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mercoledì 30 marzo 2016

Bce, economisti: “Invece che comprare bond dia i soldi direttamente ai cittadini o finanzi investimenti pubblici”

di | 29 marzo 2016 dal Fatto Quotidiano


Tutte le medicine hanno controindicazioni che aumentano con l’intensificarsi dei dosaggi e il prolungamento della cura. I programmi di “quantitative easing” varati dalle banche centrali per tentare di rimettere in salute economie debilitate non fanno eccezione. Acquistare titoli di Stato e bond societari per un ammontare fino a 80 miliardi di euro al mese come fa ora la Banca centrale europea ha il duplice effetto di aumentare la moneta in circolazione e sostenere i valori degli asset finanziari. Due elementi che dovrebbero spingere l’economia ma che vanno a favorire soprattutto le istituzioni finanziarie e le classi più abbienti accrescendo le diseguaglianze. In pratica si tratta di politiche monetarie regressive. Così, anche a fronte di risultati che tardano a farsi sentire, il malcontento verso le mosse di Francoforte aumenta. E’ in questo quadro che la scorsa settimana il movimento “Quantitative easing for the people” ha illustrato le sue tesi davanti al Parlamento europeo.
Il movimento ha sinora raccolto l’adesione di 65 tra economisti di università europee, commentatori e professionisti della finanza ed è sostenuto da 21 associazioni dei quasi tutti i paesi europei. La tesi è che nella sua forma attuale il programma di acquisto titoli provoca più danni e pericoli che vantaggi. In alternativa, suggeriscono i firmatari, i soldi dovrebbero essere iniettati direttamente nell’economia reale per finanziare ad esempio investimenti pubblici per infrastrutture “verdi” o per programmi di edilizia sociale. In senso un po’ provocatorio ma neppure troppo i promotori calcolano che se i fondi della Bce venissero versati direttamente alle famiglie ogni europeo riceverebbe un assegno mensile di 175 euro. In questo modo, secondo i promotori del movimento, gli effetti su crescita economica, consumi ed occupazione sarebbero decisamente più efficaci. Tra i nomi che sponsorizzano Qe for the people ci sono anche l’antropologo statunitense Dave Graeber, autore di un fortunato saggio sull’evoluzione del concetto di debito nella storia, e gli italiani Luca Ciarroca e Stefano Sylos Labini.
Il tema dei possibili guasti prodotti da politiche monetarie ultraespansive e acquisto di titoli da parte delle banche centrali non è nuovo. Basti pensare che già nel 2012 un insospettabile come l’allora capo economista del Fondo monetario internazionale e attuale presidente della banca centrale dell’India Raghuram Rajan affermò che questa era una via per “espropriare i risparmiatori responsabili a favore delle banche irresponsabili”. La banca centrale inglese, che ha condotto a sua volta un programma di quantitative easing, ha stimato che per effetto delle sue politiche la ricchezza delle famiglie inglesi è cresciuta di 600 miliardi di sterline, ossia 10 mila sterline per abitante se l’effetto fosse equamente distribuito. In realtà il 10% più ricco della popolazione possiede il 70% degli asset finanziari e quindi i benefici sono stati incamerati quasi esclusivamente da chi era già ricco o quantomeno benestante. Una leva che ha allargato ulteriormente il livello di diseguaglianza. Non esiste una stima analoga riferita all’intera zona euro, ma il meccanismo è analogo e verosimilmente le proporzioni non dovrebbero essere troppo differenti.
Tra gli altri punti deboli dei programmi di quantitative easing molti osservatori segnalano l’effetto distorsivo sull’allocazione delle risorse, lo spostamento verso investimenti rischiosi a cui è costretto chiunque sia in cerca di rendimenti (fondi pensioni e assicurazioni in primis) visto che prodotti come titoli di Stato o obbligazioni ad alto rating non offrono più nulla e naturalmente il pericolo di bolle speculative provocato dalla sovrabbondanza di liquidità, specie se protratta a lungo. Esistono anche effetti meno palpabili ma altrettanto pericolosi come la perdita di fiducia da parte dei mercati nelle capacità delle banche centrali di influenzare l’economia. L’aspetto psicologico è importante e difficile da gestire. E’ vero ad esempio che tassi sotto zero e sovrabbondanza di liquidità dovrebbero agevolare fortemente chi vuole investire. Eppure al contempo interventi così radicali trasmettono messaggi poco rassicuranti sulle prospettive economiche, disincentivando scommesse sul futuro. Sono fattori che hanno impatti negativi sull’economia e possono produrre effetti contrari rispetto a quelli che si vorrebbe ottenere.
Si crea quindi un circolo vizioso in cui l’assenza o l’insufficienza di risultati tangibili innesca la domanda di ulteriori stimoli. Tanto che alcuni economisti hanno coniato la formula “forever it takes” (è necessario per sempre, ndr) parafrasando il “whatever it takes” (tutto quello che è necessario, ndr) con cui nel 2012 Mario Draghi preannunciò nel 2012 l’avvio di una serie di misure a difesa e a sostegno dell’economia europea. Il presidente della Bce ha comunque sia meriti che alibi. Senza interventi di Francoforte, che da statuto ha anche il compito di difendere la stabilità finanziaria, è difficile dire se esisterebbe ancora una zona euro come oggi la conosciamo. La Bce sta di fatto supplendo anche alla mancanza di interventi che andrebbero decisi ed attuati dai governi. In questo le richieste di Qe for the people mancano forse il bersaglio. Più che chiedere alla banca centrale di agire in modo totalmente estraneo rispetto ai suoi canali tradizionali le pressioni andrebbero indirizzate a chi davvero ha la possibilità di orchestrare politiche redistributive e di sostegno diretto alla crescita economica.
di | 29 marzo 2016


