mercoledì 16 luglio 2014

Aids, per l’Onu “entro il 2030 sarà possibile fermare l’epidemia del virus Hiv”

Ogni tanto ne esce una. Ora tocca all'onu che ci dice che la diffusione della sindrome dell'AIDS è "sotto controllo": non è vero. E' vero il contrario: nei paesi occidentali il paziente vive di più e meglio  ma le campagne informative scarseggiano; negli altri paesi è poco sotto una strage di massa: interie generazioni rischiano di sparire. PErchè allora l'annuncio? Semplice, le statistiche dicono che sta rallentando: tutto qui; la sindrome in realtà ha nella maggior parte dei casi un decorso non breve e quindi se è possibile che in teoria sembra stia rallentando nella realtà, temo, si stia solo incubando nella prossima generazione.
Domanda: se fossi un politico responsabile della salute dei miei cittadini, sapendo che non c'è, ancora, una cura cosa posso fare per dare il mio contributo? La parola d'ordine sarebbe PREVENIRE: lanciare campagne incisive in rete, sulla stampa, in tv per far entrare nella testa delle persone che "solo usando preservativi" ci si può difendere dalla sindrome.. altro non c'è se non in contemporanea alle campagne informative fare controlli, anche volontari, sanitari nella parte della popolazione più a rischio: anche nel mondo del sesso a pagamento fino a legalizzarlo favorendo forme già sperimentate nel mondo, puritano, del nord europa.
Perchè non avviene? Sembra un bollettino di guerra: le malattie veneree stanno aumentando (soprattutto fra i giovani); alcune sindrome infantili, (anche grazie a scriteriate campagne contro i vaccini di massa) come il morbillo, stanno rispuntando; malattie finora curabili come la TBC sono riapparse con ceppi immuni alle cure; l'ebola è sempre lì ... e ora è arrivata anche qui; e si potrebbe continuare per molto ancora per molto senza soluzione di continuità. E il prossimo futuro non sembra roseo vista, da un lato, la tendenza verso una integrazione fra sanità pubblica e assicurazioni private, anche nel nostro paese (notoriamente le assicurazioni non sono società a scopo di beneficenza, basta guardare negli usa dove tutto il sistema sanitario è privato e chi non ne ha una non può accedere alle cure anche minime.... fra parentesi quel sistema sanitario sta fallendo miseramente ed è il meno efficiente del pianeta), dall'altro lo Stato è reticente nella prevenzione per tanti motivi: non ultimi i benpensanti, i cattolici, e gli stessi politici che, pur di mantenere lo scranno, gli vanno dietro tagliando i fondi alle suindicate campagne fino al punto che nel nostro paese quasi nessuno le fa..... nelle scuole tutto è lasciato alla buona voilontà di genitori e prof per dirne una: nessun coordinamento anzi repressione di chi va fuori della righe.
Leggendo in quest'ottica l'articolo della redazione del Fatto Quotidiano del 16 luglio 2014 forse fa apparire meno sensazionale l'annuncio dell 'onu e ne scopre la vena finanziaria di Big Pharma che ogni tanto tira la corda per scroccare fondi pubblici in ricerca e sviluppo... dei propri profitti
In meno di vent’anni il virus dell’Aids potrebbe essere fermato. E’ quanto afferma l’Onu, dandosi come data ultima per dare uno stop alla diffusione della malattia il 2030. “Porre fine all’epidemia provocata dal virus Hiv è possibile”, ha affermato Michel Sidibé, direttore esecutivo dell’Unaids, il programma congiunto dell’Onu su Hiv/Aids. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, nel mondo ci sono circa 35 milioni di sieropositivi, di cui 24,7 milioni nell’Africa sub-sahariana. Dallo scoppio dell’epidemia, più di trent’anni fa, 78 milioni di persone sono state infettate e 39 milioni sono morte per malattie correlate all’Aids. Dati che non sembrano spaventare l’Onu, capace di mettere nero su bianco la possibilità di dare un freno all’epidemia. ”Questo traguardo potrebbe essere raggiunto entro il 2030 in ogni Paese” anche perché “il numero di morti per il virus sta diminuendo”, continuano le Nazioni Unite.
Secondo un’analisi del rapporto fatta da al Jazeera, ci sono diverse ragioni per accreditare la speranza di raggiungere il controllo della malattia. Il mondo ha osservato importanti cambiamenti sul fronte dell’Aids e sono stati registrati più successi negli ultimi cinque anni che ne 23 precedenti, sottolinea l’Uniads. In particolare, l’accesso alle terapie antiretrovirali è cresciuto, portando a 12,9 milioni il numero di persone con l’Hiv che vi hanno accesso, pari al 37% di chi convive con il virus. Sempre secondo al Jazeera, la diffusione dei farmaci antiretrovirali è tra i miglioramenti più importanti e decisivi, se si pensa che un anno prima erano in trattamento solo 10 milioni di malati, mentre nel 2010 meno di 5 milioni subivano il trattamento. Per quanto riguarda le nuove infezioni, dal 2001 sono diminuite del 38%. Calo anche per i decessi, scesi del 35% negli ultimi 10 anni. “Oggi più che mai, c’è la possibilità di combattere la battaglia finale per la diffusione del virus”. 
Prospettive positive, quindi, anche se molto resta da fare. Primo fra tutti, un cambio di approccio. Incrementati quindi i fondi destinati al debellamento del virus: così che i 19 miliardi di dollari decisi dal programma delle Nazioni Unite per il 2013, dovranno necessariamente aumentare per il 2015, crescendo fino a 24 miliardi. Il rapporto definisce quindi i prossimi cinque anni come determinanti per indirizzare l’andamento dei prossimi 15. “Se il mondo accrescerà gli sforzi entro il 2020, l’umanità sarà in grado di porre fine all’epidemia”, continua Sidibé. 
Per “fine dell’aids”, quindi, si intende che la diffusione del virus potrebbe essere sotto controllo, anche perché è stato marginalizzato l’impatto della malattia per le persone e i contesti sociali. Il virus continuerà probabilmente ad esistere a lungo, ma il suo impatto può essere annullato applicando azioni di prevenzione e continuando a diffondere le cure esistenti. Una malattia per cui tutt’ora non esiste la cura, come ha dimostrato il noto caso della bambina statunitense nata sieropositiva, che sembrava fosse guarita fino a che qualche giorno fa non è tornata ad avere tracce di Hiv nel sangue.
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