lunedì 17 luglio 2017

Donald Trump il buono marcia su Parigi (Furio Colombo)

Trump ci è sembrato subito molto diverso da ogni altro suo predecessore, buono o cattivo, quando è diventato presidente degli Stati Uniti… Abbiamo commesso l’errore di confrontarlo con la tradizione, a volte fittizia, spesso convinta e condivisa, secondo cui la vera misura della potenza sono alleanze e amicizia. Abbiamo pensato che valesse ancora la persuasione che ci sono dei limiti nel tenere a bada l’avversario (anche attraverso un certo rispetto) per non rischiare il conflitto.
La clamorosa novità di Trump è stata di respingere subito e in modo aggressivo tutto ciò che gli veniva offerto dal mondo di prima. Ha sùbito fatto sapere che rifiutava la vestizione da leader benevolo del mondo, e che non sarebbe mai stato un presidente buono, protettivo e preoccupato di giustizia, anche al di fuori dei confini del suo Paese, pronto a difendere dovunque i diritti umani e civili dei tanti che, per questo, avevano fiducia nell’America.
Naturalmente mi riferisco all’immagine voluta e cercata dalla tradizione americana attribuita ai presidenti americani del dopoguerra, e non sto discutendo la storia. Comunque Trump ha rovesciato la narrazione: non ha Paesi amici, non vuole averne. Se necessario ne parla con disinteresse o disprezzo. Ha prontamente screditato le alleanze, ha lasciato che si intravedessero rapporti amichevoli e segreti con Paesi potenti e rivali.
Ha disorientato il suo Paese e i paesi legati agli Usa, e provocato, forse, una grave questione giudiziaria. Ha inoltre dimostrato di avere preparato una lista di Paesi inaccettabili (nel senso che i cittadini di quei Paesi sarebbero stati inaccettabili in America, individualmente e come popolo, in quanto islamico). Ha annunciato un isolamento improvviso del suo grande Paese (che possiede ed è posseduto da mezzo mondo) con lo slogan “America first”, che in realtà si legge: “America alone”, una frase che sembra di orgoglio e descrive invece un grave danno in un mondo irreversibilmente globalizzato.
Ha aggiunto l’iniziativa, del tutto nuova, fatta senza schermi diplomatici, alla luce del sole, di spaccare e contrapporre parti del Medio Oriente(Riad e Teheran), e producendo a catena la spaccatura di molte altre, privandosi della capacità di mediare che spesso è stato diritto e dovere degli Usa.
L’impegno di Trump ad apparire ostile quasi senza eccezioni è apparso subito una strana e non facilmente spiegabile linea politica, per un Paese di grande potenza. Il disprezzo per le alleanze, anche offerte e volontarie, una nota stridente nella storia americana, hanno segnato una sequenza unica, qualcosa che non c’era nella storia americana. Anche perché a momenti torna a riemergere, da indagini, di cui non si conosce ancora la profondità e la pericolosità, l’inspiegabile rete di rapporti, a tanti livelli, di coinvolgimento del potere russo nelle elezioni americane. È qui, a questo punto, che l’inaspettata iniziativa di Macron cambia la scena.
Trump viene invitato a festeggiare insieme il 14 luglio francese, dunque tutti i valori che il nuovo presidente aveva negato e respinto. Macron fa di più. Riceve, saluta, onora, accompagna Trump attraverso i vari eventi di Parigi, come se fosse un normale presidente americano, e benevolmente lo costringe a celebrare, con soldati e bandiera americana, un grande ed eroico impegno per la libertà degli altri popoli che Trump aveva già annunciato di rifiutare d’ora in poi per sempre perché “America first” richiede che tutto sia solo per il tornaconto dell’America (al punto da denigrare la Nato come istituzione obsoleta).
Trump e signora pretendono di ignorare che, sotto la testata del Washington Post, da quando Trump ha giurato, compare ogni giorno la frase “La notte è scesa sulla Repubblica”. Trump, sempre scortato dalla moglie gelida, sorride o ride impacciato, fa le gaffe naturali del tipo di americano come lui, a cui, fuori dagli affari, non interessa niente, eventi, personaggi, cultura. La finta ingenuità di Macron, che dichiara Francia e America “unite per sempre”, costringe Trump il buono a marciare con lui su Parigi.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 17/07/2017.

domenica 16 luglio 2017

5 milioni di poveri assoluti, ma il PD regala miliardi alle banche

In Italia i poveri assoluti sono quasi 5 milioni, ma il governo Gentiloni, esattamente come quello di Renzi, ha deciso che le banche sono più importanti, che sono loro la vera emergenza a cui far fronte.
Fatalità i dati Istat arrivano proprio nei giorni in cui il governo PD, con il suo vergognoso decreto sulle Banche venete, regala 5 miliardi a Banca Intesa, che si aggiungono ai 12 miliardi a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti.
L’anno scorso i poveri assoluti erano 4 milioni e 598 mila, oggi sono 4 milioni 742 mila. E’ il dato più negativo dal 2005 ad oggi e crescono pure le persone in povertà relativa che passano da 8 milioni 307 mila a 8 milioni 465 mila. Sono persone in carne e ossa, ma per il governo sono solo numeri.
Il governo Gentiloni, in linea con Renzi, continua a proporre misure del tutto insufficienti per aiutare le persone e le famiglie che sono in grave difficoltà economica. E’ un dato di fatto che la politica abbia trascurato per troppo tempo l’argomento, nascondendosi dietro la scusa della mancanza di risorse economiche. Poi però per aiutare le banche le risorse si trovano sempre: dal 2011 i governi hanno regalato in totale alle banche 85 miliardi di euro, ai cittadini italiani in condizioni di povertà solo briciole! Eppure una strada diversa è possibile. Bisogna smettere di pensare alla logica dei bonus, ora più che mai bisogna aprire un dibattito serio sulla necessità di introdurre una misura di sostegno al reddito collegata alla formazione e al reinserimento nel mondo del lavoro, come il reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, che giace in Commissione da oltre 2 anni e mezzo proprio per colpa del governo e della maggioranza.
E’ proprio l’ISTAT a certificare che la proposta del MoVimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza costa 14,9 miliardi e che servirebbe ad azzerare la povertà più grave senza dispersione. I soldi non possono essere una scusa. Le famiglie vanno aiutate ora perché non possono più aspettare.
Da beppegrillo.it

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