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mercoledì 10 giugno 2015

Grecia, Ue boccia le ultime proposte. Non confermato vertice Tsipras-Merkel

dal Fatto Quotidiano del 10 / 6/ 2015
Dopo le indiscrezioni di martedì ora è ufficiale: l’Unione europea ha bocciato le ultime proposte del governo greco presentate per ottenere entro fine giugno lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti finanziari da 7,2 miliardi. A farlo sapere è stato il portavoce della Commissione, che ha riferito come il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, abbia “informato il governo greco che le ultime proposte non riflettono i progressi fatti nei colloqui fra il presidente Juncker e il premier Tsipras”. “La palla è ora chiaramente nel campo del governo greco, che deve dare seguito a quanto emerso nelle discussioni”, ha detto il portavoce Margaritis Schinas in merito al documento di tre pagine sui target fiscali inviato da Atene a Bruxelles. L’esecutivo di Alexis Tsipras non ha commentato, anzi fonti dell’esecutivo ellenico, secondo il quotidiano Kathimerini, hanno sostenuto di non aver mai ricevuto risposta da Moscovici.

Nel frattempo non è nemmeno confermato il faccia a faccia tra Tsipras, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande, che stando a quanto annunciato dallo stesso esecutivo greco avrebbe dovuto svolgersi mercoledì a margine del vertice tra Ue e comunità degli Stati latinoamericani e dei Caraibi (Celac). Sia lo Spiegel on line sia l’agenzia Reuters riportano anzi che il meeting non è in programma, anche se la portavoce della cancelliera ha detto che se il leader di Syriza “lo desidera” un incontro è possibile. E, secondo Bloomberg, Merkel sarebbe pronta a un accordo se il governo greco si impegnasse a portare avanti “almeno una” delle principali riforme economiche chieste dai creditori.
Mentre il negoziato con l’Europa rimane in stallo, Atene torna giocoforza a rivolgere lo sguardo verso la Russia. Il ministro per la Produzione e l’energia Panayiotis Lafazanis, secondo quanto riporta il quotidiano Kathimerini, ha infatti anticipato che in occasione nell’incontro fra Tsipras e il presidente russo Vladimir Putin in agenda per il 18 e il 20 giugno il Paese potrebbe firmare l’atteso protocollo d’intesa per il passaggio sul suo suolo del gasdotto Turkish stream. Un progetto che potrebbe fruttare, in termini di anticipi sugli utili, dai 3 ai 5 miliardi di euro. Ossigeno a questo punto indispensabile per le casse vuote di Atene, che a fine mese deve versare 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale e tra luglio e agosto fronteggiare scadenze per 6,7 miliardi nei confronti della Banca centrale europea. Se non sarà in grado di saldare, il governo non potrà fare altro che ammettere il default.
Intanto il Paese fa i conti con le conseguenze concrete e dolorose della mancanza di risorse. I vigili del fuoco, per esempio, non hanno i soldi per spegnere un incendio in corso da sabato subito fuori dalla capitale. Mercoledì poi in tutta la Grecia c’è stato uno sciopero delle farmacie contro il piano di liberalizzazioni del governo, che porterebbe sugli scaffali dei supermercati le medicine da banco. Il progetto è stato inserito nel documento di tre pagine inviato al Bruxelles group nella speranza di arrivare a un’intesa.
p.s. (mio)
questo è il ringraziamento per aver aperto la porta agli squali ..... della tecnocrazia europea e finanziaria. Altro ci voleva: una Grexit seria e addio all'euro. Brics tanto per cominciare... a quel punto gli americani stessi, che stanno puntado a creare un "cordone sanitario" di missili, atomici e non, attorno al blocco Russia-Cina avrebbero fatto pressioneper smettere di affamare la Grecia vista la sua centralità in uno dei grandi scacchieri di crisi del vecchio.. a meno di un colpo di stato, cosa di cui sono capacissimi, se in Grecia ci fosse un governo almeno decente, avrebbero capito da un pezzo che stavano dando all'orso russo la possibilità di mettere un bel presidio al centro dello scacchiere e invece..... stanno lì a cincischiare e a farsi rosolare a fuoco lentissimo.
A proposito: mi sapete dire una differenza che sia UNA fra la "democrazia" russa e quella costruenda europea?
  1. Entrambe sono elettive ma i rispettivi cittadini non contano un bel nulla;
  2. entrambe hanno autocrati al potere, la Russia in maniera visibile la UE, no .. ci sono fantaccini i cui fili vengono tirati dai burocrati e dai lobbysti che girano per le istituzioni: se notate i curriculum dei vari papaveri non ce n'è uno che non abbia agganci nel mondo della finanza;
  3. entrambe hanno alleanze sfere d'influenza in giro per il pianeta.
Mentra ce lo aspettiamo dall'autocrazia russa, dall'Europa, vista la demagogia che gira attorno a essa, ve lo sareste aspettati?

