domenica 28 giugno 2009

Il milionario non godrebbe niente se gli mancasse l'invidia del popolo

L'invidia è la base della democrazia (Bertrand Russell)cit. da wikipedia

Innanzitutto premettiamo che il titolo di questo post è una citazione di Alfredo Panzini scrittore e critico letterario vissuto a cavallo dell''800 e del '900 dello scorso millennio, accademico d'Italia e firmatario, del Manifesto degli intellettuali fascisti,scritto da Giovanni Gentile
Ma non è un concetto storico-letterario, per quanto interessante, quello che io voglio porre in evidenza ma l'emozione stessa che ne è alla base e cioè l'invidia.
Questo sentimento ambiguo, di cui tutti almeno una volta siamo stati vittima, ma che razionalmente neghiamo perchè ritenuto negativo e abbietto e quindi da nascondere anche a noi stessi sulla base di quello che c'insegnano, e quindi dei condizionamenti, che fin da piccini c'inculcano.
Ci vediamo anche una valenza positiva, almeno in certe congiunture,con una potente forza che può essere distruttrice ma anche rinnovatrice: basta pensare che l'invidia può spingerci a migliorare noi stessi in molti campi, da quello personale a quello lavorativo proprio partendo dal moto dell'invidia dell'altrui supposta superiorità, magari meritocaticamente ragiunta (spiegateci chi e come è in grado di giudicare chi merita e chi no?). Come tutte le forze presenti in natura, e nell'animo umano, ha quindi ambivalenza ed è nostra facoltà l'uso che ne facciamo secondo scienza e coscienza.
Non è facile accostarcisi all'invidia, anche perchè risente l'influenza della religione che la pone fra i sette vizi capitali, nel cristianesimo, e nei fattori mentali predisponenti all'odio in filosofie religiose orientali, mentre nell'islam l'invidia viene vissuta come emozione al di fuori dei gruppi dei credenti verso chi ha, come essi, il possesso della verità.
Negli ultimi anni, a nostro modesto parere, ci si è affannati a nasconderla mentre, paradossalmente, essa è cresciuta in maniera esponenziale, magari con motivazioni meno legate alle capacità proprie dell'individuo ma a ciò che è in suo possesso, complice anche una società sempre più povera di valori e principi morali a cui si cerca di ovviare con un maggior possesso di cose, come se questo potesse arricchire la mente e rinfrancare l'anima (in mancanza di altro). E che dire poi dell'invidia al contrario? Quella che fa dei poveri i felici (perchè hanno poco ma quel poco se lo vivono e godono) e dei ricchi gli infelici (quelli che hanno potenzialmente tutto ma non vivono se non riescono ad accumulare e accumulare senza soluzione di continuità): dite che non esiste? Guardatevi intorno oggi: e provate a parlare con uno che passa per strada e ha tutto griffato e fateci caso se la prima cosa che dice alle vostre obiezioni non è quella odiosissima frase "ma tu stai bene, che ti manca?" .....
QUESTO POST è DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE SONO POVERI (MA NON LO SONO) E SONO RICCHI "MA NESSUNO GLIELO HA DETTO (EVASORI ESCLUSI, COSì COME POLITICI E SODALI)"!!
Scritto a 4 mani (e due piedi ..... sinistri) da tonidany e ninograg1
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