Fonte: Il Fatto Quotidiano Loretta Napoleoni Mondo - 19 Luglio 2020
Gli eventi straordinari cambiano il mondo e spesso non si riesce a stare al loro passo. E’ quello che successe a Winston Churchill
alla fine della seconda guerra mondiale, considerato un grandissimo
statista in tempo di pace non venne rieletto a guerra finita. Il motivo?
Voleva riportare il Regno Unito ai tempi d’oro pre-bellici.
Anche il 78enne Joe Biden, candidato democratico per la presidenza degli Stati Uniti, vuole spostare le lancette del tempo a 12 anni fa, quando era vicepresidente, per cancellare con un colpo di spugna l’amministrazione Trump
e la catastrofe del Coronavirus. E’ questa la buccia di banana sulla
quale il prossimo novembre il partito democratico americano potrebbe
scivolare.
Possibile che nessuno si renda conto delle mutate
condizioni geopolitiche mondiali, che non abbia intuito che siamo
entrati nella guerra fredda in 3D dove si combatte in digitale e tornare indietro non si può più? Basta menzionare un’impresa, Huawei, al centro della guerra del 5G,
un conflitto con ripercussioni enormi sulla tecnologia del futuro,
quella del trasporto senza autista. E chi dire degli hacker, i moderni
guerrieri eccellenti, le spie digitali che rubano di tutto – dai
potenziali vaccini contro il Covid ai profili dei politici e dei volti
celebri di Twitter?
Sullo sfondo di questo scenario apparentemente fantascientifico le rassicurazioni di Biden sul ritorno all’alleanza atlantica
nata nel dopoguerra e funzionale alla vecchia guerra fredda appaiono
fuori tempo più che anacronistiche. Il futuro è arrivato, lo stiamo
vivendo e né Biden né il partito democratico che lo sostiene vogliono
accettare questa verità. Donald Trump è stato solo
strumentale per il cambiamento epocale in atto dall’inizio del secolo,
forse il suo modo schizofrenico di fare politica ha accelerato la
rottura degli equilibri del passato, ma non è stato certo lui o la sua
amministrazione a cambiare il mondo.
La transizione è frutto della globalizzazione,
della trasformazione epocale del moderno capitalismo ormai
inarrestabile e con la quale bisogna imparare a convivere. Ed ecco i
punti chiave, i confini della guerra fredda in 3D.
A livello politico il mondo ha metabolizzato il nazionalismo spocchioso di Trump, si pensi a paesi come la Polonia o l’Ungheria, ma anche al Regno Unito della Brexit;
il mondo ha anche imparato a non fidarsi degli Stati Uniti ed a
guardare a Washington non più come un ombrello protettivo ma come una
nazione tra molte altre, anche se ancora grande ed importante. In questo
contesto Pechino ha smesso di evitare qualsiasi
confronto con Washington per paura di pestare i piedi alla superpotenza e
ha iniziato a tessere una politica estera in aperta opposizione
all’amministrazione Trump, si pensi all’accordo recente con l’Iran.
Cosa propone Biden? Un ritorno al passato di Obama, che in politica estera non è stato affatto glorioso, e a quello ancora più remoto dell’amministrazione Clinton. Così l’amministrazione Biden si opporrà all’annessione da parte di Israele del 30% della West Bank, ri-confirmerà gli accordi nucleari del 2015 con l’Iran, che Trump ha abbandonato nel 2018, purché Teheran faccia quanto promesso, e avrà un atteggiamento più scettico nei confronti di Putin.
Tutte proposte interessanti ma che serviranno a ben poco per frenare
le trasformazioni geopolitiche in atto, per rilanciare il primato degli
Stati Uniti o garantire un equilibrio mondiale.
Sul piano economico il mondo ha capito che la dipendenza dal dollaro quale moneta di scambio internazionale è pericolosa
perché condiziona il commercio internazionale e i tassi di cambio ai
bisogni del tesoro americano. L’Unione Europea ha persino iniziato a
studiare meccanismi per sostituire nelle transazioni internazionali il
dollaro con l’euro. Biden, lo sappiamo, è ben visto a Wall Street, ciò significa che continuerà la politica monetaria di Trump, pompando liquidità dovunque scarseggi.
Anche
in materia di ambiente l’assicurazione che una vittoria di Biden farà
tornare Washington tra i sottoscrittori dell’accordo sul clima di
Parigi è poca cosa, tutti sanno che per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici ci vuole ben altro.
Morale: con o senza una rielezione di Trump il declino degli Stati Uniti è inarrestabile,
come fu per l’Unione Sovietica il viale del tramonto sarà lungo e
passerà attraverso cambiamenti epocali, incomprensibili a una classe
politica ferma ai tempi d’oro della supremazia americana.
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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domenica 19 luglio 2020
lunedì 4 maggio 2020
Blix-Ghebreyesus. Armi chimiche-Covid-19. Le accuse di Trump alla Cina finiranno come quelle di Bush all'Iraq?
Visto su: L'Antidiplomatico
Sembra uno scenario già visto, cambiano gli attori, finora c'è solo "piccolissima" differenza: non c'è ancora uno scontro militare in atto e, se ci fosse, avrebbe conseguenze catastrofiche. Ormai la stampa occidentale, salvo alcune eccezioni, sembra fare da megafono al leit motiv di Trump, ovvero il Covid-19 è stata colpa della Cina e in qualche modo la deve pagare.
Sembra uno scenario già visto, cambiano gli attori, finora c'è solo "piccolissima" differenza: non c'è ancora uno scontro militare in atto e, se ci fosse, avrebbe conseguenze catastrofiche. Ormai la stampa occidentale, salvo alcune eccezioni, sembra fare da megafono al leit motiv di Trump, ovvero il Covid-19 è stata colpa della Cina e in qualche modo la deve pagare.
