mercoledì 31 maggio 2017

M5S + sinistra: si può?

di | 31 maggio 2017  Il Fatto Quotidiano

Ieri Marco Travaglio ha immaginato, o per meglio dire auspicato, quello che sarebbe di gran lunga il migliore scenario possibile post-elezioni. Ve lo riassumo: si va a votare a ottobre con il sistema tedesco, che è peraltro una legge discreta. Ovviamente c’è il rischio che venga snaturato, per esempio con i capilista bloccati (li prevede il “Rosatellum”, e già il nome fa schifo) o con uno sbarramento al 3% invece del 5% per fare un contentino a nessuno (cioè Alfano, che comunque forse non raggiungerebbe neanche il 3%).
Le tre maggiori forze (PD, M5S, centrodestra) non sono in grado di governare da sole. Qui qualcuno dirà “Noi arriveremo al 50% più uno”, ma di fronte alle dichiarazioni lisergiche non ha senso controbattere. Quindi si riparte col Renzusconi, proseguendo l’inciucione che va avanti da 6 anni (Monti ruleZ). Questo scenario è il peggiore possibile. Quindi accadrà, perché l’Italia politicamente non è redimibile, altrimenti non avrebbe sopportato per decenni i Mussolini, gli Andreotti, i Craxi, i Berlusconi e i Renzi. Oltretutto c’è chi afferma che, “perdendo” con il 30/35% dei voti, i 5 Stelle sarebbero nella condizione ideale: forti nel fare opposizione, ma senza responsabilità nazionali. Sarebbero liberi di vedere il sicuro sfacelo altrui, macinerebbero ulteriore esperienza per poi battere cassa alle elezioni del 2022 (o molto prima). Possibile.
Marco ieri ha proposto l’unica alternativa: le frattaglie di sinistra si uniscono, da Bersani a Pisapia a Civati a Fratoianni eccetera; trovano un leader credibile, sperando nell’effetto Melenchon; e raccattano un 5-10%. A quel punto i 5 Stelle, qualora baciati da un largo consenso (e non è affatto detto), dovrebbero bussare alla porta della sinistra, per fare un governo di scopo con pochi punti fondamentali. Per esempio reddito di cittadinanza, seria legge anticorruzione, legge sul conflitto di interessi, lotta all’evasione, recupero del sommerso, abolizioni dei vitalizi e più in generali degli sprechi, interruzione delle cosiddette “grandi opere” (inutili). Eccetera. Non un’alleanza pre-elettorale, ma un accordo programmatico post-elettorale limitato ad alcuni punti. Del resto, nel Parlamento Europeo, il M5S vota quasi sempre con la sinistra (alla faccia dell’alleanza tattica con Ukip) e il Pd quasi sempre col centrodestra: “Renzusconi” esiste già e l’unico a non averlo capito è Zucconi. Tale accordo, per quanto complicato per motivazioni personali ma pure politiche (pensate alla tematica migratoria e a quella europeista), sarebbe possibile. E sarebbe bello. Ma non credo che accadrà. Per questi motivi.
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