sabato 18 luglio 2015

Lezioni greche: ideologici e no

18/07/2015 di triskel182
Alla fine di questa settimana che ha segnato uno spartiacque nella storia d’Europa, risulta tragicamente ridicola tutta questa cosa del debito greco.

Quello che principalmente chiedeva Tsipras da anni – cioè il taglio o almeno una sua robusta dilazione nel tempo – gli è stato ripetutamente negato fino a farlo capitolare. Ma adesso sia il Fondo monetario, sia la Bce, sia il governo Usa dicono all’unisono: oh cazzo, ma questo debito è così gigantesco che un’economia così debole non potrà mai ripagarlo nei tempi stabiliti; oh cazzo, ma più gli chiediamo di rispettare le scadenze più strangoliamo quell’economia già debole, quindi non ci conviene; oh cazzo, l’unica cosa possibile per riavere indietro almeno una parte dei soldi è tagliare il debito o dilazionarlo robustamente nel tempo!

Fantastico, no? Sono arrivati alle stesse conclusioni che Tsipras sosteneva inutilmente da tempo (sentito con le mie orecchie anche qui a Roma, al teatro Valle), però quando lo diceva Tsipras era un estremista di sinistra o un greco scansafatiche (a scelta) mentre adesso che è stato piegato come un filo di paglia si scopre che aveva ragione lui. L’epicentro della sua battaglia (che era questo, mica l’Iva sulle isole) era l’unica strada percorribile.

La cosa merita una riflessione non per dar ragione a Tsipras (ormai, poraccio, se ne fa poco delle ragioni) ma perché è l’altra faccia del discorso che si faceva ieri, e con il quale vi sto martirizzando gli zebedei da diversi giorni: il discorso cioè sulla dialettica tra pragmatismo e ideologia, ma anche tra realtàe utopia.

Perché ci siamo detti mille volte quanto gli utopisti di sinistra siano stati spesso troppo ideologici e abbiano pertanto preso frequenti musate dal mondo: ieri si parlava ad esempio di com’è difficile oggi in un singolo Paese europeo fare politiche diverse da quelle diverse dalla Troika, dato l’intreccio onnipotente di poteri economici, finanziari e politici che dettano le condizioni a tutti.

Ma forse sarebbe il caso di iniziare a vedere con lucidità anche l’ideologia opposta, quella che ha mosso per anni proprio la Troika: basata sul dogma del pareggio contabile, dell’austerità pubblica come unica ricetta economica, delle regolette Ue che impediscono di prendere misure di buon senso e talvolta indispensabili, come appunto la ristrutturazione del debito greco (ma anche, più in generale, la sciocchezza del fiscal compact con il suo fantasioso vincolo del 3 per cento).

A fronte di rigidità sistematiche sinottiche, la vulgata corrente vuole tuttavia che l’una sia pragmatica (quella liberista, ça va sans dire) e l’altra tutta ideologica. Ma ciò avviene per il semplice fatto che la prima è vincente, cioè che ha i muscoli per imporsi, quindi ha il potere. Un po’ come se nell’Urss di Breznev si fosse detto che i piani quinquennali non erano ideologici ma pragmatici per il semplice fatto che il regime aveva la forza di imporli nel reale.

Bene: trattasi di cazzata.

E proprio la colossale marcia indietro di queste ore sul debito greco di tutti i protagonisti vincenti di quella trattativa ne è la prova finale, se ce ne fosse stato ancora bisogno. Un’ideologia non è più pragmatica delle altre per il fatto di avere la forza di imporsi. Un’ideologia è tale perché è rigida, astratta, priva di sfumature e di buon senso, incapace di afferrare la viva complessità delle vicende umane. Perché fa prevalere la tesi teorica sulle osservazioni sperimentali. Perché per sopravvivere rifiuta la confutabilità e la falsificabilità. Perché quindi appartiene, sostanzialmente, alla metafisica.

Se dunque è ancora tale quando diventa vincente, resta comunque ideologia. Non è che diventa pragmatismo perché si impone, perché ha provvisoriamente conformato il mondo a se stessa.

Ecco: si diceva delle cesure storiche determinate dagli eventi degli ultimi dieci giorni, delle lezioni da trarne, e anche del dramma specifico di una sinistra radicale che per la prima volta “si è arresa alla realtà” così come la sinistra storica si era arresa al liberismo da decenni, fin dai tempi di Blair. Ma questa è solo una realtà imposta da una ideologia: quella finora vincente.

Se volete, al termine di questa pippa, la dico più da bar: okay, noi di sinistra l’abbiamo capito che le ideologie sono false perché rigide e astratte; quindi qualsiasi sinistra più o meno radicale del futuro dovrà essere aperta, confutabile, sperimentale, plastica, empirica etc etc.

Peccato che non l’abbiano capito i liberisti, che continuano invece a gabellare per unica realtà possibile il frutto della loro ideologia, salvo ammettere di aver fatto una cazzata solo quando l’avversario è stato umiliato e politicamente azzerato.

(Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it)

p.s.

sempre per non rimanere sull'ovvio.....

buon week end
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