Sembra uno scenario già
visto, cambiano gli attori, finora c'è solo "piccolissima" differenza:
non c'è ancora uno scontro militare in atto e, se ci fosse, avrebbe
conseguenze catastrofiche. Ormai la stampa occidentale, salvo alcune
eccezioni, sembra fare da megafono al leit motiv di Trump, ovvero il
Covid-19 è stata colpa della Cina e in qualche modo la deve pagare.
Cambiano gli attori, ma lo scenario sembra quello del 2003. George W. Bush dopo gli attentati dell'11 settembre sull'onda dell'Operazione Enduring Freedom, il cui scopo sarebbe stato quello di sconfiggere al Qaeda, tanta amata da suo padre quando si doveva contrastare l'URSS in Afghanistan, accusa l'Iraq di Saddam Hussein di possedere armi chimiche. Emblematica l'immagine di Colin Powell, l'allora segretario di Stato USA, che all'ONU mostra le famigerate provette.
C'era un ostacolo per Washington al suo disegno bellico. E non da poco. Hans Blix, il capo degli ispettori ONU che visionavano che l'Iraq avesse smantellato e non possedesse armi chimiche.
Blix più di una volta sostenne che l'Iraq non possedeva armi chimiche o altre di distruzione di massa. Fu tutto vano. Come è andata a finire lo sappiamo e soprattutto le conseguenze le viviamo ancora oggi di quella guerra criminale.
Oggi, gli Stati Uniti e l'amministrazione Trump si scagliano allo stesso modo contro il Direttore dell'organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale sostiene, insiste, confortato da diverse pubblicazioni scientifiche, dagli stessi servizi segreti USA, che il Covid-19 non è stato prodotto in laboratorio.
La strategia di Trump l'ha descritta molto bene il giornalista del quotidiano inglese The Independent, Patrick Coburn: "Il livello di mendacia di Trump è molto più grave di quello usato per vendere la guerra in Iraq sostenendo che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa (WMD). Anche allora c'erano storie di laboratori segreti che sviluppavano armi biologiche. Sebbene stia depurando i capi dell'intelligence USA e sostituendoli con i lealisti di Trump, anche loro non hanno potuto sostenere la sua ultima teoria della cospirazione. 'L'intelligence concorda anche con l'ampio consenso scientifico sul fatto che il virus Covid-19 non è stato creato dall'uomo o geneticamente modificato', ha affermato una dichiarazione dell'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale, Richard Grenell." ha scritto Coburn qualche giorno fa.
In un altro passaggio il giornalista evidenzia che "lo scopo delle bugie di Trump non è di convincere con argomentazioni razionali ma di dominare l'agenda delle notizie con accuse oltraggiose. Questo semplice trucco di pubbliche relazioni ha funzionato in precedenza per lui, ma il capro espiatorio della Cina potrebbe non essere sufficiente a distogliere l'attenzione dal prezzo che gli americani hanno pagato per il suo disastroso maltrattamento della pandemia. Le cifre delle vittime raccontano la loro triste storia: in Cina ci sono stati 84.373 casi di malattia e 4.643 morti mentre negli Stati Uniti ci sono stati poco più di 1,1 milioni di casi e 64.460 morti. I lealisti di Trump affermeranno che i cinesi mentono, ma poi devono anche spiegare la minore perdita di vite umane in Corea del Sud, Singapore e Taiwan."
Coburn ricorda che "molti di coloro che hanno usato le armi di distruzione di massa per lanciare una guerra calda contro l'Iraq nel 2003, sono le stesse persone che promuovono una guerra fredda contro la Cina oggi. Questo approccio richiede uno straordinario grado di irresponsabilità: Trump sta lanciando la sua guerra fredda contro la Cina proprio quando è necessaria una risposta medica ed economica globale per contrastare un virus che si è diffuso dal Tagikistan nell'Amazzonia superiore e può essere soppresso o contenuto solo dall'azione internazionale ."
Coburn è fra i pochi giornalisti occidentali che sottolinea come Trump cerchi attraverso la Cina di coprire il disastro della Sanità americana nell'affrontare il Covid-19. Mentre il mainstream in generale criticano Trump sempre, però quando di solito un inquilino della Casa Bianca va in guerra, diventa l'idolo di tutti. Basta leggere e vedere i resoconti unanimi a favore di Trump dopo gli attacchi alla Siria nel 2017 e 2018.
Nelle pretestuose accuse di Bush e Trump ci sono tanti richiama alla nota avola del Lupo e dell'agnello.
Non basterà la scienza a distogliere Trump e la sua amministrazione dal cercare uno scontro diretto con la Cina. Che tipo di scontro? Una nuova Guerra Fredda? Guerra Commerciale? O addirittura vuole affrontarla militarmente? La Cina non è certo l'Iraq proveniente da 13 anni di embargo, è ormai una potenzia non solo economica ma anche militare.
Insomma, dati gli attori in campo, c'è poco da stare tranquilli.
La Redazione
Cambiano gli attori, ma lo scenario sembra quello del 2003. George W. Bush dopo gli attentati dell'11 settembre sull'onda dell'Operazione Enduring Freedom, il cui scopo sarebbe stato quello di sconfiggere al Qaeda, tanta amata da suo padre quando si doveva contrastare l'URSS in Afghanistan, accusa l'Iraq di Saddam Hussein di possedere armi chimiche. Emblematica l'immagine di Colin Powell, l'allora segretario di Stato USA, che all'ONU mostra le famigerate provette.
C'era un ostacolo per Washington al suo disegno bellico. E non da poco. Hans Blix, il capo degli ispettori ONU che visionavano che l'Iraq avesse smantellato e non possedesse armi chimiche.
Blix più di una volta sostenne che l'Iraq non possedeva armi chimiche o altre di distruzione di massa. Fu tutto vano. Come è andata a finire lo sappiamo e soprattutto le conseguenze le viviamo ancora oggi di quella guerra criminale.
