martedì 20 agosto 2013

Andare all'estero? è l'unica chance..... anche per i disabili

“Ho dimostrato nei fatti di poter fare il mio lavoro, pur essendo conscio dei miei limiti. Il mio sogno era fare il telecronista sportivo, non lo posso fare per motivi pratici, ma non vuol dire che non posso fare altro – spiega – Avrei preferito trovarmi di fronte a persone che mi dicessero, ‘bene vediamo insieme quello che puoi fare e quello che non puoi fare’, ma senza pregiudizi di sorta. Certo che se ogni volta mi fanno un contratto di una settimana non ho nemmeno il tempo di ambientarmi nella nuova realtà e prenderne le misure”.
E' il condensato di una storia di un giornalista con "G" maiuscola, italiano, diversamente abile che per poter lavorare senza sentirsi addosso la diversità se ne deve andare dal belpaese: ora come freelance, fra gli altri, anche per la BBC.
Pensate un pò: che cosa deve fare un disabile, o diversamente abile, per affermarsi nel proprio paese? Andarsene..... ed è quello che ha fatto. Sento molto l'argomento e sento molto anche l'incapacità del paese di far fronte ai cittadini che hanno capacità particolari se non con forti dosi di buonismo peloso che sfociano nell'indifferenza generale in tempi normali, e con la criminalizzazione quando le cose vanno male: di questi tempi essere un disabile è come essere uno che mangia a sbafo dello stato i pochi euro che gli vengono dati e ripresi se l'inps deve trovare i, falsamente, falsi invalidi facendo spesso ingiustizie perchè poche volte i veri falsi vengono beccati: troppo protetti. E' anche una questione di mentalità naturalmente: altrove, Olanda per esempio, il problema non è la disabilità ma cosa puoi fare per essere utile alla società in base ai tuoi problemi... qui no. Qui devi sgomitare e la scuola una volta che ti ha dato per 6 ore settimanali, e grazie alla gelmini in condivisione con altri, di sostegno ti ha servito e si è messa l'animo in ace: un pò poco...... troppo poco perchè non sia un cittadino di serie z se non oltre ossia un paria da servire ai media quando si tratta di tagliare.
Ha fatto bene questo cittadino italiano ad andarsene.
 

lunedì 19 agosto 2013

JPMorgan: sarà mica italiana?

E noi che pensavamo di essere i primi almeno in qualcosa.... invece no: business as usual e che ti fa JP Morgan? Per entrare in Cina assume figli di mandarini e dirigenti locali delle industrie: tanto per gradire... siamo proprio nei guai: l'unica cosa di cui andare fieri, il nepotismo, misto a familismo e clientelismo, ce la scippano gli altri, nemmeno quello in cui si eccelleva riusciamo a mantenere.
Al di là dell'ironia; JP morgan, e le consorelle, dopo essersi cosparsa il capo di cenere (causa mutui subprime che diedero il via alla crisi di cui oggi non si vedono gli esiti finali) dimostra che la lezione non l'ha imparata, anzi appena si perde la memoria del "problema" precedente subito ne combina un altra a riprova sia del senso di impunità di cui gode sia delf atto che quello che conta non è aprire mercati ma fare soldi.... possibilmente a spese altrui. La Sec l'ha indagata in merito ma il peso specifico, e gli appoggi anche all'interno dell'organo di controllo americano (e non solo), che la contraddistingue le permettono di: pagare le eventuali multe; dare in pasto alla pubblica opinione il capro espiatorio; ritornare a far profitti come prima e più di prima come se nulla fosse accaduto.....
dire che il sistema è marcio è scoprire l'acqua calda così come dire che andrebbe cambiato con le buone o con le cattive è tautologicamente ovvio: il problema è se si vuol farlo perchè una cosa del genere non si fa in un giorno e nemmeno in un mese e lascerebbe "feriti" sul campo ovunque e non siamo ancora così messi male da volerlo fare davvero...... intanto aggiungiamo un altro argomento di dolenza dell'ennesima perdita di "credibilità" internazionale: se è vero che siamo noi ad avere inventato modi fantasiosi per evadere tasse e tutto il resto è anche vero che il male antico italiano sembrava una nostra esclusiva e invece, ma non è cosa nuova dato che dalle università ai vari lavori di un certo livello qui come negli usa o altrove la raccomandazione è d'uopo, scopriamo il contrario ossia che arriviamo buoni ultimi fra gli ultimi!

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