lunedì 14 aprile 2008

Crisi e Depressione: alte sfere in panico?

Se ci fate caso ci stanno abituando un pò alla volta alla inevitabile; la crisi del sistema c'è eccome e sempre di più gli organismi internazionali (BMI, IMF, ecc.) stanno elaborando strategie non per uscirne nel modo migliore per tutti, sia chiaro, ma solo per mantenere il poco di stabilità che resta in Occidente nascondendo sotto il tappeto le macerie che esse stesse hanno provocato spingendo il liberismo all'eccesso senza attenuarne gli effetti deleteri sui popoli; se ne accorgono anche i ricchi che cominciano a sentire (ed era anche l'ora) il morso su di loro: e potete stare tranquilli che qualcosa si muoverà ora che anche loro cominciano a lamentarsene a voce alta. Ho trovato un'interessante post/articolo su trend-online che, se ce ne fosse la necessità come conferma, mette il dito sulla piaga: questa è uguale se non peggiore a quella del 1929. E, come allora, le istituzioni e i governi, collusi per pavidità, poco fanno per cambiare direzione. Come allora si aspetta il "mercato" e il passaggio della nottata; come allora si guarda andare in pezzi la ricchezza dei paesi nel tentativo di salvare i privilegi e le connessioni dei ceti favoriti e si fa finta di nulla per gli altri. Naturalmente leggo anch'io gli articoli rassicuranti dei "tecnici" che dicono che la situazione è preoccupante ma non grave o che dicono che bisogna avere fiducia ecc.: naturalmente solo uno sprovveduto gli crederebbe e solo un folle penserebbe che il mercato, che l'ha provocata con e sue avventure finanziarie speculative, abbia le risorse per uscirne. Non è così il vero problema qui che non c'è un Keynes che trova una soluzione che in alcuni decenni trova gli strumenti per permettere alle economie di risanarsi e riequilibrarsi mantenendo si il mercato ma evitandogli le "febbri" da speculazione; ma soprattutto manca la paura delle classi dirigenti di un contropotere: che significa? Significa che allora c'era un regime (oppressivo e tutto quello che volete), il bloscevismo, alternativo al capitalismo che le masse che venivano morse dalla crisi avrebbero potuto trovare "attraente" e indirizzarvisi abbandonando la strada democratica: fu questa la vera molla che spinse i governi di allora a muoversi nel senso keynesiano. Questo manca oggi e lor signori sono sicuri che non essendoci alternativa, ipotetica solo, che un'altro regime potesse proporre hanno tutto il tempo che vogliono per aspettare "serenamente" il passaggio del tunnel. Naturalmente la storia e il futuro non si può prevedere ma fossi sempre in lor signori mi rileggerei cosa diceva Toynbee a proposito dei sistemi e delle religioni e comincerei a farmi due conti in tasca perchè se è vero che non c'è regime alternativo c'è qualcos'altro: la summa islamica. Che da sola sta mantenendo lo sforzo di reggere la crisi nei paesi che adottano tale orizzonte e che, nonostante le rivolte per fame in questi paesi, sta assumendo sempre più i contorni di un regime alternativo al nostro e che potrebbe, anche qui da noi, cominciare ad assumere quei caratteri di "attrattatività" che allora ebbe il "socialismo scientifico": tempo qualche generazione e si vedrà se Toynbee aveva ragione o meno. Il tanto peggio tanto meglio potrebbe essere un'atteggiamento, in futuro, accettabile rispetto a fame e miseria che ormai sono qui da noi: basta andare la mattina fuori dai mercati a guardare quante persone rovistano negli scarti per assicurarsi il cibo per capire che quando si arriverà alla proporzione 9 a 1 fra poveri e ricchi fosse solo per sopravvivenza parole democrazia, libertà ecc. hanno molta meno attrattività di altre quali case, lavoro, cibo, sicurezza, futuro, comunità, ecc.
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