martedì 4 marzo 2008

Il programma elettorale di Montezemolo....

Confindustria, per bocca del suo Presidente Montezemolo, ha presentato alla pubblica opinione quelle che ritiene le "proprie" proposte per un Governo all'insegna dello slogan "questo è il nostro modo di stare in politica, fuori dai partiti" che impegna l'organizzazione di cui è esponente direttamente nell'agone politico/elettorale. A guardare i punti non ci sono differenziazioni fra questo e quelli ufficiali dei partiti: è tutto all'insegna del "meno Stato, meno regole, più mercato, in una parola LIBERISMO e ancora LIBERISMO a gò gò", come se fosse un'idea economica (che ha fatto storicamente più danni di quanti benefici volesse portare) a poter risolvere i mali della società. Tutto legittimo in una società liberale anzi (d'altronde la politica non fa una piega nemmeno quando un Capo di uno Stato autocratico, come il Vaticano, si fa portavoce di propri interessi discernendo in base alle proprie priorità i partiti italiani, immaginarsi quindi se qualcuno si scandalizza se gli industriali dicono la loro) ma c'è da scommetterci che esse si riveleranno per quello che sono: un'ulteriore tentativo di condizionare il futuro governo. Non credo che debbano faticare così tanto: tutti i partiti presenti (con qualche ritrosia la cosiddetta sinistra arcobaleno) ne tegnono gran conto e in particolare i maggiori tanto da poter tranquillamente affermare che era inutile presentare un documento di tal fatta il PD ad esempio ha candidato un "duro" liberista della Confindustria veneta nelle proprie liste, ma di questo ormai non si stupisce più nessuno, purtroppo: come afferma qualcuno "una vera botta di classe. Ci sarebbe da chiedersi il perchè dell'uscita: un "rumor" di sciabole che suona come un richiamo a rispettare i patti? O è un'indicazione di voto per i partiti maggiori? Se fosse così sarebbe grave perchè la sua controparte economica, i sindacati, non hanno fatto passi del genere e credo che se fosse avvenuto molti avrebbero urlato come matti al condizionamento politico da parte loro che non rispettano i propri limiti. Siamo al paradosso: le lobby nel nostro paese non solo impediscono la reale affermazione del mercato e la concorrenza (è dimostrato che la industria italiana nel corso dei decenni dal 1945 ad oggi ha vissuto sotto l'ombrello e la protezione dei soldi pubblici dati sotto varia forma; ma ora danno anche le direttive ai futuri vincitori della battaglia elettorale: era, forse, il caso che almeno "fossero salvate le forme" come affermava un pubblicità di qualche anno fa?
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