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domenica 5 novembre 2017

Paradise Papers: investimenti off-shore.....

di | 5 novembre 2017  Il Fatto Quotidiano

Paradise Papers: investimenti off-shore anche per la Regina Elisabetta, George Soros, un ministro Usa, Bono e Madonna
La regina d’Inghilterra, il cantante degli U2 Bono Vox e Madonna. Ma anche il ministro al commercio di Trump e il finanziere George Soros. Sono solo alcuni dei nomi emersi dai Paradise Papers, tredici milioni di documenti riservati che hanno svelato investimenti in paradisi off-shore di migliaia di imprenditori di tutto il mondo, tra cui 120 politici.
I documenti sono stati ottenuti dal giornale tedesco Suddeutsche Zeitung che li ha condivisi con International Consortium of Investigative Journalists (Icij), il gruppo di giornalisti che aveva già lavorato ai Panama papers e per l’Italia rappresentata dal settimanale L’Espresso.
La Regina Elisabetta, a quanto si apprende, avrebbe investito grandi somme di denaro nelle Isole Cayman attraverso il Ducato di Lancaster: si parla di circa 10 milioni di sterline che la Regina ha investito in paradisi fiscali. La sovrana, contattata dal consorzio che ha coordinato l’inchiesta, ha risposto che paga comunque le tasse.
di | 5 novembre 2017

martedì 5 aprile 2016

Scattano le prime indagini L’Agenzia delle entrate a caccia dei nomi italiani (FILIPPO SANTELLI)

05/04/2016 di triskel182
In Islanda manifestazioni di piazza contro il governo Putin contrattacca: “E’ solo una montatura della Cia”.
ROMA – Le prime indagini dei governi, dall’Australia all’Europa, con l’Agenzia delle Entrate pronta ad acquisire i nomi dei cittadini italiani coinvolti. L’Islanda che scende in piazza contro il premier Gunnlaugsson. Putin che grida al complotto occidentale. Una raffica di smentite (Montezemolo), minacce di querela (Leo Messi), imbarazzati “no comment” (David Cameron). È un’onda d’urto che si allarga e aumenta di intensità quella dei Panama Papers, il giorno dopo la diffusione degli 11,5 milioni di file dello studio legale Mossack Fonseca.

La boutique fiscale al centro di una giungla di società offshore, scatole cinesi e prestanome, con fronde nei paradisi fiscali ma radici ai quattro angoli del globo, e legami con politici di ogni regime e colore. Pratiche non sempre illegali, ma che secondo il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij) che le ha analizzate, potrebbero nascondere episodi di elusione, evasione fiscale o riciclaggio.
MESSI: “A MIA INSAPUTA”
Ne sono convinte anche le autorità di mezzo mondo. Le prime a muoversi ieri sono state quelle australiane, seguite poi da India, Stati Uniti, Israele e da diversi governi europei. La Svezia ha chiesto al Lussemburgo notizie sull’attività di Nordea, prima banca del Paese, la cui filiale locale avrebbe facilitato l’evasione fiscale dei clienti. Dopo le parole del presidente François Hollande, «tutte le informazioni daranno luogo a inchieste», la procura nazionale francese ha aperto un’indagine preliminare per frode fiscale aggravata. Le autorità tributarie inglese e olandese hanno chiesto all’Icij l’intero database di dati. E nella stessa direzione si sta muovendo anche l’Agenzia delle Entrate italiana, che in queste ore sta mettendo a punto le strategie per ottenere i documenti e attivare le relative indagini. In Spagna sono al lavoro sia la Procura nazionale che il Tesoro, per analizzare le denunce dei redditi dei cittadini che compaiono nei documenti dell’inchiesta. Compresa quella di Leo Messi, che nel 2013, dopo l’accusa di frode fiscale, avrebbe acquisito una società a Panama, la Mega Stars Enterprises, girando lì i proventi dei suoi diritti di immagine: «Esiste, ma non per fini fiscali», ha risposto il calciatore, annunciando querele. «Io non guardo, firmo quello che papà mi dice di firmare ». Il governo panamense, intanto, si è detto «pronto a cooperare ».
DIFESA E CONTRATTACCO
In attesa di quelli giudiziari però, i primi verdetti saranno politici. Giovedì il parlamento islandese voterà la mozione di sfiducia promossa dalle opposizioni contro il premier Sigmundur David Gunnlaugsson, che insieme alla moglie controllava fino al 2009 una società offshore mai dichiarata, la Wintris delle Isole Vergini, che vantava dei crediti nei confronti delle maggiori banche del Paese, nazionalizzate dopo la crisi finanziaria. «Non mi dimetto per questo», ha dichiarato ieri, dopo che venti giorni fa, a domanda sul tema, aveva abbandonato lo studio dell’emittente Svt. Migliaia di persone si sono radunate nel centro di Reykjavik, proprio come ai tempi del collasso del sistema creditizio, per chiedergli di lasciare. Nessuna protesta invece in Russia, dove i media hanno silenziato le rivelazioni sulla rete di società offshore da 2 miliardi di dollari riconducibile, secondo il Guardian, a Putin in persona. «Montature della Cia per destabilizzare il Paese», ha replicato il Cremlino, parlando di «Putinofobia» dell’Occidente. Mentre il blogger anti corruzione Alexei Navalny ha annunciato di voler promuovere «azioni legali concrete» contro il presidente.
DALL’UCRAINA AL MESSICO
Sono 140 i politici coinvolti nell’inchiesta, in 50 Paesi. Il presidente ucraino, il filo occidentale Petro Poroshenko, accusato di aver creato una società offshore alle Isole Vergini evadendo milioni di dollari di tasse, si è difeso dicendo di aver abbandonato la gestione diretta dei propri affari dopo essere stato eletto, nel 2014. Ma proprio su di lui il quotidiano russo Novaia Gazeta ha annunciato nuove rivelazioni, mentre le opposizioni chiedono una procedura di impeachment. Negano illegalità anche il presidente argentino Mauricio Macri (una società alle Bahamas) e quello messicano Enrique Pena Nieto. Mentre la liquida, o almeno ha tentato di farlo, come «una questione privata» il portavoce del premier inglese David Cameron, coinvolto per le società offshore del padre finanziere Ian, deceduto nel 2010. Regolarmente denunciate, conferma la Ue, le attività nei paradisi fiscali della moglie del Commissario all’Ambiente Miguel Arias Canete.
IMPRESE IN LISTA NERA
Smentite arrivano anche dall’Italia. Il presidente di Alitalia Luca Cordero di Montezemolo ha negato di possedere società offshore e il pilota Jarno Trulli ha spiegato che Baker Street, sede alle Seychelles, è regolarmente registrata.
Articolo intero su La Repubblica del 05/04/2016.



