mercoledì 11 giugno 2008

La Cassazione condanna le iene: violazione della privacy.

La Cassazione condanna le iene, o meglio il capo autore e papà del programma, per violazione della privacy di deputati e senatori per averli "testati" sull'uso di droghe e sulla possibilità, puramente teorica, che i loro nomi potessero essere messi in un servizio di questa trasmissione: servizio peraltro mai andato in onda e anche se ci fosse andato, dice lo stesso autore, i nomi non si sarebbero mai fatti. Essendo il sottoscritto rispettoso delle sentenze dei giudici non esprime pareri in merito ritenendo che la stessa Suprema Corte abbia valutato giuridicamente il fatto come reato a sè al di là dell'opportunità o meno che pubblici ufficiali di carica elettiva facessero o meno uso di droghe, ma non si può non rilevare che la cortina fumogena attorno ad essi (anche se ormai si può parlare di cortina di ferro visto l'andazzo di questi ultimi anni) è sempre più fitta e impenetrabile e di certo non potrà essere facilmente squarciata da iniziative di singoli che chiedono maggiore trasparenza. Infatti se è vero che la Pubblica Amministrazione dev'essere informata a trasparenza, imparzialità e efficienza a maggior ragione chi ne è al vertice deve rispondere a questi requisiti soprattutto se assume posizioni nette su argomenti scottanti come droga, famiglia, ecc. invece non è così anzi al contrario ci si difende a priori dalle critiche e dall'intrusività (presupponendo complotti o attacchi trasversali di altri ma dimenticando che se è più che giusto il diritto alla privacy però chi è "pubblico" ne ha una compressione maggiore rispetto al normale cittadino proprio perchè li postovi per elezione, e ora nomina a lista bloccata, proprio dagli stessi cittadini) altrui essendo personaggi pubblici e qundi sotto il continuo sguardo non solo dei cittadini ma anche dei media e delle trasmissioni del tipo di quella condannata (ma come si sa ci stanno lavorando per impedire "intrusioni" in cose che non devono riguardare i cittadini. Non dovrebbe essere così. Sia in un paese democratico sia in uno liberale ci sono giornali e tv proprio per "sapere" cosa costoro fanno e dicono, e anche come agiscono, in teoria invece è così nelle monocrazie e nelle oligarchie ove chi si trova al vertice si ritiene pressochè intoccabile e in pratica al di sopra della legge. Mi chiedo se ai comuni cittadini, ammesso che avessero abbastanza soldi da spendere in avvocati per i vari livelli di giudizio, ci sarebbe stata la stessa levata di scudi a difesa della privacy: se un dipendente pubblico, o privato, si fosse trovato in quella situazione anche la fine sarebbe stata così? Oppure se la sarebbe come minimo vista sporca e, licenziato, con la gogna pubblica come corollario? Sia chiaro che tutti teniamo alla nostra privacy e la difendiamo ma, chiedo, perchè solo quando è "successo" a membri del Parlamento c'è stata sollevazione? La vita reale e quella all'interno della aule sorde e grige è sempre più parte di mondi separati e lontani fra loro con la prima in posizione subalterna rispetto alla seconda in termini di soggezione e sudditanza e ciò spiega i fenomeni di intolleranza e rigetto verso la politica così come si presenta oggi agli elettori: nominati e approvati non eletti e scelti, il mercato non vale per i potenti sia che essi siano politici che banchieri o industriali, ormai sono tutti parte di una classe che si erge sulle altre e su esse vive insensibile alla realtà e alla fatica di vivere, ma attentissima a impedire che altri "s'intromettano" nei propri: mica siamo un'agora ateniese, vero? Somigliamo più ad un califfato, purtroppo.
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