Fonte: W.S.I. 13 Marzo 2019, di Alessandra Caparello
Diventa sempre più concreta la fusione tra i due colossi tedeschi Deutsche Bank e Commerzbank. Tante le indiscrezioni di stampa, da quelle del Welt am Sonntag a quelle di Reuters, secondo cui i colloqui starebbero andando avanti da un po’ di tempo e starebbero diventando seri.
Deutsche Bank,
prima banca tedesca, è in crisi da anni e solo nel 2017 ha registrato
una perdita da mezzo miliardo. Per salvare l’istituto di Francoforte la
soluzione messa in campo dal governo di Angela Merkel è la fusione con una banca più in salute, Commerzbank per l’appunto.
Un funzionario vicino al governo tedesco ha affermato che il ministro delle finanze Olaf Scholz
e l’Spd, il partito socialdemocratico, stanno lavorando attivamente
all’operazione, ma anche i conservatori guidati da Merkel avrebbero
accettato l’idea della fusione. Il nodo principale pare che riguardi il
processo di implementazione.
La fusione ha grosse implicazioni in EuropaMa
la fusione è un progetto che ha implicazioni non solo tedesche ma
anche europee, visto che porterebbe alla nascita del secondo polo
finanziario dell’Eurozona dietro Bnp Paribas.
Si tratterebbe di un colosso con circa 2.000 miliardi di euro di
asset, 845 miliardi di euro di depositi, oltre 2.500 filiali e 141.000
addetti. Di contro si parla di 30mila posti di lavoro che andranno
persi in Deutsche Bank.
Come ci sarà la fusione ancora non è dato saperlo ma quello che balza subito agli occhi è che a pagare il conto non saranno i risparmiatori tedeschi, visto che Berlino non userà le regole del bail-in come successo peraltro con la NordLb.
Ancora
una volta la Germania che ha tanto spinto per attuare le norme sul
salvataggio delle banche in Ue, le aggirerà e come scrive MilanoFinanza la
Commissione Ue, dopo aver fatto le pulci all’Italia, dovrà dare l’ok
alla maxi-fusione con denaro pubblico dopo lo stop al sostegno a piccole
banche da parte del Fitd finanziato con soldi privati
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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mercoledì 13 marzo 2019
lunedì 25 giugno 2018
Deutsche Bank rappresenta minaccia per Eurozona
Fonte: W.S.I. 20 giugno 2018, di Alberto Battaglia
Il
Fmi lo aveva già segnalato nel 2016: Deutsche Bank è uno dei maggiori
elementi di rischio per la stabilità finanziaria, per via dell’elevata
esposizione dell’istituto tedesco ai derivati. Ora, l’economista Thorsten Polleit,
sul sito del Mises Institute ribadisce il concetto fornendo una
sintesi piuttosto eloquente dei dati di bilancio relativi a Deutsche
Bank, sostenendo come l’istituto sia decisamente troppo grande per
fallire. La prima considerazione esamina il percorso dei titoli
azionari bancari nell’Eurozona, assai più malconci degli omologhi
statunitensi (figure in basso a sinistra):
La seconda osservazione è sulla enorme dimensione del bilancio di Deutsche Bank:
“Se
un apparato bancario sovradimensionato inizia a contrarsi, lo stock in
sospeso di credito e moneta diminuirà, E quando la quantità di moneta
diminuisce [la moneta bancaria, emessa tramite attività di credito
privato, è la componente principale dell’offerta di moneta Ndr.], i
prezzi su tutta la linea tendono verso il basso causando deflazione.
Inutile dire che la deflazione è un incubo per le economie fortemente
indebitate: i prezzi in calo aumentano l’onere del debito reale,
facendo precipitare il sistema finanziario ed economico in una
cataclismica spirale al ribasso”, conclude Polleit.
“L’andamento delle quotazioni azionarie suggerisce che gli investitori hanno perso un po’ di fiducia nella redditività delle imprese delle banche europee: mentre le azioni delle banche statunitensi sono aumentate del 24% dall’inizio del 2006, l’indice delle azioni delle banche dell’area dell’euro è ancora in calo di circa 70%. In particolare, le due maggiori banche tedesche, Deutsche Bank e Commerzbank, hanno perso rispettivamente l’85 e il 94% della loro capitalizzazione di mercato” (figura in basso a destra).