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insomma, a voler fare a tutti i costi ... è un complotto secondo molti, tutto normale secondo altri e non se ne parla secondo alcuni!!! Tutto come prima visto che gli Stati hanno le armi spuntate e chi li guida per primo nasconde qualcosa?

lunedì 4 aprile 2016

Panama papers: un altro vaso di pandora

diamo i numeri?
  • 800 italiani coinvolti.
  • anni dell'indagine dal 1977 al 2015 pari a 38 anni.
  • 150 capi di stato, politici, ecc. coinvolti.
  • 21 paradisi fiscali.
  • 511 banche coinvolte.
  • 14153 intermidari finanziari coinvolti con lo studio panamense.
  • 204 paesi di provenienza.
  • 215000 fondazioni, trust, società.
  • 2,6 terabyte di dati.
  • 11.500.000
questi sono i freddi numeri che l' ICJI ha pubblicato nel suo report che ha scoperchiato l'ennesimo vaso di pandora: come se non bastassero Wikileaks, la lista Falciani (1 e 2), ecc. a metterli sulla graticola e la gogna pubblica!! Ma cosa deve fare un poveraccio che vuole portare all'estero i propri soldi senza pagare dazio?
Sia chiaro: può darsi che non tutte sia frutto di evasione/elusione ma non si può non pensare che almeno per i personaggi pubblici dovrebbero davvero essere almeno trasparenti: per esempio pensate al politico islandese il cui nome è uscito nella lista: da un lato trattava con le grandi banche per tenerle fuori dalla restituzione del debito residuo e dall'altro era partecipe di una società di titoli che, se fossero passate certe norme, gli avrebbe fatto perdere bei soldi... no, così non va, vero? Sapere che persone portano fuori all'estero somme sottratte alle tasse la trovo una cosa moralmente odiosa soprattutto se a farlo sono politici, imprenditori insomma personaggi cosiddetti pubblici e che magari in tv pontificano su moralità, bene comune ecc. e impongono o propongono riforme che levano letteralmente futuro ai nostri figli e ricchezza dalle nostre tasche... no così non va!!!

domenica 14 aprile 2013

ecco come funziona il sistema...

