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domenica 23 febbraio 2014

2016, fine della democrazia: il privilegio sarà legge

Si chiama Ttip, Trattato Transatlantico, e se va in porto siamo rovinati. A decidere su tutto – lavoro, salute, cibo, energia, sicurezza – non saranno più gli Stati, ma direttamente le multinazionali. I loro super-consulenti, attraverso lobby onnipotenti come Business Europe e Trans-Atlantic Business Dialogue, in questi mesi stanno dettando le loro condizioni alle autorità di Bruxelles e di Washington, che nel giro di due anni contano di trasformarle in legge. A quel punto, la democrazia come la conosciamo sarà tecnicamente finita: nessuna autorità statale, infatti, oserà più opporsi ai diktat di questa o quella corporation, perché la semplice accusa di  aver causato “mancati profitti” esporrà lo Stato nazionale – governo, magistratura – al rischio di pagare sanzioni salatissime. Già oggi, vari Stati hanno dovuto versare 400 milioni di dollari alle multinazionali. La loro “colpa”? Aver vietato prodotti tossici e introdotto normative a tutela dell’acqua, del suolo e delle foreste. E le richieste di danni raggiungono già i 14 miliardi di dollari. La novità: quello che oggi è un incubo, domani sarà legge.
Se sarà approvato il Trattato Transatlatico, avverte Lori Wallach su “Le Monde Diplomatique”, niente fermerà più l’appetito privatizzatore dei David Rockefeller
“padroni dell’universo”, specie nei settori di maggior interesse strategico: brevetti medici e fonti fossili di energia. Un sogno, a quel punto, concepire politiche di lotta all’inquinamento e per la protezione del clima terrestre. Il Ttip «aggraverebbe ulteriormente il peso di questa estorsione legalizzata», che giù oggi ricatta molti Stati, dal Canada alla Germania. Il grande business lavora per eliminare le leggi statali per far posto a quella degli affari. Attualmente, negli Usa sono presenti 3.300 aziende europee con 24.000 filiali. Ognuna di esse, dice Wallach, «può ritenere di avere buone ragioni per chiedere, un giorno o l’altro, riparazione per un “pregiudizio commerciale”». Peggio ancora per gli europei: sono addirittura 14.400 le compagnie statunitensi dislocate nell’Unione Europea, con una rete di 50.800 filiali. «In totale, sono 75.000 le società che potrebbero gettarsi nella caccia ai tesori pubblici».
L’aspetto più inquietante del “cantiere” del Trattato, un dispositivo destinato – se approvato – a sconvolgere la vita democratica di tutto l’Occidente – è la sua massima segretezza: la stampa è stata espressamente invitata a starsene alla larga. Si tratta di un ordinamento decisamente eversivo: il grande business si prepara ad emanare i propri diktat non più di nascosto, attraverso le lobby e politici compiacenti del Congresso e della Commissione Europea, ma ormai alla luce del sole, trasformando addirittura in legge il privilegio di una minoranza, contro la stragrande maggioranza della popolazione. L’autonomia istituzionale dello Stato? Completamente aggirata, disabilitata, in ogni settore: dalla protezione dell’ambiente a quello sanitario, dalle pensioni alla finanza, dai contratti di lavoro alla gestione dei beni comuni primari, Ttip
come l’acqua potabile. Si avvicina la “grande privatizzazione definitiva” del mondo occidentale.
Sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali. E ancora: libertà del web, protezione della privacy, cultura e diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione. «Non c’è una sfera di interesse generale che non passerà sotto le forche caudine del libero scambio istituzionalizzato», scrive Lori Wallach. Rispetto al Trattato Transatlantico, le condizioni-capestro oggi imposte dal Wto sono considerate “soft”. A decidere su tutto saranno tribunali speciali, formati da avvocati d’affari che si baseranno sulle “leggi” della Banca Mondiale. Fine della democrazia: «L’azione politica degli eletti si limiterà a negoziare presso le aziende o i loro mandatari locali le briciole di sovranità che questi vorranno concedere loro». Neppure la fantasia di Orwell era arrivata a tanto. Eppure, è esattamente l’incubo che ci sta aspettando, se nessuno lo fermerà. Ed è inutile farsi illusioni: per ora, del “mostro” non parla nessuno. Non una parola, ovviamente, dalle comparse della politica, e neppure da giornali e televisioni. La grande minaccia si sta avvicinando indisturbata, all’insaputa di tutti.
dal blog: libreidee

