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lunedì 20 marzo 2017

Grecia, come Federico Caffè può spiegarci la crisi ellenica (ed europea)


Un grande economista italiano, Federico Caffè, di cui ricorrono i 30 anni dalla scomparsa, da europeista convinto, era molto timoroso di un marco molto (troppo) forte. A quell’epoca nessuno aveva argomenti per tacciarlo di populismo, anche per via di un certo bon ton istituzionale che oggi è cosa assai rara. Al di là se le tesi di Caffè fossero o meno pertinenti o se le sue ricette oggi siano ancora applicabili, c’è un elemento che potrebbe essere utile alla crisi greca, e quindi europea. L’elemento dell’uomo.
Caffè auspicava un sistema economico che tenesse conto, non tanto dei numeri (leggi “della moneta”), quanto dell’uomo (leggi “popolazione”). Certo, poi si scagliava contro il neo liberismo e a favore dello Stato come unico strumento indispensabile per la coesione e la crescita sociale, passaggio da cui personalmente e con molta umiltà dissento. Ma non è questo il punto. Ciò che conta della lezione di Caffè è il concetto di uomo, ovvero di una società che per non morire deve recuperare l’antropocentrismo e metterlo al centro, dove oggi invece c’è solo la moneta. Quel dato, circa la supremazia incontrastata di una moneta (e solo quella) va posto accanto ad un altro elemento altrettanto importante: il disagio sociale che, all’indomani del boom del secolo breve che ha portato in tutti i continenti un maggiore benessere, una miglior performance relativa alla povertà nel mondo, e anche una grandissima bolla, sfoga le proprie ansie da globalizzazione con una condivisibile paura. Vallo a spiegare all’agricoltore greco zavorrato da tre tagli a stipendi, pensioni e indennità che la riforma del settore serve anche per tentare di rimettere in piedi un paese che, proprio in quel campo, potrebbe essere leader per il solo fatto che quella è la sua vocazione primaria, accanto al turismo.
Ma agli agricoltori greci nessuno ha pensato di spiegare, con autorevolezza e nel merito, come si intende migliorare il comparto, quali riforme lungimiranti applicare, con quali benefici e con quali sforzi nel breve-medio periodo. Si è detto loro, e a scatola chiusa, semplicemente che bisogna mettere le mani in tasca e pagare più tasse, avere meno diritti, e rientrare nei parametri della Troika.
Mi preme qui sottolineare con la matita blu un aspetto: non è ammissibile in nessun paese, men che meno in Grecia e nel settimo anno di crisi e di recessione ellenica, che le forze speciali dei Mat siano inviate a manganellare cittadini che scendono in piazza per protestare e manifestare legittimamente; non è ammissibile che mentre il 52% dei greci impegnati nel settore privato guadagnano meno di 700 euro al mese, la casta si voti un taglio delle tasse nel silenzio tragico dei media, tanto greci quanto europei; non è ammissibile che mentre le imprese edili scommettono sul nero assumendo cittadini extra Schengen a 500 euro al mese grazie ai cavilli dei trattati e licenziando greci che ne guadagnavano il triplo, la classe dirigente non sia in grado di avere una idea fattibile e presentabile che, ad esempio, migliori l’offerta turistica destagionalizzata.
Ecco, quella scena che ha immortalato un agricoltore manganellato e strattonato in piazza Syntagma da 4 agenti dei Mat mi ha fatto molto male. Forse più dei quattro memorandum che stanno affondando la Grecia, perché viene dall’interno come un Efialte qualsiasi. Non sono quei cittadini la causa principale dei mali ellenici, forse sono stati complici secondari, ma questo è un altro capitolo. I furfanti veri, quelli della Lista Lagarde, quelli che hanno rubato mentre in galera c’è finito solo l’ex ministro Akis Tzogatzopoulos, quelli che hanno regalato milioni di euro per gli espropri stradali, quelli che hanno abolito il concetto di concorrenza, quelli che sedevano ai cafeneia di Kolonaki e poi hanno fatto i ministri senza uno straccio di curriculum, quelli che truffavano lo Stato sui carichi di petrolio e cotone, perché sono a piede libero? Lì, in quella discarica sociale di illegalità dovrebbero essere spediti i Mat.
E invece nella Grecia che spende ancora il 2,36% del Pil per la difesa (in ambito Nato solo gli Usa investono di più, con il 3,6%) i Mat sono stati utilizzati in maniera bipartisan per arrestare Kostas Vaxevanis, il giornalista che pubblicò i nomi della Lista Lagarde e per picchiare gli agricoltori che, scioccati da una crisi che non ha fine, chiedevano di parlare con il ministro alla presenza delle televisioni. Cosa che il ministro in questione non ha accettato.
Altro che streaming, in Grecia il baricentro del default è ancora in quell’agorà che ha dato i natali al mondo. E da cui l’antropos continua a invocare le proprie ragioni, mentre lo Stato non solo non ascolta ma sceglie la strada della repressione, in perfetto stile Erdogan.
twitter@FDepalo
di | 20 marzo 2017

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il punto è che lor signori son sicuri di rimanere dove sono, basato sul semplice presupposto che siamo sempre nel migliore dei mondi possibili, che non vedono il seme che ha gettato e che gli sta germogliando fra i piedi!!!

domenica 21 febbraio 2010

Fermare l'onda....