Quando furono firmati gli accordi che portarono all'apertura dei mercati mondiali, in particolare quelli finanziari, i politici, anche quelli maggiormente scafati e avvezzi al mitico "pelo sullo stomaco", non potevano nemmeno immaginare cosa sarebbe diventata la finanza e quali parti dell'animo umano si poteva scatenare: non credo che ne avessero un idea ben precisa e (anche se pensavano che potevano gestire e, magari, sfruttare direttamente arricchendosi e mandando all'estero i proventi fatti, più o meno lecitamente) quali conseguenze ci sarebbero state non solo per i paesi che si trovavano a gestire ma pure per quei principi etici che sono la base di quei valori condivisi che fanno di una società ... una società giusta, e una equa ripartizione della ricchezza: attenzione non sto sostenendo che tutti devono potersi arricchire a sbafo ma semplicemente che chi ne ha le capacità e la fortuna di farlo con il proprio lavoro e le proprie capacità; invece con la firma per l'apertura dei mercati l'unica cosa che è cresciuta è la propensione ad evadere l'obbligo, costituzionalmente sancito in tuttti i paesi, di pagare le tasse con la conseguenza che se è vero che, a seconda delle legislazioni e della capacità di funzionamento e repressione del fenomeno da paese a paese, si facevano danni enormi all'economia è anche vero che il sistema cresciuto ha fatto la fortuna di isolette e staterelli che vedono diventare gonfie le casse delle banche aperte in esse ed evitare di dover chiedere "aiuto" ai vari organi internazionali preposti allo scopo; ma soprattutto veniva a rompersi quel patto, quel contratto sociale che è alla base degli stati moderni.... ora il punto é: come si recuperano 32 mila miliardi di $ alle casse asfittiche dei vari paesi di provenienza, soprattutto di quelli che non hanno agito per arginare il fenomeno anzi in paesi come il nostro hanno eletto ceti dirigenti che spesso hanno esaltato il non pagare le tasse se ritenute "troppe e troppo onerose (non si sa in base a quali criteri)? E, soprattutto, restringendo la base contributiva il peso delle tasse imposte dagli Stati non veniva a gravare su chi non poteva, o non ci riusciva, evadere e vedeva per questa via restringersi il proprio potere d'acquisto (in nome dell'affama la bestia-Stato) e quindi la possibilità che possa creare programmi contro la povertà e la disoccupazione? Ma c'è un altro aspetto che pochi indagano: il ceto dirigente venuto su in questi anni appartiene, ideologicamente parlando, (e in quasi tutti i paesi avanzati e non) a quella corrente, che da 20 anni va per la maggiore, che  convinta che qualunque cosa possa accadere il mercato la può affrontar e risolvere perchè nel mercato vi sono gli "attori giusti" per affrontare e risolverli.... c'è un ma: in teoria sarebbe così mentre nella realtà il profluvio di informazioni è accessibile a chi se lo può permettere e basta e a volte nemmeno a loro come nel caso degli Stati se hanno personale politico che tifa per il nemico o è addiritura evasore. Ben si vede, quindi, come tutto sembra complottare, si fa per dire usando un eufemismo, contro chi dovrebbe fare il proprio dovere e cercare e punire chi fa il furbo: a volte si trova a lottare anche contro l'istituzione che rappresenta come accaduto più volte in italia dove servitori dello stato che c'hanno provato o sono morti, spesso tragicamente, o sono stati costretti a dimettersi e fare altro.. ebbene il messaggio che passa è: arricchitevi come potete, tutto qui. Non è un caso che i pezzi grossi dell'economia (industriali, finanzieri, politici, banchieri) aderivano a frotte alle nuove regole: perchè mai avrebbero dovuto preoccuparsi e perdere fior di finanziatori delle campagne politiche? E perchè mai industriali, banchieri, ecc. dovrebbero reinvestire i proventi nelle proprie atività visto che li possono mandare nei fondi "esteri" tramite controllate se non addirittura estero su estero e in nero? E i CEO delle aziende perchè mai dovrebbero rinunciare, anche quando sono licenziati, a fior di milioni di euro che loro ricevono sia che le cose vadano bene o che vadano male? Scherzate? Mica siam a sbiancare i giaguari qui, no?
Ben vengano le liste falciani o gli offshore leaks  ad alzare il velo di ipocrisia che è stato delicatamente messo circa 30 anni fa?
E cosa dire delle banche che "promuovono" offerte ai loro clienti migliori (...) per gestire, spostare, nascondere i loro soldi togliendoli dai riflettori degli Stati di appartenenza?
Almeno sappiamo chi sono e cosa fanno e, soprattutto, sappiamo per chi votano.....

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