Fonte:
Il Fatto Quotidiano di
Fiorina Capozzi | 8 marzo 2018
Le “cronache da un
Paese complicato” non raccontano nulla di buono per i mercati. Almeno questa è la visione di
Citi, i cui
analisti ritengono che il risultato elettorale ben presto peserà su Piazza Affari. In un report datato 7 marzo,
Mauro Baragiola e
Tina Fordham si dicono infatti preoccupati per almeno due ragioni: la prima è
divisione geografica del voto (Nord contro Sud), la seconda è la
debole leadership dei moderati. Per i due esperti, le due variabili negative sono state finora controbilanciate sui mercati da
analisi superficiali e soprattutto dalla
politica accomodante
della Bce a sostegno del debito pubblico. Ma non ci vorrà molto agli
investitori internazionali per capire che l’Italia avrà bisogno di tempo
per costruire un fragile governo.
Come se non bastasse il risultato molto negativo è legato a doppio filo con l’
egoismo dei leader politici
italiani, più preoccupati a costruire il futuro loro e dei loro partiti
che quello di un Paese che rischia di soffrire la fine del
quantitative easing,
il piano di immissione di liquidità nel sistema da parte della Bce.
“Mentre si potrebbe anche trovare una soluzione per un (debole) governo,
tutti i partiti e i leader potrebbero invece essere più focalizzati
sul loro
riposizionamento di lungo termine che non sul compromesso di breve termine”, sostengono i due esperti nello studio.
“Il
punto è che anche una soluzione per così dire veloce richiederà
probabilmente alcune settimane se non mesi per essere implementata –
proseguono – (…) Non ci saranno i primi passi ufficiali fino a
Pasqua.
Che cosa accadrà dopo? Per il futuro, escludiamo la “grande
coalizione” che pure piacerebbe ai mercati: un’alleanza fra moderati”.
Meglio quindi dimenticarsi un
Gentiloni-bis. Per Citi, presto o tardi il
Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, darà un mandato esplorativo al leader della Lega
Matteo Salvini o al numero uno del Movimento 5 Stelle,
Luigi Di Maio. “Tuttavia , dal nostro punto di vista, entrambi i leader sono
troppo lontani dalla maggioranza
per aspettarsi di riuscire a formare la maggioranza a supporto del
governo”, prosegue l’analisi di Citi. Ma il problema è soprattutto che i
compromessi per ottenere i voti necessari a costruire la maggioranza rischierebbero di ipotecare il loro futuro politico.
“Salvini sa bene che può strappare parte una parte di voti al 14% raccolto da Berlusconi e sa anche che
Forza Italia potrebbe non sopravvivere ai suoi leader – prosegue la nota – Sa anche che gli elettori del
Centro-Nord potrebbero non gradire il fatto di essere governati da un partito concentrato sul
Sud
come il Movimento 5 Stelle”. Inoltre, secondo Citi, il leader della
Lega è consapevole del fatto che il successo del suo partito è
direttamente legato alla
dura opposizione al Pd e a Matteo Renzi. “Così potrebbe essere per lui
politicamente rischioso
accettare di dirigere un governo supportato dal Pd e da Berlusconi
considerando le divergenze con quest’ultimo durante la campagna
elettorale – spiegano gli esperti – Per questo il leader della Lega
potrebbe preferire qualcun altro alla guida del Paese, mentre
capitalizza una piccola maggioranza per preparare la Lega alla conquista
della leadership del centro-destra e delle regioni Nord-Centrali”.
Situazione
diversa per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle. Secondo la banca
Usa, la forza politica potrebbe trarre giovamento da un ulteriore
periodo all’opposizione, tuttavia “Di Maio
non avrà una seconda chance
(non può essere ricandidato per la seconda volta). Così potrebbe essere
tentato dal formare un governo – si legge nell’analisi – Tuttavia,
dovrà spingere per una frattura all’interno Pd con l’obiettivo di
trovare i voti necessari a governare. E combinare con successo il
Movimento 5 Stelle con l’agenda dell’
ala sinistra del Pd per guidare il Paese potrebbe essere un
difficile esercizio visto il rapporto
debito/pil al 135%
con il 30% della popolazione che ha più di 60 anni. In ogni caso uno
scenario simile impiegherà mesi per svilupparsi e il Pd dovrà prima
maturare la frattura al suo interno”.
L’unica consolazione è che se davvero il Pd dovesse spaccarsi, secondo Citi, si metterebbero le basi per la costruzione di un
nuovo partito
capace di attrarre i moderati di Pd, Forza Italia e altri piccoli
partiti che rappresentano un terzo dell’elettorato. Per non parlare del
fatto che, nel frattempo, dalle ceneri di Renzi e Berlusconi potrebbe
nascere un nuovo leader. Non tutto il male, insomma, viene per nuocere.
Ma, al momento, per la banca una cosa è certa: “ I leader italiani sono
più focalizzati sul
lungo termine di quanto non lo siano gli investitori finanziari. E questa non è una buona notizia”. Di conseguenza Citi si attende una
performance deludente (underperform) per i titoli italiani.