Oggi, gli Stati Uniti e l'amministrazione Trump si scagliano allo stesso modo contro il Direttore dell'organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale sostiene, insiste, confortato da diverse pubblicazioni scientifiche, dagli stessi servizi segreti USA, che il Covid-19 non è stato prodotto in laboratorio.
La strategia di Trump l'ha descritta molto bene il giornalista del quotidiano inglese The Independent, Patrick Coburn: "Il livello di mendacia di Trump è molto più grave di quello usato per vendere la guerra in Iraq sostenendo che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa (WMD). Anche allora c'erano storie di laboratori segreti che sviluppavano armi biologiche. Sebbene stia depurando i capi dell'intelligence USA e sostituendoli con i lealisti di Trump, anche loro non hanno potuto sostenere la sua ultima teoria della cospirazione. 'L'intelligence concorda anche con l'ampio consenso scientifico sul fatto che il virus Covid-19 non è stato creato dall'uomo o geneticamente modificato', ha affermato una dichiarazione dell'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale, Richard Grenell." ha scritto Coburn qualche giorno fa.
In un altro passaggio il giornalista evidenzia che "lo scopo delle bugie di Trump non è di convincere con argomentazioni razionali ma di dominare l'agenda delle notizie con accuse oltraggiose. Questo semplice trucco di pubbliche relazioni ha funzionato in precedenza per lui, ma il capro espiatorio della Cina potrebbe non essere sufficiente a distogliere l'attenzione dal prezzo che gli americani hanno pagato per il suo disastroso maltrattamento della pandemia. Le cifre delle vittime raccontano la loro triste storia: in Cina ci sono stati 84.373 casi di malattia e 4.643 morti mentre negli Stati Uniti ci sono stati poco più di 1,1 milioni di casi e 64.460 morti. I lealisti di Trump affermeranno che i cinesi mentono, ma poi devono anche spiegare la minore perdita di vite umane in Corea del Sud, Singapore e Taiwan."
Coburn ricorda che "molti di coloro che hanno usato le armi di distruzione di massa per lanciare una guerra calda contro l'Iraq nel 2003, sono le stesse persone che promuovono una guerra fredda contro la Cina oggi. Questo approccio richiede uno straordinario grado di irresponsabilità: Trump sta lanciando la sua guerra fredda contro la Cina proprio quando è necessaria una risposta medica ed economica globale per contrastare un virus che si è diffuso dal Tagikistan nell'Amazzonia superiore e può essere soppresso o contenuto solo dall'azione internazionale ."
Coburn è fra i pochi giornalisti occidentali che sottolinea come Trump cerchi attraverso la Cina di coprire il disastro della Sanità americana nell'affrontare il Covid-19. Mentre il mainstream in generale criticano Trump sempre, però quando di solito un inquilino della Casa Bianca va in guerra, diventa l'idolo di tutti. Basta leggere e vedere i resoconti unanimi a favore di Trump dopo gli attacchi alla Siria nel 2017 e 2018.
Nelle pretestuose accuse di Bush e Trump ci sono tanti richiama alla nota avola del Lupo e dell'agnello.
Non basterà la scienza a distogliere Trump e la sua amministrazione dal cercare uno scontro diretto con la Cina. Che tipo di scontro? Una nuova Guerra Fredda? Guerra Commerciale? O addirittura vuole affrontarla militarmente? La Cina non è certo l'Iraq proveniente da 13 anni di embargo, è ormai una potenzia non solo economica ma anche militare.
Insomma, dati gli attori in campo, c'è poco da stare tranquilli.
La Redazione
Notizia del: 04/05/2020
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Trump
sabato 4 maggio 2019
Usa-Cina: tutte le paure di Donald Trump
Fonte: W.S.I. 24 Aprile 2019, di Alessandro Piu
Con l’ascesa di una Cina sempre più potente, influente e tecnologicamente avanzata, gli Stati Uniti si trovano di fronte al primo vero rivale dai tempi della Guerra fredda
Come reagirà Donald Trump all’invito dell’ambasciatore cinese negli Usa, Cui Tiankai, ad abbracciare la Belt and Road Initiative «il progetto di sviluppo più ambizioso della storia»? Vista da Washington il programma varato dal presidente Xi Jinping sei anni fa è solo un modo per portare i Paesi che vi aderiscono, soprattutto quelli emergenti, sotto l’influenza della Cina.
È solo una delle faglie che separano le due potenze economiche, impegnate in trattative per raggiungere un accordo commerciale e invertire la tendenza che ha visto l’amministrazione Trump porre in essere dazi per 250 miliardi di dollari sulle importazioni di beni cinesi e la Cina rispondere con 110 miliardi di tariffe su prodotti statunitensi.
Guerra tecnologica, guerra commerciale o qualcosa di peggio?È la domanda che si pone Gary Greenberg responsabile mercati emergenti di Hermes IM.
Battaglia per la supremazia tecnologica
Con l’ascesa di una Cina sempre più potente, influente e tecnologicamente avanzata, gli Stati Uniti si trovano di fronte al primo vero rivale dai tempi della Guerra fredda
Come reagirà Donald Trump all’invito dell’ambasciatore cinese negli Usa, Cui Tiankai, ad abbracciare la Belt and Road Initiative «il progetto di sviluppo più ambizioso della storia»? Vista da Washington il programma varato dal presidente Xi Jinping sei anni fa è solo un modo per portare i Paesi che vi aderiscono, soprattutto quelli emergenti, sotto l’influenza della Cina.
È solo una delle faglie che separano le due potenze economiche, impegnate in trattative per raggiungere un accordo commerciale e invertire la tendenza che ha visto l’amministrazione Trump porre in essere dazi per 250 miliardi di dollari sulle importazioni di beni cinesi e la Cina rispondere con 110 miliardi di tariffe su prodotti statunitensi.