“Con un bilancio di quasi 1.500 miliardi di euro nel marzo 2018, la Deutsche Bank rappresentava circa il 45% del Pil tedesco. Nel confronto internazionale, questa è una dimensione enorme, decisamente terrificante. È soprattutto il risultato dell’impronta estesa (anche se non redditizia) che la banca ha nel settore dell’investment banking internazionale. La banca ha già iniziato a ridurre il suo bilancio, però”.

mercoledì 8 luglio 2015
Deutsche Bank, l’esposizione in derivati vale 20 volte il Pil tedesco, diamo i numeri
questo post l'ho trovato sul formiche.net con tanto di riferimenti....... secondo me val la pena di essere letto.
Una montagna di 54,7 trilioni di euro in derivati. È l’elefante nella cristalleria di Deutsche Bank: una somma che equivale a 20 volte il Pil tedesco, che è di 2,74 trilioni e almeno a cinque volte il Pil dell’intera Eurozona, che è di 9,6 trilioni. Lo scrive il giornale Usa online zerohedge.com.
CAPOFILA NEI DERIVATI
Secondo l’autore del pezzo che usa come fonte lo European megabank’s annual report, la banca con la maggiore esposizione in derivati al mondo è Deutsche Bank a quota 54,7 trilioni di euro, che “ha fatto mangiare di nuovo la polvere alla più grande banca d’America, sia per asset che certamente per ego del suo ceo: JpMorgan”, a 50,9 trilioni di euro.
La bella notizia per correntisti e azionisti della tedesca è che questa esorbitante cifra, per effetto di una magia contabile “precipita a 504,6 miliardi di euro in asset e 483,4 in passività, le cifre comunque più grosse in un bilancio da 1,6 trilioni (sceso dai 2 trilioni di un anno fa: un 20% che, secondo Db, è stato generato dai tassi di interesse dei derivati e dai movimento delle cirve dei rendimenti in dollari, euro e sterline nel corso dell’anno, dal tasso di cambio e dalla revisione del trade per ridurre il mark-to-market). Al netto, dunque l’esposizione diventa di 21,2 miliardi… un giochetto contabile che funziona però solo nella teoria”.
A CHE SERVONO GLI AUMENTI DI CAPITALE?
Nella pratica la cosa che rileva è che ad aprile 2013 Deutsche Bank abbia diluito il capitale del 10%, per poi successivamente varare tre aumenti di capitale, uno da 3 miliardi, e altri due da 1,5 miliardi ciascuno: tutto un pacchetto di misure funzionali a rafforzare la struttura di capitale della banca. “Con il risultato che la situazione –spiega l’autore del pezzo – è che la banca è nella stessa situazione di un anno fa”. A copertura di questi 55 trilioni ci sono 522 miliardi in depositi, una cifra di cento volte inferiore.
“La conclusione di questa storia è sempre la stessa: questa esposizione epica in derivati è la principale ragione per cui la Germania, scalciando e urlando teatralmente negli scorsi cinque anni, ha fatto ogni cosa in suo potere per assicurarsi che non ci fosse un collasso a effetto domino nelle banche europee che avrebbe certamente fatto precipitare la catena di collaterali in pancia a Db e la loro conversione da lordo a netto e che causa a Anshu Jain, e certamente a ogni altro ceo di banca, risvegli bruschi in un bagno di sudore ogni notte”.
da formiche.net
p.s.
ieri parlavo di scenari; stasera vi propongo uno scenario "interno" al reich tedesco. Il quadro che ne esce spiega molte cose, altre ne lascia intravedere, altre ancora le lascia solo intendere infine alcune sono solo ipotesi e queste ultime non si possono, ancora, prendere in considerazione.
Ora fate uno sforzo, nonostante il caldo afoso, di immaginazione: se tutti i tasselli (quelli di ieri e questo di oggi) andassero al loro posto ritenete che la Germania abbia o no tutto l'interesse a tenere su l'intero edificio che finora ha fatto la sua fortuna, a scapito altrui (le legge non scritta è "frega il tuo vicino"), visto che le permette di fungere da guida alla UE a trazione tedesca senza patirne le conseguenze?
