Visualizzazione post con etichetta bail-in. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bail-in. Mostra tutti i post

giovedì 15 marzo 2018

Tringali: “Fuori da trappola euro”, questione di sicurezza nazionale

Fonte: WSI 15 marzo 2018, di Francesco Puppato
L’euro è un metodo di governo. Per questo la sovranità monetaria diventa una questione di sicurezza nazionale.
Provate a pensare se nel dopo Draghi, chiunque diventi presidente della BCE (il nome caldo è quello di Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank), decidesse di non acquistare più i titoli di Stato italiani; cosa succederebbe?
Lo spread schizzerebbe alle stelle divenendo insostenibile e riportando la crisi ai livelli peggiori. Ma che democrazia è quella in cui un organismo non eletto da nessuno, detiene un così ampio potere sullo Stato?
Ad aumentare le preoccupazioni arriva la richiesta di Wopke Hoekstra, ministro delle finanze dei Paesi Bassi, che al Financial Times ha dichiarato che qualora si presentassero crisi del debito (si veda il caso della Grecia, con un riferimento futuro all’Italia), è necessario che anche gli investitori accettino una svalutazione del debito (Bond) di cui sono in possesso.
“È essenziale qualora le cose vadano male. In pratica, chiediamo che gli individui e le aziende in possesso delle obbligazioni governative paghino parte del conto”, ha dichiarato Hoeskstra ritenendo “onesta” la sua proposta.
Una sorta di bail-in, se vogliamo, che ha subito trovato l’endorsement di Austria e Finlandia, le quali si dichiarano stanche del fatto che siano i propri contribuenti a pagare i costi delle crisi dei Paesi più indebitati.
È nei fatti che provvedimenti come quello proposto dal ministro delle finanze olandese vadano a tradire quelli che dovrebbero i prinicipi fondanti di un’Europa dei popoli, che tutto fa tranne che aiutarsi.
Ne abbiamo parlato con il dottor Fabrizio Tringali, scienziato politico, autore del saggio “La trappola dell’euro” e del blog “Badiale&Tringali”, entrambi scritti a quattro mani con il professor Marino Badiale, ordinario di matematica presso l’Università di Torino.
“Si sa che questi acquisti di titoli non sono ben visti dai Paesi del nord e che relativamente presto finiranno (si parla di circa un anno). Nel frattempo, in questi giorni, i quotidiani riportano che Draghi ha lasciato intendere che non aumenterà gli acquisti di titoli qualora alcuni Paesi vedessero peggiorare le proprie condizioni.”
Continua poi lo scienziato politico:
“Quello che certamente succederà, è che la BCE smetterà di calmierare gli spread. Questo può succedere prima o dopo la fine del mandato di Draghi, ma succederà sicuramente, perché è stato già deciso e annunciato (quello che non è stato ancora deciso, o annunciato, è solo il “quando”).”
Pertanto, al momento, abbiamo due possibili scenari:
  • a) Se un Paese vedrà un innalzamento dello spread, la BCE non interverrà in aiuto, cioè non aumenterà l’acquisto di titoli, e quel Paese vivrà una nuova ondata di crisi.
  • b) Se quanto indicato nel punto precedente non accadrà, per i Paesi considerati più deboli, fra cui l’Italia, l’ondata di crisi arriverà comunque quando la BCE, come preannunciato, stopperà le attuali politiche di acquisto (il che può avvenire già con Draghi, senza attendere il suo successore).
È dunque possibile concludere che, finché si resta nella moneta unica, l’unica via di uscita dalla crisi è rappresentata dalla costruzione di un meccanismo di riequilibrio fra i Paesi in deficit e quelli in surplus. Ovviamente i Paesi in surplus devono essere d’accordo, e non lo saranno mai a meno che non si dia a loro le redini dell’intera politica economica e sociale dei Paesi in deficit.
Nel frattempo i governi continuano a dibattere di soluzioni che non risolveranno nulla, come quelle relative ai debiti pubblici. La recente proposta olandese si inscrive in questo quadro. Se sarà approvata, avrà un duplice effetto: farà ulteriormente diminuire la fiducia degli investitori nei confronti dei Paesi dell’eurozona considerati più a rischio, inasprendo la crisi, e farà crescere l’odio delle popolazioni di quei Paesi nei confronti delle istituzioni europee”.
In uno scenario come questo, quindi, la crisi sembra inevitabile e, nella migliore delle ipotesi, Paesi come l’Italia dovrebbero accettare di mettersi totalmente nelle mani dei Paesi del nord Europa; si verrebbe a creare un’Europa in cui i Paesi più deboli dovrebbero cedere la loro totale sovranità ai Paesi più forti, snaturando l’essenza, almeno dichiarata, di un’Europa dei popoli. O, semplicemente, l’Europa sta mostrando passo dopo passo la sua vera faccia.
È forse il caso di riproporre quelle due parole scritte a caratteri cubitali che erano apparse nelle prime pagine della stampa nazionale, ma questa volta con un monito ad uscire dall’euro: “FATE PRESTO!”

venerdì 4 settembre 2015

ed ecco il bail-in, come da programma.....

anziché farle fallire le salvano: eppure nel mondo del libero mercato dove tutto viene regolato dalla legge della domanda e dell'offerta se un operatore è fuori mercato perchè non più concorrenziale o perchè mal gestito o peggio dovrebbe chiudere e invece le salvano. E' vero che non sono più direttamente gli Stati a farlo, svenandosi, ma a pagare sono i piccoli azionisti e i correntisti: alla faccia sia del libero mercato che della neutralità dello Stato .... eppure uno dei precetti del liberismo è esattamente quello precedentemente detto, le banche semi-fallite devono essere lasciate andare al loro destino e non salvate. Il caso del giorno sono alcune casse di risparmio italiane che sono sull'orlo del fallimento, ebbene cos'hanno pensato di fare i soloni del liberismo dello stato-bancomat quando serve? Per evitare che siano, come previsto dalla normativa europea fra l'altro che entrerà in vigore l'anno prossimo, i grandi azionisti a pagare hanno deciso attraverso un artificio.. a pagare saranno, in assenza di detta normativa, tutti i piccoli azionisti e i correntisti sotto i 100 mila euro: un esempio di inequità che solo un governo che sia diretta espressione delle lobby finanziarie può fare senza nemmeno preoccuparsi di perdere la faccia. In totale il costo sarà di 1,5 mld di euri e nemmeno si è certi che staranno a galla!!!!! Ciò fa il paio con il Quantitative alla Draghi che sta pompando centinaia di mld di euro nelle casse delle banche senz'alcuna reale contropartita ma teso solo a dare loro fiato: la scusa ufficiale è che "il mondo bancario ha bisogno di liquidità per finanziare la ripresa" mentre in realtà, se si guardano sia l'andamento delle borse che il reale impiego di capitali, ciò non fa che staccare assegni d'oro ai CEO e ai CdA delle banche stesse: alla faccia di tutti gli altri e della ripresa...
ricollegandomi ai post precedenti (fra i quali ce n'era anche uno che parlava proprio del bail-in e del bail-out) ciò spiega quanto da molti affermato: il sistema, checchè se ne dica, fa acqua da tutte le parti e non sta per niente bene e se c'è qualche bastian contrario, leggi Cina, allora diventa estremamente pericoloso perchè fa da modello e da alternativa al morente sistema di cui sopra e va eliminato: anche a costo di far fallire le stesse industrie occidentali che lì hanno investito e aperto impianti!!!!

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore