giovedì 3 luglio 2008

Quale futuro per l'Italia?

E' difficile parlare del proprio paese quando ci vivi e senti su di te ilpeso degli erori altrui commessi nella gestione della cosa pubblica, ma è così che va e ci si deve fare il callo. L'Italia èsempre stata il paese dove tutto veniva diluito nel marasma della I°Repubblica che nella sua lunga vita ha visto crescere il paese ma a costo di lotte sociali e politiche durissime dove il potere mirava già ad autoperpetuarsi conscio com'era che non aveva alternative praticabili e che quando aveva solo il miraggio davanti a se di un possibile cambio mise in campo qualunque arma a sua disposizione pur di arrestare il processo (ivi compreso il cosiddetto terrorismo di Stato): ecco che si sono venute creare delle sovrastrutture tali che hanno unito politici e malaffare, raccomandazioni e trattamenti di favore e così via, una sotira che tutti conosciamo benissimo. Quando il sistema è crollato èerò nulla è andato perso, al contrario si è solo spostato l'equilibrio verso altre situazioni emergenti che, soprattutto grazie agli eventi giudiziari e internazionali, hanno liberato forze e energie che si sono indirizzate, libere da vincoli ideologici e politici, verso nuove figure che sono via via emerse e che non avevano nel dna quel solidarismo, sia pure di facciata, che avevano avuto in precedenza. Furono gli anni delal milano da bere da cui è nata la II° Repubblica con i suoi affaristi e politici che, innamoratisi del liberismo, hanno condotto il paese verso la religione del dio egoismo e del feticcio del denaro da fare a qualunque costo e senza remore ma soprattutto senza pagare, nè sentirne l'esigenza di farlo, il dovuto in tasse che sarebbe servito come sostegno a chi non riusciva a tenere il passo e rimaneva indietro. Ecco dove il paese ha perso il treno della crescita realmente: fu proprio in quegli anni che passò l'idea che qualcuno faccia qualcosa ma non a mie spese. Fu quello il prodromo della situazione "latinoamericana" nella quale viviamo oggi dove siamo ultimi in qualunque campo in Europa e visti sempre più come nella classica iconografia dell'italiano cialtrone e populista, mammone e pizzaro ce si beve quasi tutto pur di campare tranquillo e che i guai capitino agli altri ma non a se stessi. Rottosi questo vincolo labile di solidarietà è chiaro che la varie espressioni della società ne hanno risentito nelle loro manifestazioni pubbliche e nelle istituzioni: si passa repentinamente dalla società industriale, mai realizzata e portata a maturazione (se non in certe zone), a quella postindustriale e dei servizi avanzati che richiede un solido welfare ed un vincolo di solidarietà forte perchè in caso contrario il paese si sfascia; quello ched poi di fatto è accaduto. Chi al momento delal cristallizzazione sociale era ai piani alti vi è rimasto e ha fatto di tutto per impedire che altri partecipassero alla "festa" in corso (di questo processo ne hanno risentito tutti i settori sociali ed economici) creando quel dislivello sociale che nel resto del pianeta è stato raggiunto solo dagli USA e dai paesi ex comunisti. Tutti a giocare in borsa e tutti ad essere spennati, il parco buoi cosi erano definiti, per fare un'esempio, pur di partecipare e respirare aria di internazionalizzazione dell'economia senza sapere che i destini erano decisi sulle aspettative e non sulle attività reali: smaterializzando l'economia si è, nel nostro paese, smaterializzato anche il progresso economico e tecnico che ne era figlio. Solo la duttilità insita nelle genti italiche ha impedito che il paese implodesse e si balcanizzasse, ma potrebbe non bastare se le stesse genti non si svegliano dal torpore e ricominciano a pensare con la propria testa e non seguono le sirene dei sogni e delel promesse che non è possbile più mantenere perchè un paese povero al primo posto non mette il futuro ma il pessimo presente e l'immediato futuro: non si costruiscono così le generazioni migliori ma solo le disprazioni dei figli che maledicono i padri per non aver fermato questo avvitamento verso il basso. 6 milioni di precari; un debito pubblico astronomico; un'economia ferma rappresentata solo da poche grosse industrie e da un tessuto di medie, piccole e piccolissime che hanno spesso vita effimera volutamente tenute nelle attuali dimensioni perchè non si vuole fare il salto di qualità; un sistema politico bloccato da oligarchie viscose verso il basso che impediscono qualunque sviluppo laterale non eterodiretto da loro. In una tale situazione qulcuno si meraviglia che la Spagna ci abbia sorpassato di slancio eche fra un pò anche la Grecia lo farà? Gli unici sentimenti degli italiani di oggi sono: frustrazione, rabbia, egoismo, invidia, impotenza: così gli italiani non vanno avanti e non bastano certo unti o santi a farci cambiare strada e nemmeno telepredicatori dell'ultima ora; serve davvero altro, un gesto di coraggio e/o di disperazione ma farlo costa e può essere un salto nel buio, ma se non hai più nulla, o poco, da perdere che differenza fa se il gesto o la froza vengono da disperazione o da coraggio incosciente? Grillo ha ragione quando denuncia le storture del paese; la cosa triste è che a farle è un comico non l'uomo qualunque che ogni giorno setnta a far quadrare il pranzo con la cena.............
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