Visualizzazione post con etichetta elezioni usa 2020. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elezioni usa 2020. Mostra tutti i post

lunedì 9 novembre 2020

3 mln della vergogna..

 

Per tanti gli usa sono un faro.. di tutto; ma per chi usa i pochi neuroni ancora sopravvissuti al bombardamento mediatico di questi anni alcune cose non le può non notare: in primis i mali del sistema e in secundis i problemi che questi mali producono lì, cosa di cui non me ne può importare di meno (affari loro se non fosse per quella non poco importante teria del caos che sostiene che un battito d'ali in un punto crea un uragano altrove), e qui nel vecchio mondo.

A me Trump non va giù per niente ma alcune cose vanno dette: ha messo all'angolo la Cina stanandola dall'angolo dorato in cui s'era nascosta; ha approfittato della favorevole congiuntura per mantenere le promesse fatte agli ex blu collar e all'ex ceto-medio (america first ecc.); ha letteralmente protetto l'america e la grande finanza, wall street gliene dovrebbe essere riconoscente (i soldi, si sa, però, che non guardano in faccia nessuno e i mercati già scontavano la sua sconfitta e applaudivano Biden), e tante altre cose... errori fatti? Tra i molti il più importante è il covd-19; il suo negazionismo gli ha fatto enormi dani di immagine e di voti.

Detto ciò, però la sconfitta, come dicono i media, tale non è dato che ha ...... vinto le elezioni. Ha preso circa 3 mln di voti più del suo avversario, ma il perverso sistema americano lo sconfigge come lo sconfiggono anche i brogli (che ci sono stati.. i democrats sono storicamente famosi per aver fatto brogli lungo tutta la storia di qel paese). Ha preso più voti di Clinton, di Obama, ecc. e trovo che abbia tutte le ragioni di chiedere un ricontrollo dei voti dato che gli stessi media che lo danno per sconfitto quando poi pubblicano le slide non possono cancellare il dato reale: 77 contro 74 milioni di voti.

A questo punto in ballo non c'è solo lo Stato americano ma il concetto stesso di voto e di sua espressione visto che anche qui ormai è chiaro che chiunque e qualunque cosa votialla fine decidono i mercati, quel commissario tedesco aveva ragione ahinoi, e Bruxelles... il sistema è in crisi e, come diveva Sartori ai tempi, ormai alcuni concetti forti, espressi in parole, del sistema occidentale sono ormai svuotati di ongi significato: sono simulacri, nel senso che ne dava P.K. Dick, del tempo che fu e servono solo come specchio delle allodole per noi comuni mortali.... prima ce ne accorgiamo e ne traiamo le conseguenze meglio sarà per porvi rimedio, se del caso, o crearne un altro meno verticale e.... meno elitario?

domenica 19 luglio 2020

https://blog.libero.it/Karamazov/15040376.html

Fonte: Il Fatto Quotidiano Loretta Napoleoni Mondo - 19 Luglio 2020
Gli eventi straordinari cambiano il mondo e spesso non si riesce a stare al loro passo. E’ quello che successe a Winston Churchill alla fine della seconda guerra mondiale, considerato un grandissimo statista in tempo di pace non venne rieletto a guerra finita. Il motivo? Voleva riportare il Regno Unito ai tempi d’oro pre-bellici.
Anche il 78enne Joe Biden, candidato democratico per la presidenza degli Stati Uniti, vuole spostare le lancette del tempo a 12 anni fa, quando era vicepresidente, per cancellare con un colpo di spugna l’amministrazione Trump e la catastrofe del Coronavirus. E’ questa la buccia di banana sulla quale il prossimo novembre il partito democratico americano potrebbe scivolare.
Possibile che nessuno si renda conto delle mutate condizioni geopolitiche mondiali, che non abbia intuito che siamo entrati nella guerra fredda in 3D dove si combatte in digitale e tornare indietro non si può più? Basta menzionare un’impresa, Huawei, al centro della guerra del 5G, un conflitto con ripercussioni enormi sulla tecnologia del futuro, quella del trasporto senza autista. E chi dire degli hacker, i moderni guerrieri eccellenti, le spie digitali che rubano di tutto – dai potenziali vaccini contro il Covid ai profili dei politici e dei volti celebri di Twitter?
Sullo sfondo di questo scenario apparentemente fantascientifico le rassicurazioni di Biden sul ritorno all’alleanza atlantica nata nel dopoguerra e funzionale alla vecchia guerra fredda appaiono fuori tempo più che anacronistiche. Il futuro è arrivato, lo stiamo vivendo e né Biden né il partito democratico che lo sostiene vogliono accettare questa verità. Donald Trump è stato solo strumentale per il cambiamento epocale in atto dall’inizio del secolo, forse il suo modo schizofrenico di fare politica ha accelerato la rottura degli equilibri del passato, ma non è stato certo lui o la sua amministrazione a cambiare il mondo.
La transizione è frutto della globalizzazione, della trasformazione epocale del moderno capitalismo ormai inarrestabile e con la quale bisogna imparare a convivere. Ed ecco i punti chiave, i confini della guerra fredda in 3D.
A livello politico il mondo ha metabolizzato il nazionalismo spocchioso di Trump, si pensi a paesi come la Polonia o l’Ungheria, ma anche al Regno Unito della Brexit; il mondo ha anche imparato a non fidarsi degli Stati Uniti ed a guardare a Washington non più come un ombrello protettivo ma come una nazione tra molte altre, anche se ancora grande ed importante. In questo contesto Pechino ha smesso di evitare qualsiasi confronto con Washington per paura di pestare i piedi alla superpotenza e ha iniziato a tessere una politica estera in aperta opposizione all’amministrazione Trump, si pensi all’accordo recente con l’Iran.

Cosa propone Biden? Un ritorno al passato di Obama, che in politica estera non è stato affatto glorioso, e a quello ancora più remoto dell’amministrazione Clinton. Così l’amministrazione Biden si opporrà all’annessione da parte di Israele del 30% della West Bank, ri-confirmerà gli accordi nucleari del 2015 con l’Iran, che Trump ha abbandonato nel 2018, purché Teheran faccia quanto promesso, e avrà un atteggiamento più scettico nei confronti di Putin. Tutte proposte interessanti ma che serviranno a ben poco per frenare le trasformazioni geopolitiche in atto, per rilanciare il primato degli Stati Uniti o garantire un equilibrio mondiale.
Sul piano economico il mondo ha capito che la dipendenza dal dollaro quale moneta di scambio internazionale è pericolosa perché condiziona il commercio internazionale e i tassi di cambio ai bisogni del tesoro americano. L’Unione Europea ha persino iniziato a studiare meccanismi per sostituire nelle transazioni internazionali il dollaro con l’euro. Biden, lo sappiamo, è ben visto a Wall Street, ciò significa che continuerà la politica monetaria di Trump, pompando liquidità dovunque scarseggi.
Anche in materia di ambiente l’assicurazione che una vittoria di Biden farà tornare Washington tra i sottoscrittori dell’accordo sul clima di Parigi è poca cosa, tutti sanno che per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici ci vuole ben altro.
Morale: con o senza una rielezione di Trump il declino degli Stati Uniti è inarrestabile, come fu per l’Unione Sovietica il viale del tramonto sarà lungo e passerà attraverso cambiamenti epocali, incomprensibili a una classe politica ferma ai tempi d’oro della supremazia americana.

test velocità

Test ADSL Con il nostro tool potrete misurare subito e gratuitamente la velocità del vostro collegamento internet e ADSL. (c) speedtest-italy.com - Test ADSL

Il Bloggatore