Guerra tecnologica, guerra commerciale o qualcosa di peggio?È la domanda che si pone Gary Greenberg responsabile mercati emergenti di Hermes IM.
«L’emergere della Cina sulla scena mondiale rappresenta una vera minaccia al dominio statunitense», prosegue.Delle tre opzioni la terza, un conflitto armato, è la più spaventosa. Per quanto improbabile allo stato attuale, Graham Allison professore ad Harvard e consigliere dei segretari alla Difesa Usa nelle amministrazioni Reagan, Clinton e Obama non ne nasconde il rischio:
«La tensione tra Stati Uniti e Cina è un esempio di trappola di Tucidide: il rischio di un conflitto armato quando una potenza nascente rivaleggia con una dominante. Questo fenomeno ha portato a spargimenti di sangue in 12 dei 16 casi in cui si è verificato negli ultimi 500 anni».Una prospettiva da brividi. A cui non è necessario arrivare.
Battaglia per la supremazia tecnologica
«Vi sono modalità differenti per ottenere il predominio senza seguire la strada della forza militare»riprende Greenberg che riporta la discussione sulla seconda opzione, la guerra tecnologica. E continua:
«I cinesi si stanno muovendo nella direzione di creare una società civile e militare “intelligente”, dove città, fabbriche, automobili e persino le persone possono rimanere in contatto e migliorare continuamente le funzionalità attraverso il ricorso all’intelligenza artificiale, che richiede una rete 5G estremamente pervasiva».Proprio l’importanza di questa tecnologia può spiegare le tensioni generatesi intorno alla società cinese di telefonia Huawei, tra i leader nel settore. Risale allo scorso dicembre l’arresto di Meng Wanzhou, direttore finanziario e nipote del fondatore dell’azienda. Più recenti le accuse della Cia, riportate in un articolo del Times, secondo cui Huawei riceverebbe finanziamenti dall’Esercito popolare cinese, dalla Commissione cinese per la sicurezza nazionale e da un terzo ramo della rete di intelligence statale di Pechino.
«Negli ultimi anni Huawei ha superato tanto Ericsson quanto Nokia – aggiunge Greenberg -. Inoltre le controparti nordamericane sono inesistenti. I giganti delle telecomunicazioni del passato come Lucent e Nortel sono ormai staccatissimi. La prospettiva di un America che dipende da una rete 5G progettata in Cina aumenta i punti interrogativi per coloro che si occupano della difesa degli Stati Uniti».Intelligenza artificiale: la Cina ha quasi colmato il ritardoIn questo campo gli Stati Uniti sono ancora davanti ma il vantaggio si sta assottigliando in maniera preoccupante. Gregory Allen, del Center for a New American Security, sostiene che
«le prospettive della Cina nel mercato dei chip sui semiconduttori per l’Intelligenza Artificiale siano solide. La Cina spera di utilizzate il proprio successo nei chip per costruire un vantaggio duraturo nell’intera industria dell’IA».È generalmente riconosciuto che le imprese cinesi siano ancora in ritardo rispetto ai concorrenti statunitensi e taiwanesi nella tecnologia dei semiconduttori. Ma Allen dice che per quanto riguarda sia L’IA sia i semiconduttori:
«le aziende cinesi stanno colmando il divario e che entro cinque anni il Paese si assicurerà un vantaggio competitivo difendibile in molti mercati di applicazione dell’IA».
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venerdì 9 novembre 2018
Cina e Usa, il derby della leadership globale può portare alla guerra fredda
Fonte: W.S.I. 9 novembre 2018, di Alessandro Piu
La Cina giocherà un ruolo sempre più centrale nelle dinamiche economiche e politiche globali. Lo sa Donald Trump, che cerca di opporsi alla crescita della leadership cinese rischiando di scatenare una nuova guerra fredda, lo sa l’opinione pubblica globale come emerge da un sondaggio presentato da Natixis Investment Managers nel corso del summit 2018
L’America First ha trovato un difficile concorrente e anche se le distanze tra i due Paesi sono ancora grandi, si sono fortemente ridotte. Il timore che qualcuno stia pensando a una China First è ben evidente nei bastoni che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta cercando di mettere tra le ruote dell’economia cinese, sotto forma di dazi commerciali.
Rischio guerra fredda
Questo spiega, insieme al carisma di Xi Jinping, la volontà cinese, ormai non più nascosta di assumere un ruolo centrale sulla scena globale.
Se gli Stati Uniti sono ancora ritenuti la prima potenza economica globale dal 31% del campione contro il 34% della Cina, è quest’ultima che negli ultimi dieci anni, secondo il 70% degli intervistati ha assunto maggiore importanza sullo scenario internazionale. Il 31% afferma invece che sono gli Stati Uniti ad aver accresciuto il loro ruolo.
La marcia della Cina suscita però preoccupazione.
Il 63% degli intervistati ha dichiarato di preferire gli Stati Uniti come potenza leader globale contro il 19% che sceglierebbe la Cina. Percentuali pro Usa più elevate si trovano in Canada, Svezia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Francia. Leggermente più basse le posizioni a favore degli Stati Uniti in Italia (41%), Ungheria (44%) e Grecia (44%). Dappertutto la preferenza per la Cina rimane comunque contenuta con picchi del 26% in Spagna e Grecia, il 17% in Italia, il 21% in Francia.
La Cina giocherà un ruolo sempre più centrale nelle dinamiche economiche e politiche globali. Lo sa Donald Trump, che cerca di opporsi alla crescita della leadership cinese rischiando di scatenare una nuova guerra fredda, lo sa l’opinione pubblica globale come emerge da un sondaggio presentato da Natixis Investment Managers nel corso del summit 2018
“Si prenda tempo mantenendo un basso profilo, pur senza mancare di fare qualcosa” (Deng Xiaoping).Quello della Cina negli ultimi decenni non è solo un crescendo economico ma anche politico. Le tre citazioni dei tre leader che si sono succeduti alla guida della Repubblica popolare marcano la sempre maggiore convinzione che il Paese ha assunto, sulle sue capacità e sul ruolo che gli compete nello scacchiere internazionale.
