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venerdì 22 febbraio 2008

Balcani: il fuoco sotto la cenere riprende vigore.....

Che cosa volevano ottenere gli USA, ed i loro sodali, nel riconoscere l'indipendenza kosovara? Rimarcare la loro necessarietà e spingere l'orso russo fuori dalla tana? Spaccare l'Europa in più tronconi mettedone a nudo le diverse posizioni e le differenze nascoste facendo (e questo potrebbe essere per l'uomo comune una cosa positiva) il disegno liberista dell'Europa unita? Lasciare alla futura Amministrazione americana (probabilmente democratica) un'altro problema su cui intervenire e un'altra rogna da grattare? Creare un'altro stato cuscinetto nel quale scontrarsi con i nemici evitando, ancora una volta, di portare la guerra ai propri confini? Dire chi vivrà vedrà sarebbe stupido ma ignorare la cosa sarebbe a dir poco criminale. Tante sono le questioni, ma una sola risposta: il Vecchio Continente non è capace di fare autonomamente le scelte e va sempre a ruota dell'imperatore e rischia di diventare ancora una volta il teatro principale dello scontro in fieri che vede Russia (e dietro di essa la Cina) e USA che nel loro delirio di potenza e onnipotenza sono tornati a giocare pro domo sua con i destini altrui insensibili sia alle reali necessità delle persone sia degli equilibri faticosamente in secoli di storia e di sanguinose guerre. Sbagliano i Governi che hanno seguito il riconoscimento americano dei Kosovari; sbagliano per tanti motivi: non ultimo quello che vedrà di qui a poco tempo il riesplodere della guerra etnica senza possibilità stavolta di girarsi dall'altra parte o di nascondersi dietro improbabili interventi e risoluzioni ONU o aspettare, ancora una volta, i "salvatori" della democrazia d'oltreoceano che facciano qualcosa, mentre in realtà è l'ignavia e la pavidità europea, pedissequamente schierata a fianco degli americani, ad averne creato le premesse. Situazione senza via d'uscita? Si stante il servilismo europeo rispetto all'interventismo americano. No, se in un ravvedimento immediato e repentino si seguisse la prudente linea di paesi come la Spagna che non riconosceranno l'entità kosovara e si terranno fuori dalla diatriba e, si spera di no ma non sarà così, dall'imminente guerra: è anche vero che da noi purtroppo non c'è uno Zapatero ma politici che hanno visto troppe volte "Happy days" nella loro infanzia.

venerdì 25 gennaio 2008

L'esito della crisi? Si spera trasparente

Ha deciso di lottare Prodi e di non cedere alle sirene di coloro che, temendo il precipitare della situazione e l'avvio rapido verso elezioni che nessuno in questo momento vuole (nonostante le sparate nemmeno nella destra ci sono politici che andrebbero alle urne con il "porcellum") epperò nemmeno volgiono cedere di un passo al momento referendario temendo con esso la imposizione di un sistema elettorale che impone a tutti di stare insieme appassionatamente (come veri fratelli coltelli) gli fanno sapere più o meno velatamente che è meglio che si dimetta ora ed evitando eventi traumatici per amici e nemici: tutti gli vanno intorno e dire e suggerire di farsi da parte perchè nessuno vuole essere di fronte alla pubblica opinione il killer del Governo. Da politico di estrazione DC Prodi sa benissimo invece che solo se resiste alle sirene potrà avere ancora un ruolo politico nel paese e quindi tiene duro: non solo agli avversari esterni alla (ex) coalizione ma anche fra quelli che riteneva alleati e amici di partito: ecco il motivo per il quale si presenterà al Senato e andrà incontro o alla vittoria o alla sconfitta ma comunque al rimanere (e vincere o perdere) in piedi ed uscire a testa alta dalla scena raggiungendo in questo modo due obiettivi: creare un'alternativa all'amico/avversario Veltroni e persentarsi alla testa di una coalizione di delusi dal ParDem che gli porti via voti, il tutto naturalmente condito dal fatto che non ritiene che sia arrivato il momento di farsi da parte e andare i pensione. E' irrilevante il voto del Senato dal punto di vista strategico mentre ha enorme valenza l'aver costretto il ParDem a rimanere sulle posizioni del Governo e del suo Capo per non perdere credibilità e rimanere con il cerino acceso in mano della scelta fra andare alle elezioni con l'attuale sistema o navigare a vista dopo il referendum rimanendo in mezzo al guado della politica e, contemporaneamente, subendo attacchi da ogni parte politica e dalla opinione pubblica. La unica novità è la trasparenza di questa crisi politica (l'ennesima) e la sua parlamentarizzazione che nel nostro paese è una cosa abbastanza rara. Un ruolo importante lo giocherà anche il Capo dello Stato che mira almeno a riformare il sistema elettorale e non favorire la ulteriore instabilità dei futuri esecutivi. Non è stato peggiore dei precedenti questo governo: si è semplicemente mantenuto nel solco del liberismo che dagli anni '90 fa macelleria sociale nel nostro paese a scapito di chi lavora e vive di stipendio che da solo regeg buona parte degli introiti dello Stato. Troppo spesso l'ala sinistra della coalizione ha spinto per programmi sociali e redistributive e troppo spesso i liberisti li hanno zittiti in nome del risanamento e del mercato e mai si è sentito qualcuno ribadire che erano stati mandati lì proprio in base al programma e non perchè fossero particolarmente o fossero facce nuove rispetto al panorama politico attuale: invece hanno tradito non solo l'elettorato ma anche il mandato di governare imprimendo una rottura con il passato ed entrambe le cose sono state non solo non rispettate ma addirittura irrise dagli stessi politici pronti alla negoziazione e al compromesso, foss'anche con il diavolo, pur di restar dove sono e anche in questo il Governo non ha lasciato la via maestra. L'unica a perdere davvero, sarà come la solito la società sempre più abbandonata a se stessa e lontana dalla feudalità della politica.

