lunedì 23 gennaio 2017

Con trasporto silenzioso (Andrea Scanzi)

E’ un mio limite, ma di fronte al dolore non ho parole. Così, me ne sto zitto. Per esempio quando c’è il terremoto. Come cantava qualcuno, di fronte allo sgomento c’è solo l’immagine del grande smarrimento. Nelle terre devastate dal sisma ho molti amici, molti ricordi e ancor più fascinazioni. Sono terre meravigliose, anche se troppo spesso dimenticate. Faccio fatica a vedere le immagini, a leggere le notizie. E mi guardo bene dal partecipare al cicaleccio web di chi straparla di tutto, commentando – per forza – ogni notizia. A volte, anzi spesso, esiste solo il silenzio.
Il dramma straziante di Rigopiano andrebbe osservato con trasporto silenzioso, ma tutto – in questo paese – diventa chiacchiericcio indistinto. Più ancora di chi straparla a cazzo, mi infastidisce però la pletora di pretoriani che – in questi casi – vorrebbero una sorta di sospensione del giudizio. Una “solidarietà nazionale” peraltro ipocrita, perché presuppone l’appoggio acritico al governo (questo e il precedente) e l’attacco livoroso a qualsivoglia opposizione (anche se essa ha il torto d’aver ragione). Non alludo alla politica: chi lucra sul terremoto mi fa schifo. Alludo all’informazione, quella vera, quella a cui tocca in questi giorni scrivere (non certo con gioia) che la neve a gennaio non è “imprevedibile”, che le promesse elettorali non sono state mantenute e che la tragedia di Rigopiano si poteva evitare. Eppure, se lo scrivi e lo motivi, sei uno “sciacallo”. Uno che merita il paragone con quel politico andato in tivù coi doposci griffati. Ecco: questo ricatto è insopportabile. Non si aiuta un paese dicendo sempre “sì padrone”: lo si aiuta adoperandosi – ognuno nel suo ruolo – affinché quella tragedia non si ripeta. Chi oggi dà dello “sciacallo” a chi osa fare giornalismo (vero), è lo stesso che imponeva l’appoggio acritico a Monti, “altrimenti sei uno sciacallo”. Oppure a Letta, “altrimenti sei un disfattista”. Oppure a Renzi, “altrimenti non ami l’Italia, se vince il no sarà il disastro” (come no: infatti si è visto). Il mantra si ripete ora con Gentiloni. Questi ragionamenti sono di una disonestà intellettuale ac-ce-can-te. E vengono puntualmente da osservatori tromboneggianti e avvizziti che, ogni volta, non ne indovinano una. Neanche per sbaglio. Fateci un favore: ritiratevi e non ammorbateci più con le vostre litanie colpevoli e furbastre. Fate più danni della grandine. Se questo paese avesse meno servitori “ottimisti” e più persone libere “realiste”, probabilmente non avrebbe i problemi che ha. E non dovrebbe affidarsi ogni volta – per salvarsi – ad eroici avamposti di utopia e resistenza, gli stessi che ora rischiano la vita per salvarne altre. Avamposti assai più belli della classe dirigente – giannizzeri inclusi – che mal li governa. E che pretende pure il consenso, e il silenzio, ogni volta che sbaglia. Cioè quasi sempre.
Da facebook.com/andreascanzi
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