare per qualcosa che non è il PdL ma nemmeno un partito socialdemocratico; non è un partito liberal (troppe commistioni con gli integralisti) e nemmeno conservatore di centro perchè non ne ha le caratteristiche intrinseche. Insomma Di Pietro ha ragione: non è nulla, ed il nulla non si vota da noi: se almeno fosse ammantato di luci, colori e pallettes come il suo concorrente almeno c'è la gistificazione di qualcosa invece loro non hanno nulla da offrire nè ricette alternative. Un'oligarchia così costruita non ha futuro. Alle Europee la musica sarà la stessa? Se si continua così il PD alle europee non ci arriva: imploderà prima molto prima e avremo, per eutanasia, il partito unico al potere e un gruppo di "resistenti" sparuti all'opposizione (parlamentare o meno). E nemmeno si vedono all'orizzonte forze nuove: è proprio crisi. Si la sinistra si vuole riorganizzare ma anzichè cominciare a costruire qualcosa veramente di alternativo che fa? semplicemente continua a dividersi: la scissione di fatto del PRC ne è un'esempio. Nessuno ha cpaito che bisogna incominciare, come dice il Prof. Pasquino, a pensare socialdemocratico e per essere più esatti bisogna cominciare a dare alla gente una diversa prospettiva che avvicini il paese più a Oslo che a New York (peraltro quest'ultimo modello ideale sta miseramente fallendo grazie alla crisi e ai continui scandali che scoppiano quando siamo al "prendi i soldi e scappa"); fnchè non ci si incamminerà per quella via la speranza di una svolta è una pura ipotesi di studio e di esame mentre ben 56 milioni di italiani scivolano, nella loro stragrande maggioranza, verso la povertà ed un triste declino.
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