.. allora questo come lo chiamiamo calcio? Ragazzotti straricchi che scommettono e fanno combine con personaggi "poco chiari" della malavita; scommesse contro le proprie squadre; accordi fra società e giocatori per perdere e con un certo punteggio.. e si potrebbe continuare all'infinito o almeno per tutta la toria del calcio dal dopoguerra ad oggi: un tumore é cresciuto in questi anni e ora é conclamato, tutto alla luce del sole e pure giustificato..... anzi le tesi giustificatorie si sovrappongono e si giustificano reciprocamente e i media ci mettono pure lo zampino con i loro revisionismi: eppure nonostante tutte le indagini tutto continua come prima.. anzi l'idea che passa fra la gente é la seguente: ruba la politica perché non il calcio.. quello che conta é rincretinirsi davanti alla tv, a pagamento, per poi il lunedì commentare facendo finta di non sapere che é il tutto é talmente marcio che solo la loro voglia di "crederci" a tutti i costi lo tiene su; devo dire che, forse, questa voglia di evasione a tutti i costi dalla realtà può trovare una sua giustificazione nella voglia di "non" pensare a nulla almeno la domenica, ma é corretto verso la società questo comportamento "evasivo"? non gli si ritorce contro quando, esauriti tutti gli argomenti, sbattono il muso contro la realtà? E qual'é questa realtà?
con la riforma della pensioni in ultima versione chi ha ora un reddito inferiore ai 40 mila euro avrà, con l'ennesimo aggiornamento dei tassi di conversione, avrà un assegno mensile pensionistico pari alla metà dello stipendio mensile (1400 euri di pensione = 700 euri di pensione, lordi naturalmente);
con la riforma del lavoro l'unico risultato che ci sarà che si potrà essere licenziati, senza troppo sforzo, per motivi "economici" o meno e in alcuni casi senza reintegro (sia nel pubblico che nel privato);
con la spending review sanità, scuola, università, ricerca e lavoro pubblico saranno tagliati, con l'accordo sottobanco dei sindacati;
con gli stipendi fermi al 2009 siamo competitivi più dei cinesi ma non basta..... serve pure essere pronti a morire sotto i crolli dei capannoni costruiti, naturalmente su autocertificazione, a "regola d'arte", per tacere delle morti bianche giornaliere;
il monte delle tasse, ormai insopportabile, non serve a una accumulazione di risorse ma a ripagare i buchi delle banche ... che non avessero a soffrirne mentendo sul fatto che nel nostro paese anche se una banca fallisse per legge ci sono sempre riserve per ogni singolo conto corrente e deposito;
la disoccupazione continua ad aumentare non certo spaventata dai proclami del Governo che lavora per "il bene" dei giovani e dei lavoratori perché solo facendosi licenziare ci si può far assumere...
... su una cosa Monti ha ragione (ma deve sperare però che non accada): il calcio andrebbe chiuso. Sono d'accordo: aprire il corpo malato, estirpare il cancro, curare le conseguenze e .... ricominciare dal basso con regole ferree e leggi ad hoc; mi chiedo, però: questo, come i precedenti governi, é davvero autorevole per poter fare pulizia anche mettendosi contro tifoserie inferocite dal pessimo risveglio del sonno domenicale? Io credo di no, eppure se ne vogliano uscire, anche au questo tema, questa é la strada, sennò anche qui dobbiamo rassegnarci..... al parlottio del lunedì mattina sulle partite facendo finta di non sapere che erano truccate, vendute, ecc. .. continuiamo così, ce lo meritiamo! Come ci meritiamo lo schiaffo del 2 giugno imposto per riaffermare un alterità stautale che solo chi vive sugli erti colli pensa esista ancora..... anch'egli nell'illusione di vivere sopra un simbolo ormai vuoto e senza senso: perché in questo paese può accadere di tutto e di più, basta che ci sia la partita di pallone.....
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
venerdì 1 giugno 2012
giovedì 31 maggio 2012
macerie .... e champagne
pubblico qui l'editoriale di Furio colombo oggi pubblicato sul Fatto Quotidiano che io ho ripreso sul blog DK53NEWS.