“Si continui a prendere tempo mantenendo un basso profilo, pur senza mancare di agire in modo proattivo per fare qualcosa” (Hu Jintao).
“L’economia cinese propone un nuovo modello per altri paesi e nazioni che vogliono accelerare il loro sviluppo preservando la loro indipendenza. Sarà un’era che vedrà la Cina spostarsi al centro della scena” (Xi Jinping).
L’America First ha trovato un difficile concorrente e anche se le distanze tra i due Paesi sono ancora grandi, si sono fortemente ridotte. Il timore che qualcuno stia pensando a una China First è ben evidente nei bastoni che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta cercando di mettere tra le ruote dell’economia cinese, sotto forma di dazi commerciali.
Rischio guerra fredda
“Negli anni ’90 il Pil cinese era il 6% di quello Usa, oggi siamo al 60%. È un cambiamento molto forte. Inoltre il modello cinese ha evitato la crisi finanziaria e i governanti, a Pechino, hanno assunto maggiore convinzione nelle potenzialità del Paese”ha evidenziato Minxin Pei, professore al Claremont McKenna College nel corso del Natixis IM summit2018 svoltosi a Parigi.
Questo spiega, insieme al carisma di Xi Jinping, la volontà cinese, ormai non più nascosta di assumere un ruolo centrale sulla scena globale.
“Oggi – prosegue Minxin Pei – assistiamo al tentativo degli Stati Uniti di fermare la Cina e tutto questo porterà, probabilmente, all’inizio di una nuova guerra fredda che avrà effetti sui mercati mondiali, sulla globalizzazione, sul commercio. La guerra commerciale non è in realtà solo una guerra commerciale. A Washington si pensa che permettere alla Cina di continuare a crescere come ha fatto finora sarebbe un grave errore strategico”.Non tutti pensano che la Cina stia puntando così in alto. Come Andrew Y. Yan, managing partner di Saif Partners, una società di venture & growth capital che accompagna le aziende asiatiche alla quotazione, il quale afferma:
“Non credo che a Pechino ci sia una strategia razionale per scalzare gli Stati Uniti dalla leadership globale. Sanno bene che ci sono settori e aree geografiche dove non possono competere con gli Usa. I cinesi vogliono solo una posizione nel mondo che corrisponda alla loro quota del Pil mondiale. Non credo poi possa nascere una nuova guerra fredda. La Cina non ha un blocco di alleati come lo aveva l’Unione sovietica. Inoltre nei Paesi asiatici non c’è particolare calore verso la Repubblica popolare”.Leadership globale? Meglio gli Stati UnitiIl basso gradimento per la leadership cinese non si riscontra solo in Asia. In molti paesi la gran parte dei cittadini preferisce l’America First alla China First ed è consapevole del ruolo che la Cina ha saputo guadagnarsi negli ultimi dieci anni. A dirlo è un sondaggio presentato da Natixis IM nel corso del summit.
Se gli Stati Uniti sono ancora ritenuti la prima potenza economica globale dal 31% del campione contro il 34% della Cina, è quest’ultima che negli ultimi dieci anni, secondo il 70% degli intervistati ha assunto maggiore importanza sullo scenario internazionale. Il 31% afferma invece che sono gli Stati Uniti ad aver accresciuto il loro ruolo.
La marcia della Cina suscita però preoccupazione.
Il 63% degli intervistati ha dichiarato di preferire gli Stati Uniti come potenza leader globale contro il 19% che sceglierebbe la Cina. Percentuali pro Usa più elevate si trovano in Canada, Svezia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Francia. Leggermente più basse le posizioni a favore degli Stati Uniti in Italia (41%), Ungheria (44%) e Grecia (44%). Dappertutto la preferenza per la Cina rimane comunque contenuta con picchi del 26% in Spagna e Grecia, il 17% in Italia, il 21% in Francia.
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sabato 30 aprile 2016
Ostalghia - La nostalgia dell'Est
sempre per la serie: riflettete gente riflettete non che si guardi al passato, anzi ma a volte da esso dovremmo imparare per evitare gravissimi errori per il futuro....
buon week end
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mercoledì 21 gennaio 2015
La crisi in Ucraina potrebbe scatenare una guerra nucleare, avverte Gorbaciov...
Fonte: Sa Defenza (Justin Huggler telegraph tradusiu imprentau de Sa Defenza)
Mikhail Gorbachev, l'ex leader sovietico, avverte che il mondo è a rischio di "guerra nucleare" a causa delle tensioni tra la Russia e l'Occidente per l'Ucraina.
In un'intervista con la rivista tedesca Spiegel, Gorbaciov ha detto che se entrambe le parti hanno perso il loro selfcontrol nell'attuale crisi, che potrebbe portare ad una guerra nucleare, ed ha parlato dei suoi timori che il mondo "non sopravviverà nei prossimi anni" .
Alla domanda se pensava che la situazione potrebbe portare a una guerra, Gorbaciov ha detto: "Non pensateci nemmeno. Tale guerra oggi probabilmente porterà inevitabilmente ad una guerra nucleare. E le dichiarazioni e la propaganda di entrambe le parti mi fanno temere il peggio. Se qualcuno perde i nervi saldi in questa atmosfera di sfiducia, non so se noi sopravvivremo ai prossimi anni. "
Tale duro avvertimento dalla ex leader sovietico che portò alla fine della Guerra Fredda suscita domande a cui dare risposte.