Devono fermare l'onda montante del disorientamento della gente: troppi scandali; troppa corruzione e troppo senso dell'impunità per non provocarla. Ecco la trovata: fuori i corrotti ... si fa per dire naturalmente dato che 2/3 della classe dirigente dovrebbe andare a casa o essere sotto processo. Ma si sa confondendo le carte e sperando che, ancora una volta, l'effetto annuncio basti si spera di abbindolare la gente, ancora una volta (l'ennesima), creda alle vuote parole e rifirmi la cambiale in bianco. In realtà stavolta in gioco non c'è solo chi dovrebbe dirigere le regioni ma la stessa maggioranza di governo (è ironico, davvero, sentir fare dichiarazioni da parte di esponenti sia della maggioranza che della cosiddetta opposizione, che hanno fra le proprie file e nelle liste elettorali fior di indagati e condannati) e i programmi che ha e che tiene chiusi nel cassetto na che grazie ai realisti più realisti del re tutti conoscono: metter mano, dopo aver raso al suolo scuola e università, a sanità (privata) e pensioni. Insomma un'altro bel calcio al paese con un'altra bell'accentuazione del divario fra privilegi e fame. La gente ci cadrà ancora una volta? Ci scommetto di sì; d'altronde cosa dovrebbe fare? Pagare le tasse? Mettersi in riga in un'impeto di dignità? Chi se ne frega. Che paghino gli altri.

domenica 28 giugno 2009

Il milionario non godrebbe niente se gli mancasse l'invidia del popolo

L'invidia è la base della democrazia (Bertrand Russell)cit. da wikipedia

Innanzitutto premettiamo che il titolo di questo post è una citazione di Alfredo Panzini scrittore e critico letterario vissuto a cavallo dell''800 e del '900 dello scorso millennio, accademico d'Italia e firmatario, del Manifesto degli intellettuali fascisti,scritto da Giovanni Gentile
Ma non è un concetto storico-letterario, per quanto interessante, quello che io voglio porre in evidenza ma l'emozione stessa che ne è alla base e cioè l'invidia.
Questo sentimento ambiguo, di cui tutti almeno una volta siamo stati vittima, ma che razionalmente neghiamo perchè ritenuto negativo e abbietto e quindi da nascondere anche a noi stessi sulla base di quello che c'insegnano, e quindi dei condizionamenti, che fin da piccini c'inculcano.
Ci vediamo anche una valenza positiva, almeno in certe congiunture,con una potente forza che può essere distruttrice ma anche rinnovatrice: basta pensare che l'invidia può spingerci a migliorare noi stessi in molti campi, da quello personale a quello lavorativo proprio partendo dal moto dell'invidia dell'altrui supposta superiorità, magari meritocaticamente ragiunta (spiegateci chi e come è in grado di giudicare chi merita e chi no?). Come tutte le forze presenti in natura, e nell'animo umano, ha quindi ambivalenza ed è nostra facoltà l'uso che ne facciamo secondo scienza e coscienza.
Non è facile accostarcisi all'invidia, anche perchè risente l'influenza della religione che la pone fra i sette vizi capitali, nel cristianesimo, e nei fattori mentali predisponenti all'odio in filosofie religiose orientali, mentre nell'islam l'invidia viene vissuta come emozione al di fuori dei gruppi dei credenti verso chi ha, come essi, il possesso della verità.
Negli ultimi anni, a nostro modesto parere, ci si è affannati a nasconderla mentre, paradossalmente, essa è cresciuta in maniera esponenziale, magari con motivazioni meno legate alle capacità proprie dell'individuo ma a ciò che è in suo possesso, complice anche una società sempre più povera di valori e principi morali a cui si cerca di ovviare con un maggior possesso di cose, come se questo potesse arricchire la mente e rinfrancare l'anima (in mancanza di altro). E che dire poi dell'invidia al contrario? Quella che fa dei poveri i felici (perchè hanno poco ma quel poco se lo vivono e godono) e dei ricchi gli infelici (quelli che hanno potenzialmente tutto ma non vivono se non riescono ad accumulare e accumulare senza soluzione di continuità): dite che non esiste? Guardatevi intorno oggi: e provate a parlare con uno che passa per strada e ha tutto griffato e fateci caso se la prima cosa che dice alle vostre obiezioni non è quella odiosissima frase "ma tu stai bene, che ti manca?" .....
QUESTO POST è DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE SONO POVERI (MA NON LO SONO) E SONO RICCHI "MA NESSUNO GLIELO HA DETTO (EVASORI ESCLUSI, COSì COME POLITICI E SODALI)"!!
Scritto a 4 mani (e due piedi ..... sinistri) da tonidany e ninograg1

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