martedì 6 giugno 2017

Totò Riina e la possibile scarcarazione, il silenzio degli impenitenti

di | 6 giugno 2017  Il Fatto Quotidiano

di Francesca Scoleri 
Qualche anno fa, Bernardo Provenzano ricevette una visita in carcere dall’allora Presidente della Commissione speciale antimafia del Parlamento Europeo, Sonia Alfano. Durante quell’incontro, Provenzano, fu sollecitato a raccontare “ciò che sapeva”. A detta della Alfano, Provenzano lasciò aperto uno spiraglio spingendosi addirittura a chiedere un colloquio fuori dal carcere.
I presunti buoni propositi di Provenzano, furono stoppati subito. In seguito le sue condizioni si aggravarono anche a causa di quelle che furono definite “cadute dal letto”. Il boss è poi morto nel luglio scorso mentre versava da mesi in stato vegetativo. Quello stesso Stato che, per 43 anni, lo aveva lasciato libero di muoversi in Italia e all’estero, sfoggia forza e determinazione col vegetale inerme tenendolo al regime detentivo. Nessuna morte dignitosa per chi ormai non può più nuocere rivelando segreti inconfessabili.
L’attuale indignazione verso la possibile scarcerazione di Riina è più che lecita dal momento che non versa in condizioni particolarmente gravi. Avrei, però, voluto cogliere la medesima indignazione davanti ad altri fatti simili o addirittura più gravi. Mi avrebbero restituito l’immagine di un popolo informato e non dormiente, in grado di provare moti di repulsione per la sostanza dei fatti e non solo per il nome “Riina”.
il resto dell'articolo sul Fatto Quotidiano
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da registrare anche l'articolo sul Fatto Quotidiano di Nando Dalla Chiesa in merito: da condividere in toto
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