Ha ragione o no Tsipras che oggi, al parlamento europeo, ha fatto riferimento all'Antigone (citato sul Fatto Quotidiano) “molti hanno parlato di tragedia greca. Io rispetto le norme che disciplinano l’Eurozona. Ma Sofocle ci ha insegnato che esiste un momento in cui il diritto degli uomini vale sopra la legge. Questo è uno di quei momenti” visto quanto sopra così ben descritto da formiche.net e visto, anche, quanto da me raccontato nel post di ieri?
Una montagna di 54,7 trilioni di euro in derivati. È l’elefante nella cristalleria di Deutsche Bank: una somma che equivale a 20 volte il Pil tedesco, che è di 2,74 trilioni e almeno a cinque volte il Pil dell’intera Eurozona, che è di 9,6 trilioni. Lo scrive il giornale Usa online zerohedge.com.
CAPOFILA NEI DERIVATI
Secondo l’autore del pezzo che usa come fonte lo European megabank’s annual report, la banca con la maggiore esposizione in derivati al mondo è Deutsche Bank a quota 54,7 trilioni di euro, che “ha fatto mangiare di nuovo la polvere alla più grande banca d’America, sia per asset che certamente per ego del suo ceo: JpMorgan”, a 50,9 trilioni di euro.
La bella notizia per correntisti e azionisti della tedesca è che questa esorbitante cifra, per effetto di una magia contabile “precipita a 504,6 miliardi di euro in asset e 483,4 in passività, le cifre comunque più grosse in un bilancio da 1,6 trilioni (sceso dai 2 trilioni di un anno fa: un 20% che, secondo Db, è stato generato dai tassi di interesse dei derivati e dai movimento delle cirve dei rendimenti in dollari, euro e sterline nel corso dell’anno, dal tasso di cambio e dalla revisione del trade per ridurre il mark-to-market). Al netto, dunque l’esposizione diventa di 21,2 miliardi… un giochetto contabile che funziona però solo nella teoria”.
A CHE SERVONO GLI AUMENTI DI CAPITALE?
Nella pratica la cosa che rileva è che ad aprile 2013 Deutsche Bank abbia diluito il capitale del 10%, per poi successivamente varare tre aumenti di capitale, uno da 3 miliardi, e altri due da 1,5 miliardi ciascuno: tutto un pacchetto di misure funzionali a rafforzare la struttura di capitale della banca. “Con il risultato che la situazione –spiega l’autore del pezzo – è che la banca è nella stessa situazione di un anno fa”. A copertura di questi 55 trilioni ci sono 522 miliardi in depositi, una cifra di cento volte inferiore.
“La conclusione di questa storia è sempre la stessa: questa esposizione epica in derivati è la principale ragione per cui la Germania, scalciando e urlando teatralmente negli scorsi cinque anni, ha fatto ogni cosa in suo potere per assicurarsi che non ci fosse un collasso a effetto domino nelle banche europee che avrebbe certamente fatto precipitare la catena di collaterali in pancia a Db e la loro conversione da lordo a netto e che causa a Anshu Jain, e certamente a ogni altro ceo di banca, risvegli bruschi in un bagno di sudore ogni notte”.
da formiche.net
p.s.
ieri parlavo di scenari; stasera vi propongo uno scenario "interno" al reich tedesco. Il quadro che ne esce spiega molte cose, altre ne lascia intravedere, altre ancora le lascia solo intendere infine alcune sono solo ipotesi e queste ultime non si possono, ancora, prendere in considerazione.
Ora fate uno sforzo, nonostante il caldo afoso, di immaginazione: se tutti i tasselli (quelli di ieri e questo di oggi) andassero al loro posto ritenete che la Germania abbia o no tutto l'interesse a tenere su l'intero edificio che finora ha fatto la sua fortuna, a scapito altrui (le legge non scritta è "frega il tuo vicino"), visto che le permette di fungere da guida alla UE a trazione tedesca senza patirne le conseguenze?
Ha ragione o no Tsipras che oggi, al parlamento europeo, ha fatto riferimento all'Antigone (citato sul Fatto Quotidiano) “molti hanno parlato di tragedia greca. Io rispetto le norme che disciplinano l’Eurozona. Ma Sofocle ci ha insegnato che esiste un momento in cui il diritto degli uomini vale sopra la legge. Questo è uno di quei momenti” visto quanto sopra così ben descritto da formiche.net e visto, anche, quanto da me raccontato nel post di ieri?
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