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chiunque altro avesse detto cose del genere sarebbe subito stato bollato di retorica populista.... ma se a dirlo sono economisti?

mercoledì 16 ottobre 2013

un premio nobel ..... a difesa dei mercati

Una volta tanto voglio parlare per .... me; sfogarmi.
Sapete qual'è la mia impressione a proposito del nobel per l'economia, fra parentesi non istituito dal noto istituto ma dalla Banca di Stato svedese, del perchè l'abbiano dato a tre, quasi, sconosciuti econometristi?
Perchè l'ideologia, e quel che c'è dietro, del mercato come mano invisibile che si autoregola e regola tutto autonomamente grazie solo alla capacità degli operatori, che per seguire la propria avididtà, assumono comportamenti tendenti all'equilibrio è IN CRISI: crisi nera, di sistema e di fondamentali.
Vediamo:
  1. innanzitutto perchè gli operatori presenti sul mercato non partono da una posizione di parità e non sono mossi da intenti "autoregolatori" ma dal proprio profitto, quello degli azionisti che rappresentano, e dalla necessità di "fregare il proprio vicino" ... che siano Fondi, speculatori, Stati l'idea di base è sempre la stessa.... semplice spencerismo il più forte vince e gli altri soccombono
  2. questa crisi non è una crisi del debito pubblico ma di quello privato ossia di quelle banche, agenzie, fondi ecc. che hanno speculato su titoli di stato di paesi che, come ben noto nella comunità finanziaria, non erano con i conti a posto ma fondamentalmente è il debito privato a essere in sofferenza ma per un perverso rigiro di potere vogliono che siano gli stati a coprire il buco..... semplice, vero? La banca sbaglia ma il manager si stacca l'assegno milionario e il tutto è pagato agli stati: ohh si essendo beccati con le mani nella marmellata si coprono la testa di cenere e qualche agenzia chiude così come qualche manager viene licenziato.. ma un secondo dopo ricominciano a fare affari.
  3. per quanto riguarda gli stati... dipende da come fanno i compiti: se si prendono la cura di coprire le richieste delle proprie aziende allora sono fortissimi ma se non stanno al gioco allora ne pagano le conseguenze fino all'ultimo euro e poco conta se i popoli che hanno la sfortuna di farne parte usano il voto e il dissenso perchè il loro ceto dirigente, asservito com'è, non se ne cura e continua sulla strada decisa da altri e, anzi, mettono in costituzione norme che vincolano tutti a seguire le direttive di privati...... si proprio di privati.
  4. come se non bastasse il livello politico medio dei vari ceti dirigenti non è che sia proprio da .... nobel anzi è decisamente gente di spettacolo che a mandato a memoria la lezioncina e le attua sia perchè chi ne fa parte non saprebbe fare altro se non quello avendo i soldi di tutti a disposizione senza alcun vero obbligo e sia perchè con il sistema messo su interi ceti ristretti, composti da persone che non hanno più un appartenenza a un qualche stato ma si ritrovano insieme ad altri di altri stati per puro interesse personale e hanno tutto da perdere se le singole nazioni si rivoltano e cambiano strada; questi gruppi d'interesse si sono organizzati ed hanno preso nomi e creato organizzazioni (bilderberg, trilaterale, ecc.) create a difesa dei propri affari e interessi.....
il punto è: come si spezzano catene del genere? Quando hai tutto l'apparato militare-economico-mediatico schierato a difesa di una tale massa di interessi strettamente intrecciati fra loro, come ne puoi uscire?
In realtà il moloch, il leviatano o come volete chiamarlo, più grande e più ha piedi d'argilla... non può reggersi per sempre sull'inganno, il terrore, il "timor dei" dei puri di cuore e di mente e prima o poi crolla: il problema è il come ma, soprattutto, il quando....

ricorda per sempre il 5 novembre.....

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