"Non dico queste cose con leggerezza", ha detto Gorbaciov. "Io sono un uomo di coscienza. Ma , la realtà è questa . Sono davvero molto preoccupato. "
L'83enne ha parlato circa l'attuale situazione di stallo tra la Russia e l'Occidente. L'anno scorso ha colto l'occasione del discorso per il 25° anniversario della caduta del muro di Berlino per mettere tutti in guardia: "Il mondo è sull'orlo di una nuova guerra fredda".
Gorbaciov è stato critico verso il suo successore, Vladimir Putin, accusandolo in un recente libro di eccessiva sicurezza nel credere di essere "secondo solo a Dio".
Ma ha dato la colpa per l'attuale crisi all'Occidente, di aver sconfinato in quello che la Russia vede come la sua sfera di influenza.
"L'espansione verso est della NATO ha distrutto l'ordine di sicurezza europea", ha detto a Spiegel. "Una mentalità vincente e pericolosa ha preso piede in America."
p.s.
e se lo dice colui che ha determinato la fine dell'urss facendo un favore storico agli "spiriti animali del capitalismo".... c'è da crederci
Mikhail Gorbachev, l'ex leader sovietico, avverte che il mondo è a rischio di "guerra nucleare" a causa delle tensioni tra la Russia e l'Occidente per l'Ucraina.
In un'intervista con la rivista tedesca Spiegel, Gorbaciov ha detto che se entrambe le parti hanno perso il loro selfcontrol nell'attuale crisi, che potrebbe portare ad una guerra nucleare, ed ha parlato dei suoi timori che il mondo "non sopravviverà nei prossimi anni" .
"Io in realtà vedo tutti i segni di una nuova Guerra Fredda", ha detto Gorbaciov. "Potrebbe esplodere tutto da un momento all'altro se non agiamo in fretta. La perdita di fiducia è catastrofica. Mosca non ha fiducia dell'Occidente, e l'Occidente non crede a Mosca ".
Alla domanda se pensava che la situazione potrebbe portare a una guerra, Gorbaciov ha detto: "Non pensateci nemmeno. Tale guerra oggi probabilmente porterà inevitabilmente ad una guerra nucleare. E le dichiarazioni e la propaganda di entrambe le parti mi fanno temere il peggio. Se qualcuno perde i nervi saldi in questa atmosfera di sfiducia, non so se noi sopravvivremo ai prossimi anni. "
Tale duro avvertimento dalla ex leader sovietico che portò alla fine della Guerra Fredda suscita domande a cui dare risposte.
"Non dico queste cose con leggerezza", ha detto Gorbaciov. "Io sono un uomo di coscienza. Ma , la realtà è questa . Sono davvero molto preoccupato. "
L'83enne ha parlato circa l'attuale situazione di stallo tra la Russia e l'Occidente. L'anno scorso ha colto l'occasione del discorso per il 25° anniversario della caduta del muro di Berlino per mettere tutti in guardia: "Il mondo è sull'orlo di una nuova guerra fredda".
Gorbaciov è stato critico verso il suo successore, Vladimir Putin, accusandolo in un recente libro di eccessiva sicurezza nel credere di essere "secondo solo a Dio".
Ma ha dato la colpa per l'attuale crisi all'Occidente, di aver sconfinato in quello che la Russia vede come la sua sfera di influenza.
"L'espansione verso est della NATO ha distrutto l'ordine di sicurezza europea", ha detto a Spiegel. "Una mentalità vincente e pericolosa ha preso piede in America."
p.s.
e se lo dice colui che ha determinato la fine dell'urss facendo un favore storico agli "spiriti animali del capitalismo".... c'è da crederci
lunedì 10 novembre 2014
Il giorno che cambiò il mondo.. in peggio
Cade? E' caduto? Alla fine il mondo cambiò e la parte "libera" ebbe
il sopravvento e tutti tirammo un respiro di sollievo.. il comunismo era
morto w la libertà e il capitalismo. Tutto bene, quindi? No, e fin da
subito.

Innanzitutto, nel timore di una rinnovata egemonia tedesca, Francia e Inghilterra strinsero i tempi per la convergenza dei paesi fondatori della futura UE ben sapendo che almeno metà dei paesi non ERANO pronti anzi forse contavano proprio sulla loro arretratezza per fermare la locomotiva tedesca. Naturalmente avevano ragione e torto: ragione perchè la locomotiva tedesca ripartì al massimo dei giri sia perchè c'era il mercato "coloiale" della ex DDR sia perchè comprese prima di altri che doveva contare sulle altrui debolezze sia perchè ha ascoltato e compreso il trend degli anni successivi e poteva contare sul fatto che gli altri si sarebbero attardati in inutili discussioni "sociali". Avevano torto perchè non fecero i conti con ...... i tedeschi e la loro capacità di adattamento rispetto agli imprevisti.
Un altra ragione era intrinseca al capitalismo stesso.... non avendo più un nemico non c'era più la necessità di mostrare un volto umano, sociale ma quello vero: un sistema "liberale" dove l'individuo era al centro del tutto e l'unica cosa che conta è la sua capacità di affermarsi senza fermarsi a stendere le mani ai caduti; fossero Stati, ceti o altri individui se restavano indietro erano persi, non esistevano semplicemente: chiamatelo liberalismo economico o liberismo il risultato dell'equazione eugenetica non cambia, se non ce la fai no esisti. Oh si certo, la cosa è affascinante perchè la ownership society in una società ideale è il massimo ma nella realtà attuale rappresenta solo una riproposizione di quanto era già accaduto dal 1799 a 1900: chi si trova in alto nella gerarchia sociale ha una strada molto facilitata rispetto a chi si trova più in basso; ha le scuole migliori, le università, ecc. gli altri possono solo sperare di riuscire a saltare il fosso. Rodotà in un suo saggio l'aveva preconizzato che la caduta del muro di berlino avrebbe avuto effetti collaterali ben al di là del singolo periodo ed ha avuto ragione. Non aveva, però, previsto la sparizione di un intero ceto sociale, i lavoratori: un terzo che non esiste più se non quando sono oggetto delle crisi e dei processi di ristrutturazione economica e meno che meno sono visibili oggi che la società è finanziarizzata.
