lunedì 3 aprile 2017

Dalla Coca Cola ai biberon – cosa mettiamo in bocca – Report del 03/04/2017 – Anticipazioni

La santa trinità: zucchero, grasso e sale
Le industrie alimentari sanno come stimolare il nostro gusto, il punto G del gusto: con zucchero grasso e sale. Le industrie, grazie a questa santa trinità ci guadagnano, noi consumatori ci perdiamo però.
IL perché lo racconterà questa sera Sabrina Giannini nella sua rubrica sull’alimentazione “Indovina chi viene a cena”.

Cosa c’è dietro il successo della Coca Cola?
Continuiamo a parlare di zuccheri: durante i mesi di Expo, i visitatori della fiera mondiale (che doveva essere volano del PIL, dell’occupazione..) venivano accolti anche dagli stand di Coca Cola, McDonald’s ..
Ai bambini che venivano in visita veniva offerto un menù da queste multinazionali, nonostante uno dei temi della fiera riguardasse la sana alimentazione.
Sana alimentazione che dovrebbe limitare l’uso di grassi e di zuccheri raffinati.
Come gli zuccheri contenuti nella bevanda più famosa del mondo, la Coca Cola: negli spot si vede un’allegra famiglia che pasteggia con una bella bottigliona di Coca sulla tavola.
Per mettersi bene in mostra negli spazi espositivi di Expo, Coca Cola Ms Donald (e Ferrero) hanno sborsato una cifra stimata in 20 ml di euro.
Una grande operazione di marketing che ha generato pure qualche confusione: a poche decine di metri dal Mac, si trovata lo spazio di Carlo Petrini di Slow Food.
Tutto a posto? Tutto corretto? Zucchero si o zucchero no?
Come ha fatto Coca Cola a conquistarsi questi spazi, non solo in Expo, ma anche nel mondo, essendo una delle bevande più vendute al mondo?
Quali i segreti del successo commerciale e quali i segreti dentro gli stabilimenti della Coca Cola anche in Italia?
Claudia Di Pasquale è autrice del servizio che ha cercato di fare luce su questi segreti, girando per il mondo, da Atlanta a Marcianise, a Caserta.
La scheda del servizio: DIO COCA COLA DI Claudia Di Pasquale
La Coca Cola è la più venduta al mondo: circa due miliardi di bottiglie al giorno, cinquecento marchi distribuiti in duecento Paesi. Per capire come è diventata la numero uno abbiamo fatto un viaggio negli Stati Uniti, nella sede storica di Atlanta, dove c’è la cassaforte che conserva la sua formula magica, il primo segreto del suo successo.L’inviata di Report ha viaggiato tra Canada, Messico, Colombia, Mauritania e poi negli stabilimenti italiani di Nogara (VR), Oricola (AQ), Marcianise (CE) e nella Sibeg di Catania.

L’uso delle concessioni delle falde, il braccio di ferro con le autorità sanitarie che tentano di limitare i danni dello zucchero introducendo la tassa sulle bevande gasate e zuccherate, i finanziamenti e le sponsorizzazioni, le spy stories: sotto la lente di Report sono passate tutte quelle strategie che hanno consentito alla Coca Cola di mantenere il primato per centotrenta lunghi anni. Report ha poi fatto analizzare il contenuto della Coca Cola, e di alcuni degli altri duecento prodotti di punta dell’azienda di Atlanta. I risultati nell’inchiesta.
Cosa c’è dentro i biberon?
In un precedente servizio di Claudia Di Pasquale, Report si era occupata dei rischi nei prodotti di plastica, che assimiliamo nell’uso quotidiano entrandone in contatto.
La tenda per le docce, il packaging delle cialde del caffè, la plastica con cui si confezionano insaccati, formaggi, lo yougurt, gli imballaggi dei surgelati, fino alle bottiglie di plastica.
L’inchiesta odierna di Emanuele Bellano si occuperà in particolare dei biberon, quelli trattati con Ossido di Etilene, giudicati cancerogeni dall’OMS: non dovrebbero più essere usati negli ospedali ma, siccome siamo in Italia, alle ASL non è arrivata comunicazione..
La scheda del servizio: BIBERON A TUTTO GAS DI Emanuele Bellano
Cinquecentomila neonati italiani ogni anno succhiano, direttamente dai biberon dell’ospedale, residui di ossido di etilene, un gas cancerogeno secondo l’Oms. Oltre un anno fa, la direzione prevenzione sanitaria del ministero della Salute aveva raccomandato di non utilizzarli se non in casi particolari, ma alle Asl italiane non è stato comunicato e nel frattempo gli appalti sono andati avanti. Sette milioni di biberon e tettarelle trattati con l’ossido di etilene continuano ad essere utilizzati negli ospedali italiani, anche se in Europa già dal 2007 è vietato sterilizzare con questo gas i contenitori ad uso alimentare. Com’è possibile?
Infine, per la serie, onore al merito: PRESENZE INGIUSTIFICATE DI Antonella Cignarale
Ai professori universitari la legge Gelmini aveva bloccato gli scatti di stipendio per cinque anni. Allora per compensarli è stato stanziato un incentivo una tantum di 108 milioni che ogni ateneo distribuisce ai più meritevoli con le proprie regole. A Perugia per esempio l’incentivo va da ottocento a cinquemila euro. ma capita che i soldi se li intasca anche il luminare che non si fa mai vedere in facoltà, mentre i docenti che si impegnano restano esclusi.
Da unoenessuno.blogspot.it
 
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