domenica 11 gennaio 2015

Elezioni Grecia: il difficile compromesso di Tsipras

dal Fatto Quotidiano del 9/1/2015 di Fausto Corvino
La breve campagna elettorale di Alexis Tsipras si sta rivelando un attento esercizio di dosaggio politico. Su un piatto della bilancia ci sono gli elettori, quelli che tra meno di venti giorni dovranno materialmente inserire la scheda nell’urna. Dall’altra ci sono gli investitori, quelli che influiscono sull’andamento dei mercati, e che possono far crollare le borse, creando così paura e incertezza nel Paese, e spostando una parte dell’elettorato dalla scommessa Tsipras verso la certezza Samaras.
Il giovane leader della sinistra greca vuole tenersi buono il suo elettorato, cercando di incrementare, o forse, più realisticamente, di conservare i tre punti percentuali di vantaggio che i sondaggi gli concedono sul Premier uscente Samaras. Per fare ciò deve ovviamente continuare a prospettare un’inversione a U sul binario della programmazione economica. Ribadire a gran voce la volontà di sedersi a un tavolo e ridiscutere tutte le condizioni sottoscritte negli ultimi 4 anni dai governi precedenti in cambio dei vari prestiti salva stato. E attaccare, a muso duro, le istituzioni finanziarie internazionali. Secondo le anticipazioni dell’Huffington Post, in un libro/intervista in prossima uscita in Italia, il leader di Syriza definirebbe gli uomini della Troika come dei “funzionariucci di medio livello, con una cultura economica mediocre, che, nell’ambito di un’impresa privata, potrebbero solo avere l’autorizzazione necessaria per accendere e spegnere il computer”.
Al contempo però Tsipras non può lasciare che la sua campagna elettorale, giocata all’attacco, getti nel caos i mercati. E infatti non dimentichiamoci che una delle prime dichiarazioni del politico greco, ancora prima che iniziassero i tre turni delle presidenziali, è stata quella in cui affermava in modo chiaro ed inequivocabile la volontà di rimanere nell’euro. Poi ha recentemente aggiunto che la politica economica proposta da Syriza è compatibile con la linea Draghi, secondo cui occorre “fare tutto il possibile per salvare l’euro”.
Tsipras cerca di mantenere un equilibrio delicato. Galvanizzare l’elettorato senza innervosire troppo gli investitori. O almeno non così tanto da prestare il fianco a Samaras, che sul rischio del default e dell’allontanamento dalla zona euro gioca tutta la sua partita. Il problema però, come molti notano, è che per Syriza sarà davvero difficile realizzare alcuni punti cardine del suo programma elettorale restando nel perimetro della moneta unica. E mi riferisco, tra le altre cose, all’incremento del salario minimo, allo stop dei tagli alla spesa e alle riassunzioni pubbliche.
Pochi giorni fa il Der Spiegel calcolava che a Tspiras occorrerebbero più di 10 miliardi di euro per tenere fede alle sue promesse elettorali. Soldi che al momento la Grecia non ha, e che certamente non riuscirebbe a prendere in prestito dai mercati. Inoltre, ha aggiunto il settimanale tedesco, se nel 2012 era necessario mantenere Atene nella zona euro per evitare la distruzione della moneta unica, oggi non è più così. La teoria del domino, secondo cui la Grecia, in un eventuale tracollo finanziario,  si sarebbe trascinata dietro gli altri Stati dell’Europa mediterranea, è stata messa da parte. Ora alla Germania farebbe più comodo che la futura Grecia guidata da Syriza si allontani dall’euro, ponendo fine ai continui attacchi politici contro i programmi di riforma economica. Ed evitando così di soffiare vento sulle vele dei partiti euroscettici di Spagna, Francia e Italia.
Non dimentichiamoci infatti che in Spagna Podemos ha forzato il sistema bipartitico attestandosi come seconda forza politica del Paese, capace di raccogliere il consenso di uno spagnolo su quattro. In Francia Marine Le Pen sembrerebbe avere doppiato in popolarità il Presidente Hollande. Ed anche in Italia i partiti euroscettici hanno dimostrato di poter raccogliere un considerevole consenso elettorale.
Un governo guidato da Tsipras potrebbe forse causare più danni alla Germania dall’interno dell’Eurozona, piuttosto che dal di fuori. Per questo oggi la “Grexit” non è più un tabù per i partner europei, come due anni fa. A dire no a questa eventualità sembrerebbero però essere proprio i Greci, cui in un recentissimo sondaggio commissionato dal giornale Eleftheros Typos è stato chiesto se desiderino che Atene resti o meno nell’euro. Una percentuale altissima degli intervistati, il 74 per cento, ha risposto “sì” o “probabilmente sì”. L’11 per cento in più rispetto all’anno passato.
p.s.
insomma Tsipras concorda con draghi che l'euro va salvato e che la Grecia rimanga dentro: quasi l'opposto di quello che veniva detto a bassissima voce qualche anno fa: cosa è cambiato? Che l'euro può fare a meno della Grecia grazie alle manovre dei politici greci che hanno riportato indietro i debiti facendoli pagare ai greci e quello che non hanno riportato è andato nelle mani di squali che non aspettano altro che spolpare definitvamente il popolo greco di quel pochissimo che gli è rimasto. Mi sarei aspettato una maggir coraggio da parte di Syriza; ma si sa che una cosa è parlare a vanvera dall'opposizione e un altra governare...... ora che finalmente vedono lo scranno governativo cambiano tono e linea, chissà perchè mi ritornano alla mente alcune parole del saggio "shock economy" della Klein laddove, parlando della caduta delle tigri asiatiche, provava provava che chi ha avuto il coraggio di dire no ai poteri istituzionali e finanziari internazionali si è trovato, non senza sacrifici sia chiaro, meglio di chi si è inchinato al loro diktat! Un pò di coraggio, suvvia.....

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