Le sfilate no (di Furio Colombo)
Comincerò con un ringraziamento agli Uffici del Quirinale per le spiegazioni e i chiarimenti gentilmente ricevuti. Concluderò con una esortazione convinta e appassionata: il 2 giugno la parata no. Cerco di essere chiaro. Quando, nella rubrica delle
lettere di questo giornale, rispondendo a un lettore, ho detto che la celebrazione di una parata militare non avrebbe potuto rappresentare lo stato d’animo di questo Paese troppo provato, troppo colpito, voci autorevoli della Presidenza della Repubblica hanno chiesto di distinguere fra costo ed evento. Il costo, hanno detto, era stato ridotto al minimo. Per esempio, le Frecce tricolori passeranno una sola volta sopra il Monumento al Milite Ignoto.
Ma il simbolo – i soldati italiani che sfilano per rendere omaggio alle vittime del terrorismo e alle missioni italiane nel mondo – “non può essere cancellato”. Precisando: “In caso di necessità, sarebbe l’ultima cosa da fare”. Credo di parlare a nome di molti cittadini italiani, e delle tantissime voci che si raccolgono in rete, se dico: È proprio il simbolo che conta. Il Presidente sta con i cittadini colpiti, spaventati, confusi, che sono abituati a conoscerlo e riconoscerlo, sia nelle situazioni di festa che nei momenti in cui cercano fiducia. Alcuni cittadini italiani e alcuni cittadini immigrati sono morti, in questi giorni e in queste notti, mentre lavoravano in fabbriche già danneggiate, dunque rischiando, consapevoli di quel che vale il lavoro italiano nella situazione di crisi grave che stiamo vivendo. Non saranno le Frecce tricolori a rincuorare le famiglie abbandonate senza casa e senza la persona cara che lavora e sostiene.
Il senso di ciò che dico è che se in certi momenti della Storia sono i soldati a rappresentare un Paese (o così innegabilmente è accaduto, ed è giusto ricordarlo) in altri momenti sono coloro che lavorano, sono operai e tecnici e piccoli imprenditori che, con il lavoro, provvedono a difendere sia l’immagine sia l’economia del Paese.
È a essi che va dedicato il 2 giugno, certamente questo 2 giugno. Non stiamo togliendo una festa ai soldati. La Repubblica è tutti, e questa volta i suoi eroi sono sotto le macerie di un terremoto.
Furio Colombo - 31 maggio 2012 -
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf
Come non condividerla? E mentre a spron battuto approvano riforme e controriforme su tutto (tranne che sul DDL sulla corruzione dove il governo le prende per l'ennesima volta), non si placa il dibattito sulla sfilata da fare o meno il 2 giugno. In tutta la rete la pressione non si ferma: da twitter ai blog ovunque si discute se farla o meno e gli appelli non si fermano (oggi anche Franca Rame e Dario Fo). Ma perché questo impuntarsi da parte del Capo dello Stato? E poi, pur volendo fare a tutti i costi una sobrissima sfilata di uniformi in erezione ..... il party al Quirinale, é proprio necessario? Quanto costa?
... e se gli italiani boicottassero la sfilata disertando i fori imperiali? Non sarebbe peggio per il simbolismo italico cui sembra tenere tantissimo il Capo dello Stato se avvenisse una cosa del genere? E perché non far sfilare, insieme ai militari presenti in rappresentanza, anche le rappresentanze degli operai emiliani in primis e delle altre regioni, in secundis, con particolare attenzione a quelle rappresentanze che hanno avuto morti bianche fra le loro fila? Questo sarebbe un interessante 2 giugno, non crede Presidente Napolitano?
E se, caro Presidente Napolitano, detto con tutto il rispetto per la funzione che presidia, proprio vuole un precedente storico le ricorderei che Arnaldo Forlani nel 1976, dopo il terremoto violentissimo del Friuli decise di farne di nulla del 2 giugno preferendo un sobrio silenzio per questo giorno? Proprio Forlani, già ... colui che rappresentava il potere democrastiano per eccellenza cui Lei si opponeva allora fermamente, fu proprio lui che, molto opportunamente, decise che la sfilata del 2 giugno non s'avesse da fare. E' un esempio pregnante o no?
... e a proposito anche a servizio pubblico Travaglio ne parla: fa bene al simbolismo patrio tutto questo bailamme politico?