lunedì 8 luglio 2013

.... ecco la truffa: referendum o non referendum

esatto; fatto il referendum, sull'acqua, trovato l'inganno: prima, lo ricorderete spero, c'era l'aliquota per la "remunerazione del capitale investito" dal privato che così, senza fare nulla o quasi fattivamente per migliorare la rete idrica, rientrava dei soldi spesi (non in maniera percentuale rispetto all'effettività degli investimenti fatti ma "a forfait" per così dire...) per una percentuale media del 7% prestabilita e che in bolletta era quasi un 25% in più... tutto ciò era stato cancellato da sentenze e dal referendum, appunto, nel quale 25 mln di cittadini hanno detto.. NO. Purtroppo prima il governo berlusconi e poi quello monti hanno cercato di reintrodurre con mezzucci, peraltro presto scoperti, da due soldi, leggine e, da ultimo, direttamente e silenziosamente in bolletta con la dicitura "rimborso oneri finanziari" che è ... la stessa cosa di quella cancellata.
Anche il primo referendum, la ri-pubblicizzazione dell'acqua, si scontra con le resistenze dei governi (ma pure della commssione UE e del FMI) perchè gli interessi delle aziende coinvolte sono fortissimi in merito e che si nascondono dietro il ... controllore, ossia l'AEEG, designata da Monti come l'autorità "garante" delle reti, acqua compresa, che in realtà si frappone fra i cittadini e gli interessi delle grandi aziende emettendo "piani su paini" che altro non sono che ..... l'ennesimo aggiramento del suindicato referendum: in questo dobbiamo prendercela anche con noi stessi dato che abbiamo accettato che i partiti esprimenti i vari governi dal 1989 in poi che hanno sottoscritto i vari DOHA round dove si sosteneva il passaggio dei beni comuni dalla categoria del "bisogno essenziale" a quella dei "servizi" e quindi ne apriva il mercato agli appetiti dei privati..... qui siamo colpevoli ma ben presto ce ne siamo accorti e abbiamo cancelalto la norma: badate bene la norma NON il Trattato, che è aprte integrante di quello alla base della nascita del WTO (world trade organization) che è ancora valido è produce effetti ... deleteri come ben sappiamo; a nulla vale che la politica non sa gestire, se non clientelarmente, le società pubbliche che sono dei buchi neri mangiasoldi... è innegabile tutto ciò ma ciò non toglie che il diritto all'acqua, come altri, sono beni comuni e quindi vanno difesi e gestiti in maniera trasparente per tutti: tocca a noi farlo fare e votare per chi s'impegna all'uopo: pensate che sono pochissime le giunte che hanno ripubblicizzato tali aziende, pochissime. Non è più tempo di badare alle promesse, ma ai fatti...
Insomma: non si può abbassare la guardia nella società di mercato, perchè al minimo cedimento le èlite non perdono tempo e appena possono tornano al punto di partenza, prereferendum.... controllate nelle vostre bollette dell'acqua e se vedete la voce "rimborso oneri finanziari" state pur certi che state RIPAGANDO QUANTO IL REFERENDUM AVESSE CANCELLATO e se non siete titolari di conti milionari la cosa migliore da fare è di rivolgervi al più vicino comitato per l'acqua o associazione, responsabile, di consumatori per ottenerne la cancellazione come circa 15 mila cittadini hanno già fatto e ottenuto e come un ricorso al TAR della Lombardia cancellerà, si spera, completamente..... la cosa buona è che, in previsione di questa sentenza, solo 7 ATO su 92 hanno reintrodotto il, presunto, rimborso......
p.s.
non ci possiamo permettere di dormire sugli allori perchè questi non dormono mai... hanno dei padroni cui rispondono e che, molto probabilmente, hanno cacciato soldi e vogliono rientrarne con gli interessi.... ma la volontà popolare non può essere disattesa, mai ..... che si chiamino F35, o acqua o chissà cosa ancora è il popolo ad essere sovrano non la tal azienda o il consiglio, supremo o meno non importa, a contare!

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