La Klein, a sua volta, in "nologo" ci aveva anche avvisato: conta il progetto, l'idea.. poi dove viene prodotto non ha importanza alcuna anzi meglio se il lavoro costa meno: intere nazioni si sono specializzate in un singolo ruolo, ad esempio la Cina che è diventata la grande manifattura del pianeta; l'India dove c'è il passaggio dalla fase creativa a quella pre-produttiva; la Corea del Sud, e le zone franche di quella del nord, dove il comparto manifatturiero pesante ha il suo maggior sviluppo con la più grande acciaieria del globo.. tutto si è specializzato, diviso, segmentato a scapito, proprio, del modello europeo che era intrinsecamente perfetto se non avesse abbracciato a sua volta il liberismo di stato.
Si quel muro è caduto e la guerra fredda è finalmente finita; ne è scoppiata un altra: quella degli abbienti contro tutti gli altri.. molto meno fredda, però. Non ci sono morti e non ci sono schieramenti ci sono solo quei pochi che avvantaggiati dal sistema che, potere per il potere, hanno tutto l'interesse a vedere lo scannatoio messo su per il loro profitto e divertimento.......
Ci abbiamo proprio guadagnato dalla caduta di quel, maledetto, muro?
Ci siamo davvero entrati in una società migliore di quella precedente?
L'abbiamo proprio vinta quella guerra?
Un modo per capire in quale buco nero siam caduti è seguire i soldi: chi ci si arricchisce e chi si è arricchito? Dove son finite le riserve valutarie in oro dei paesi? Dove sono le nostre 3200 circa tonnellate di oro che erano la riserva su cui poteva contare il paese e chi le ha in mano o per meglio dire chi le gestisce e perchè e su quale mandato?

Innanzitutto, nel timore di una rinnovata egemonia tedesca, Francia e Inghilterra strinsero i tempi per la convergenza dei paesi fondatori della futura UE ben sapendo che almeno metà dei paesi non ERANO pronti anzi forse contavano proprio sulla loro arretratezza per fermare la locomotiva tedesca. Naturalmente avevano ragione e torto: ragione perchè la locomotiva tedesca ripartì al massimo dei giri sia perchè c'era il mercato "coloiale" della ex DDR sia perchè comprese prima di altri che doveva contare sulle altrui debolezze sia perchè ha ascoltato e compreso il trend degli anni successivi e poteva contare sul fatto che gli altri si sarebbero attardati in inutili discussioni "sociali". Avevano torto perchè non fecero i conti con ...... i tedeschi e la loro capacità di adattamento rispetto agli imprevisti.
Un altra ragione era intrinseca al capitalismo stesso.... non avendo più un nemico non c'era più la necessità di mostrare un volto umano, sociale ma quello vero: un sistema "liberale" dove l'individuo era al centro del tutto e l'unica cosa che conta è la sua capacità di affermarsi senza fermarsi a stendere le mani ai caduti; fossero Stati, ceti o altri individui se restavano indietro erano persi, non esistevano semplicemente: chiamatelo liberalismo economico o liberismo il risultato dell'equazione eugenetica non cambia, se non ce la fai no esisti. Oh si certo, la cosa è affascinante perchè la ownership society in una società ideale è il massimo ma nella realtà attuale rappresenta solo una riproposizione di quanto era già accaduto dal 1799 a 1900: chi si trova in alto nella gerarchia sociale ha una strada molto facilitata rispetto a chi si trova più in basso; ha le scuole migliori, le università, ecc. gli altri possono solo sperare di riuscire a saltare il fosso. Rodotà in un suo saggio l'aveva preconizzato che la caduta del muro di berlino avrebbe avuto effetti collaterali ben al di là del singolo periodo ed ha avuto ragione. Non aveva, però, previsto la sparizione di un intero ceto sociale, i lavoratori: un terzo che non esiste più se non quando sono oggetto delle crisi e dei processi di ristrutturazione economica e meno che meno sono visibili oggi che la società è finanziarizzata.
La Klein, a sua volta, in "nologo" ci aveva anche avvisato: conta il progetto, l'idea.. poi dove viene prodotto non ha importanza alcuna anzi meglio se il lavoro costa meno: intere nazioni si sono specializzate in un singolo ruolo, ad esempio la Cina che è diventata la grande manifattura del pianeta; l'India dove c'è il passaggio dalla fase creativa a quella pre-produttiva; la Corea del Sud, e le zone franche di quella del nord, dove il comparto manifatturiero pesante ha il suo maggior sviluppo con la più grande acciaieria del globo.. tutto si è specializzato, diviso, segmentato a scapito, proprio, del modello europeo che era intrinsecamente perfetto se non avesse abbracciato a sua volta il liberismo di stato.
Si quel muro è caduto e la guerra fredda è finalmente finita; ne è scoppiata un altra: quella degli abbienti contro tutti gli altri.. molto meno fredda, però. Non ci sono morti e non ci sono schieramenti ci sono solo quei pochi che avvantaggiati dal sistema che, potere per il potere, hanno tutto l'interesse a vedere lo scannatoio messo su per il loro profitto e divertimento.......
Ci abbiamo proprio guadagnato dalla caduta di quel, maledetto, muro?
Ci siamo davvero entrati in una società migliore di quella precedente?
L'abbiamo proprio vinta quella guerra?
Un modo per capire in quale buco nero siam caduti è seguire i soldi: chi ci si arricchisce e chi si è arricchito? Dove son finite le riserve valutarie in oro dei paesi? Dove sono le nostre 3200 circa tonnellate di oro che erano la riserva su cui poteva contare il paese e chi le ha in mano o per meglio dire chi le gestisce e perchè e su quale mandato?
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stefano rodotà
lunedì 28 gennaio 2013
Fu un missile.....
