martedì 30 maggio 2017

Risparmio e Pir, l’ultima trovata del Tesoro per rilanciare l’economia a spese delle famiglie

di | 30 maggio 2017  Il Fatto quotidiano

Si chiamano Piani individuali di risparmio (Pir). E sono l’ultima trovata del Tesoro per racimolare denaro fra i risparmiatori nell’intento di finanziare le imprese e sostituire il più possibile il credito bancario. Non è detto però che siano un affare per i piccoli investitori che da un lato non pagheranno tasse sui rendimenti, ma dall’altro non avranno garanzie su guadagni e capitale. Come nel caso dei fondi di investimento, i ritorni dei Pir sono infatti legati a doppio filo con la performance delle aziende su cui il gestore deciderà di puntare investendo in azioni ed obbligazioni.
A differenza degli altri prodotti finanziari in circolazione, i Pir hanno come maggior vantaggio l’esenzione dall’imposta sui redditi da capitale (26% per azioni e bond, 12,5% per i titoli di Stato). A patto di non toccare i soldi per almeno cinque anni. Inoltre promettono rendimenti cospicui, anche se non stellari. I gestori dei Pir proposti dalla società di gestione di risparmio di Banca Intesa, Eurizon, prevedono, ad esempio, un rendimento annuo fra il 3 e il 7 per cento. Si tratta di guadagni consistenti in tempi di tassi bassi. Ma non è tutto oro quel che luccica: questi prodotti che, al momento, sono distribuiti da banche e assicurazioni, ma che ben presto faranno capolino anche allo sportello postale, potrebbero riservare sorprese inattese ad un risparmiatore poco avvezzo al gergo finanziario.
Innanzitutto il rendimento atteso non è una certezza, ma una previsione lorda di redditività. Dall’eventuale guadagno bisognerà poi sottrarre le commissioni bancarie che, a seconda dell’intermediario e del prodotto, variano fra l’1,15 e il 5 per cento. Inoltre, si dovranno anche detrarre le spese di gestione che variano fra l’1 e il 2,5 per cento del capitale investito. Nel caso poi la performance del Pir sia positiva, va anche detratta una commissione di risultato che varia fra il 10 e il 25 per cento. Così alla fine la convenienza rispetto ad un buon conto deposito o ad un altro prodotto finanziario è tutta da verificare.
... Il resto sul Fatto Quotidiano
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in ogni caso, anche senza voler leggere l'intero articolo, a me pare chiaro che stanno per l'ennesima volta truffandoci!!!!
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