martedì 5 ottobre 2010

Un paese in vendita......

Eppoi dicono che "é il mercato"..... non solo hanno messo un uomo mediaset, piccolo conflitto d'interesse, nel ruolo dello Sviluppo Economico (é il dicastero che non solo dovrà firmare il contratto di servizio con la Rai che é, oltre ad essere tv pubblica, diretta concorrente ma anche assegnare le frequenze del digitale terrestre e decidere che fare di quelle analogiche ..... insomma un ruolo chiave) ma il cosiddetto "mercato" ha messo a segno un colpo davvero unico: una delle più importanti società di telecomunicazione italiana che passa ai russi; hanno i soldi e quindi acquistano. Ma qualcosa in questo paese rimarrà "nazionale" oppure faremo la fine dell'Argentina che non hanno più, ormai, la proprietà della terra dove posano i piedi? Per fare un esempio: se immaginiamo il paese e la sua economia come una torta possiamo dire tranquillamente che di entrambi qui non c'è rimasto che poco o nulla e, soprattutto, i profitti corrono all'estero. Se a ciò aggiungiamo che il nostro amato Governo, a differenza degli altri concorrenti europei, non ha investito nulla in ricerca pura e sviluppo (per tacere dell'investimento su scuola e università) c'é da chiedersi cosa se non sia già un miracolo che qui non si chiuda tutti bottega e ci si dia alle danze. Sia chiaro non sono un protezionista: non me ne può fregare di meno. Però un paese che non vuole danneggiare se stesso e il proprio futuro alcune precauzioni le prende, noi no (evidentemente) dato che chiunque venga qui e abbia soldi da spendere può fare tranquillamente shopping senza colpo ferire: e pensare che esiste un reato che dovrebbe proteggere l'economia nazionale dai danni eventuali (vale sicuramente per i lavoratori) ed esiste una Costituzione che parla di utilità sociale della proprietà privata e, di conseguenza, dell'economia. Qui fra personaggi folkloristici provenienti da oltre mediterraneo e "rapporti speciali" con "sinceri democratici" dovremo chiedere il permesso a costoro anche per andare a fare "plin plin" ..... a meno di non ammettere che qui il mercato non esiste o quello che così definiscono tale non é perché in realtà, essendo tutto il paese in vendita, manca una condizione essenziale: ci comprano ma non compriamo, tutto qui. Grazie al centrosinistra liberista é stato fatto il miracolo di eliminare, giustamente, monopoli pubblici ma non per creare un mercato concorrenziale ma tutta una serie di monopoli privati (senza alcuna garanzia per i cittadini di un miglioramento dei servizi e di tariffe da "concorrenza") e per giunta in vendita al miglior offerente. E' realmente ciò quello cui siamo destinati? E' mai possibile che un piccolo imprenditore deve andare in Svizzera per avere quello cui avrebbe diritto nel suo paese? Ed é mai possibile che, completamente assente la parte pubblica, un A.D. decida dalla sera alla mattina, pena la chiusura di uno o due stabilimenti di auto, di cancellare la legislazione del lavoro (trovando facili sponde in sindacati che si fanno la guerra camminando sul cadavere di quella che fu la classe operaia che tanto ha fatto per il paese) per imporre un contratto capestro che ofrse in qualche tigre asiatica verrebbe applicata? Da questo bailamme i cittadini cosa ci guadagnano? Qual'é la convenienza economica e sociale di tutto ciò? Il sottoscritto, pur sforzandosi, non riesce a vederla (se non nel maggior profitto fatto per chi compra, nelle minori tasse pagate, nelle mancate occasioni di lavoro per fare alcuni esempi) e voi? Pensate a quanta ricchezza volatilizzatasi dal paese che farà la fortuna di pochi individui e la miseria di centinaia di migliaia di persone qui che non lavoreranno solo perché qualcuno a Roma decise che dovevano scannarsi fra loro come precari per compiacere qualche industrialotto da poco? Le aspettative peggiori si stanno puntualmente verificando: stiamo diventando un mercato di stampo puramente coloniale: terra di conquista, ma questa storia la conosciamo benissimo vista la storia degli ultimi 2000 anni.
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