Ustica, 27/6/1980: il DC9 fu
.... abbattuto da un missile, chi lo dice? Non il solito allarmista
comunista ma la Cassazione in sede civile stabilendo che lo Stato dovrà
risarcire i danni e tutto il resto; é la parola fine? No perché le
indagini sono ancora in corso ma in stallo perché le rogatorie
internazionali sono ferme, inspiegabilmente ferme.. bé proprio
inspiegabilmente non direi perché la storia é nota ed é nota a tutti:
solo che manca la verità ufficiale: sarà dura che arrivi perché
significherebbe dover ammettere che quella notte ci fu un atto di
guerra, vista dal punto di vista "ufficiale", o un atto di terrorismo di
stato se la vediamo dal punto di vista, come dire, non "ufficiale ma
probabilmente vero.
Non sto qui a rifarvi la storia perché la potete leggere, se non la doveste conoscere, sul link a wikipedia; quello che mi preme qui sottolineare, e lo dico senza tanti giri di parole, é come fa uno Stato a coprire degli assassini per la semplice ragione della "necessità della politica internazionale" che tradotto significa che le nostre autorità, politiche e militari, sanno benissimo chi é stato ma perché erano, e sono, inquadrate in un quadro di rapporti internazionali hanno girato la faccia dall'altra parte facendo finta di non vedere, sentire, parlare cancellando tutto il possibile (ben coadiuvati dagli alleati che hanno avuto lo stesso atteggiamento in questi anni), sostenendo verità di comodo, e quant'altro servesse a che la verità mai emergesse così com'era..... si dirà: la solita storia italiana, solo uno scheletro nell'armadio (l'ennesimo), di doppiezza bizantina che ci rende inaffidabili e di serie B rispetto agli altri; mi chiedo se fosse capitato altrove cosa sarebbe accaduto; forse la stessa cosa forse no ma prima o poi tutto sarebbe emerso, qui no evidentemente.
La stessa reazione degli italiani é significativa: infatti é stata pari a zero... così come l'ufficialità; tutto é passata nel profluvio di informazioni, dichiarazioni, ecc. senza che ci si concentrasse su questa news che rappresenta un oscura storia di cui vergognarsi; anche perché il sistema messo su negli anni della guerra fredda (fatto di ricatti, doppiezze, uso spregiudicato di utili idioti, ecc.) tiene ancora tutto su perché semmai dovesse cedere un pezzo...... l'italia si riscoprirebeb non il "belpaese" ma ....... un paese dove da tempo immemore poteri e contropoteri, pur in guerra fra loro, hanno tutto l'interesse a che altri non ci mettano il naso in cose che non devono riguardarli ma di cui patiranno tutte le conseguenze presenti e future.....
Che paese, vero?
Andatene fieri perché ve lo ripeteranno almeno dieci volte al giorno a quale paese appartenete e perché dovreste (...) andarne "orgogliosi": quello che non vi diranno mai e cosa c'é dietro la patina costruita negli anni, sta a voi scoprirlo naturalmente... sempreché naturalmente vogliate saperlo e non nascondere la testa sotto la sabbia: come fatto ad esempio ai tepi delle deportazioni degli ebrei, dei comunisti, degli zingari, ecc.. oppure con la strategia della tensione che puntava a una svolta autoritaria per fermare l'orda comunista: e si potrebbe continuare.....
Non sto qui a rifarvi la storia perché la potete leggere, se non la doveste conoscere, sul link a wikipedia; quello che mi preme qui sottolineare, e lo dico senza tanti giri di parole, é come fa uno Stato a coprire degli assassini per la semplice ragione della "necessità della politica internazionale" che tradotto significa che le nostre autorità, politiche e militari, sanno benissimo chi é stato ma perché erano, e sono, inquadrate in un quadro di rapporti internazionali hanno girato la faccia dall'altra parte facendo finta di non vedere, sentire, parlare cancellando tutto il possibile (ben coadiuvati dagli alleati che hanno avuto lo stesso atteggiamento in questi anni), sostenendo verità di comodo, e quant'altro servesse a che la verità mai emergesse così com'era..... si dirà: la solita storia italiana, solo uno scheletro nell'armadio (l'ennesimo), di doppiezza bizantina che ci rende inaffidabili e di serie B rispetto agli altri; mi chiedo se fosse capitato altrove cosa sarebbe accaduto; forse la stessa cosa forse no ma prima o poi tutto sarebbe emerso, qui no evidentemente.
La stessa reazione degli italiani é significativa: infatti é stata pari a zero... così come l'ufficialità; tutto é passata nel profluvio di informazioni, dichiarazioni, ecc. senza che ci si concentrasse su questa news che rappresenta un oscura storia di cui vergognarsi; anche perché il sistema messo su negli anni della guerra fredda (fatto di ricatti, doppiezze, uso spregiudicato di utili idioti, ecc.) tiene ancora tutto su perché semmai dovesse cedere un pezzo...... l'italia si riscoprirebeb non il "belpaese" ma ....... un paese dove da tempo immemore poteri e contropoteri, pur in guerra fra loro, hanno tutto l'interesse a che altri non ci mettano il naso in cose che non devono riguardarli ma di cui patiranno tutte le conseguenze presenti e future.....
Che paese, vero?
Andatene fieri perché ve lo ripeteranno almeno dieci volte al giorno a quale paese appartenete e perché dovreste (...) andarne "orgogliosi": quello che non vi diranno mai e cosa c'é dietro la patina costruita negli anni, sta a voi scoprirlo naturalmente... sempreché naturalmente vogliate saperlo e non nascondere la testa sotto la sabbia: come fatto ad esempio ai tepi delle deportazioni degli ebrei, dei comunisti, degli zingari, ecc.. oppure con la strategia della tensione che puntava a una svolta autoritaria per fermare l'orda comunista: e si potrebbe continuare.....
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