martedì 18 marzo 2008

il liberismo in crisi di sistema: sotto a chi tocca pagarne le conseguenze

Dev'essere grande il terrore nelle stanze dei bottoni del potere politico/finanziario se prima sommessamente e ora apertamente anche esponenti di primo piano del pensiero liberista non solo italiano cominciano a recriminare sulla eccessiva disinvoltura con cui sono state applicate le teorie (che si fanno passare per attuali ma sono vecchie di almeno 2 secoli) e come chi le ha messe in pratica, soprattutto i politici, o chi vi ha investito, i CEO delle multinazionali per dirne una, o gli economisti (che hanno predicato lo stato bancomat e il mercato senza regole per anni) lanciano il segnale del serrare le fila e marciare compatti dando in pasto l'Amministrazione Bush alla pubblica opinione (per le sue "improvvide ed estemporanee" liberalizzazioni) come un feticcio su cui scaricare le tensioni mentre si corre, e ricorre, allo Stato bancomat (vedi iniezioni di liquidità continue delle banche centrali per mantenere il sistema soldi presi dalle nostre tasche peraltro) e si urla a gran voce il ritorno o del protezionismo o dell'interventismo statale a difesa non della democrazia e della libertà ma dei profitti accumulati nel corso degli anni in tante avventure speculative e finanziarie (che hanno creato miseria e crisi un pò dovunque nel mondo per far si che pochi e pochissimi potessero mantenere la "posizione economica e/o politica raggiunta) dove contava solo il "quantum" e non chi ne veniva danneggiato sia direttamente che indirettamente: anzi si premeva sui governi affinchè i riottosi si piegassero al volere del mercato libero e senza regole (in certi casi di paesi poveri si è corrotto le classi dirigenti locali o si sono fatti colpi di Stato pur di "convincere" a farsi colonizzare dal capitale mettendo al potere alcune fra le più sanguinarie dittature della storia umana come in Chile con Pinochet o proprio in Iraq con Saddam per dirne due). Già quest'anno a Davos la politica e la finanza internazionale (il ponte di comando come lo definisce Giulietto Chiesa in un suo libro) hanno fatto le lacrime di coccodrillo cospargendosi il cpo di cenere nell'evocare quella che è lo spauracchio di qualunque classe dirigente: la crisi del 1929. In realtà quella fu un piccola cosa rispetto a quella che si sta abbattendo oggi sul sistema finanziario occidentale, perchè questa non la crisi di un segmento ma quella di un'intero sistema di potere che ha la sua ragion d'essere nell'unico imperativo di "crescere" a qualunque costo e a spese di chiunque (hanno speculato anche sullo tsunami che ha coinvolto l'oceano indiano e sull'uragano Katrina) ragionando sul breve e brevissimo periodo, speculando sulle aspettative altrui e sui disastri, tant'è che non sono il solo (e non sicuramente il primo) che parla di capitalismo dei disastri. Ora che i nodi stanno venendo al pettine ( e non certo uno alla volta) il sistema mostra tutte le sue crepe e difetti e questi predatori del tesoro altrui sono preoccupatissimi non tantodel loro diretto futuro quanto del sistema stesso che alla lunga sta mostrando la corda. No da ora i giornali, italiani e internazionali, danno l'allarme registrando le loro peroccupazioni e paure e cercano di far passare l'idea che bisogna, o meglio bisognerebbe, cominciare a distinguere le cosiddette responsabilità ed ecco che entra in gioco il bushismo che ha, invece, applicato alla lettera i dettami del liberismo e che ora invece viene ad essere l'agnello sacrificale del paghi uno e salvi tutti: non guardano oltre il loro naso e non capiscono che invece è il sistema liberale e liberistico ad essere entrato in crisi: crisi che non sarà definitiva, purtroppo, ma a cui saranno i comuni mortali a dover pagare il conto sia dal punto di vista della qualità della vita sia dal punto di vista del conto da pagare.
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