Le sfilate no (di Furio Colombo)
Comincerò con un ringraziamento agli Uffici del Quirinale per le spiegazioni e i chiarimenti gentilmente ricevuti. Concluderò con una esortazione convinta e appassionata: il 2 giugno la parata no. Cerco di essere chiaro. Quando, nella rubrica delle
lettere di questo giornale, rispondendo a un lettore, ho detto che la celebrazione di una parata militare non avrebbe potuto rappresentare lo stato d’animo di questo Paese troppo provato, troppo colpito, voci autorevoli della Presidenza della Repubblica hanno chiesto di distinguere fra costo ed evento. Il costo, hanno detto, era stato ridotto al minimo. Per esempio, le Frecce tricolori passeranno una sola volta sopra il Monumento al Milite Ignoto.
Ma il simbolo – i soldati italiani che sfilano per rendere omaggio alle vittime del terrorismo e alle missioni italiane nel mondo – “non può essere cancellato”. Precisando: “In caso di necessità, sarebbe l’ultima cosa da fare”. Credo di parlare a nome di molti cittadini italiani, e delle tantissime voci che si raccolgono in rete, se dico: È proprio il simbolo che conta. Il Presidente sta con i cittadini colpiti, spaventati, confusi, che sono abituati a conoscerlo e riconoscerlo, sia nelle situazioni di festa che nei momenti in cui cercano fiducia. Alcuni cittadini italiani e alcuni cittadini immigrati sono morti, in questi giorni e in queste notti, mentre lavoravano in fabbriche già danneggiate, dunque rischiando, consapevoli di quel che vale il lavoro italiano nella situazione di crisi grave che stiamo vivendo. Non saranno le Frecce tricolori a rincuorare le famiglie abbandonate senza casa e senza la persona cara che lavora e sostiene.
Il senso di ciò che dico è che se in certi momenti della Storia sono i soldati a rappresentare un Paese (o così innegabilmente è accaduto, ed è giusto ricordarlo) in altri momenti sono coloro che lavorano, sono operai e tecnici e piccoli imprenditori che, con il lavoro, provvedono a difendere sia l’immagine sia l’economia del Paese.
È a essi che va dedicato il 2 giugno, certamente questo 2 giugno. Non stiamo togliendo una festa ai soldati. La Repubblica è tutti, e questa volta i suoi eroi sono sotto le macerie di un terremoto.
Furio Colombo - 31 maggio 2012 -
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf
Come non condividerla? E mentre a spron battuto approvano riforme e controriforme su tutto (tranne che sul DDL sulla corruzione dove il governo le prende per l'ennesima volta), non si placa il dibattito sulla sfilata da fare o meno il 2 giugno. In tutta la rete la pressione non si ferma: da twitter ai blog ovunque si discute se farla o meno e gli appelli non si fermano (oggi anche Franca Rame e Dario Fo). Ma perché questo impuntarsi da parte del Capo dello Stato? E poi, pur volendo fare a tutti i costi una sobrissima sfilata di uniformi in erezione ..... il party al Quirinale, é proprio necessario? Quanto costa?
... e se gli italiani boicottassero la sfilata disertando i fori imperiali? Non sarebbe peggio per il simbolismo italico cui sembra tenere tantissimo il Capo dello Stato se avvenisse una cosa del genere? E perché non far sfilare, insieme ai militari presenti in rappresentanza, anche le rappresentanze degli operai emiliani in primis e delle altre regioni, in secundis, con particolare attenzione a quelle rappresentanze che hanno avuto morti bianche fra le loro fila? Questo sarebbe un interessante 2 giugno, non crede Presidente Napolitano?
E se, caro Presidente Napolitano, detto con tutto il rispetto per la funzione che presidia, proprio vuole un precedente storico le ricorderei che Arnaldo Forlani nel 1976, dopo il terremoto violentissimo del Friuli decise di farne di nulla del 2 giugno preferendo un sobrio silenzio per questo giorno? Proprio Forlani, già ... colui che rappresentava il potere democrastiano per eccellenza cui Lei si opponeva allora fermamente, fu proprio lui che, molto opportunamente, decise che la sfilata del 2 giugno non s'avesse da fare. E' un esempio pregnante o no?
... e a proposito anche a servizio pubblico Travaglio ne parla: fa bene al simbolismo patrio tutto questo bailamme politico?
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