mercoledì 23 gennaio 2008

radicalizzare lo scontro tra laici cattolici? Qui prodest

Sono in molti a sostenere che oggi dopo la caduta delle ideologie ottocentesche e novecentesche (liberalismo, comunismo ecc.)e la conseguente caduta dello steccato fra destra e sinistra storica, preconizzata lucidamente da Bobbio, che i partiti hanno assunto un fisionomia uguale mirando soprattutto al cosiddetto centro. Negli ultimi tempi però sta emergendo una nuova radicalizzazione fra laici e cattolici che fa dire a qualche esponente che oggi la divisione non è politica ma di fede: lo scontro in poche parole si avrebbe fra Ratzinger e i laici per il controllo delal politica e della società e che quindi si deve scegliere da che parte stare. Ammettendo che la diffrenza fra destra e sinistra è finita e quindi l'elettore deve scegliere non in base all'idea di società che viene avanzata ma in base ai programmi politico/economici che vengono proposti (peraltro assolutamente simili) dagli schieramenti e alle sue convenienze; oera invece si cerca di introdurre una variabile pericolosa: lareligione. Dare l'idea che è in atto uno scontro fra laicità e fideismo è illogico oltre che distruttivo perchè presupporrebbe che a seconda che vinca l'uno o l'altro lo Stato assume un'aspetto confessionale o meno: ed ho dei dubbi che l'Italia sarebbe uno Stato democratico se a vincere fosse l'integralismo fideista. E' pericoloso per molti motivi ma soperattutto è stupido perchè se è vero che la Chiesa cerca di condizionare sempre di più la vita politica italiana compensando con ciò la caduta di presa sociale è anche vero che istituzioanlizzare una cosa del genere significherebbe mettere la società non di fronte ad una scelta ma di fronte alla'lternativa fra un potere dispostico basato sul fideismo dal un lato e i sostenitori di un potere "liberale" ma laico dall'altro con la conseguenza prima che lo scontro si baserebbe su idelogie che non mirano a migliorare l'assetto sociale ma solo da un lato a restaurare il secolarismo da un lato e dall'altro, in teoria, a ristabilire lo statu quo: entrambe scelte inaccettabili. In realtà la radicalizzazione dello scontro è voluta da chi vede che oltre a colpi di mano più in là di tanto non si riesce ad andare e non fa presa sulla società che è laica abbastanza da nonfaresi abbindolare con la prosopopea sull'aborto ed il divorzio che ormai sono entrati nel suo DNA; soprattuto costringere molti cattolici, tipiedi verso la linea oscurantista della CHiesa del XXI secolo, a scegliere fra la fede e la laicità sarebbe rinunciare a un valido baluardo contro l'intgegralismo che cerca di imporre la propria visione delle cose. Non cadiamo nella trappola che ci stanno preparando e facciamo tesoro della lezione di laicità di De Gasperi e Moro che si erano profondamente credenti ma anche sapevano discernere fra il bene pubblico e i desiderata di chi crede ancora che la breccia di Porta Pia non sia mai avvneuta.

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